Roma, 5 novembre 2010 – Oggi è venerdì e ritorno a casa dopo una intensa settimana di lavoro, impegnativa ma anche divertente. Alla fermata di via Cernaia arriva dopo la solita attesa il bus numero 60, stracolmo com’è normale a Roma di venerdì pomeriggio. Salgo con fatica e mi faccio largo tra la ressa, sperando che non ci sia troppo traffico: devo raggiungere mio figlio Filippo a casa di amici, e sono in ritardo.
Dopo un po’ si libera un posto e mi siedo. “Meno male, penso, almeno respirerò un poco”. Mi godo l’idea del fine settimana e della compagnia di Filippo; comincio a rilassarmi ed a pensare che il venerdì stia finendo insolitamente bene. Purtroppo, però, il giorno non è ancora finito e mi riserva una sorpresa non troppo gradita. In effetti sto per essere testimone di un episodio di razzismo che mi ha procurato oltre che ribrezzo, anche una sensazione di frustrazione ed impotenza. Attori dell’episodio: la vittima un ragazzo immigrato, seduto tranquillamente in uno dei posti liberi; aggressore: un energumeno esaltato che si è messo ad ingiuriare e minacciare il passeggero straniero colpevole, a suo dire, di non aver ceduto il posto ad una signora anziana che portava alcune buste della spesa.
“L’esaltato” , che stava seduto vicino a questo ragazzo, si è prontamente alzato per cedere il posto e gli si è seduto davanti. Da quell’istante è iniziata una violenta aggressione, condita da epiteti pesanti, tra cui “parassita”, rubi il lavoro a noi italiani, lavati che sei zozzo, ecc.
Il ragazzo straniero ha risposto pacatamente di essere in regola, di lavorare e di avere un ottimo rapporto con il suo datore di lavoro, che gli voleva bene; e che era stimato da molti altri italiani. Non capiva per quale ragione ce l’avesse con lui: la signora non l’aveva proprio vista e comunque non era l’unico a non essersi alzato.
“L’esaltato”, vestito con un bomber nero, capelli rasati ed occhi invasati, ha continuato con gli insulti, muovendo le mani in modo minaccioso e pronto ad aggredire fisicamente il malcapitato. Io ho fatto solo segno al ragazzo di non rispondere e cercavo appoggio dagli altri passeggeri, ma nessuno mi dato un benché minimo segnale di solidarietà. Anzi c’era chi leggeva, chi guardava altrove, chi ha continuato a chiacchierare… come se non stesse succedendo nulla. La cosa è continuata così per gran parte del tragitto, con il povero straniero costretto a subire gli insulti e cercando di non reagire.
Arrivati al capolinea, il ragazzo che durante tutto il viaggio non ha fatto altro che guardare fuori dal finestrino…non si è alzato per scendere, per timore di rimanere solo con il passeggero violento. L’altro, vedendo che nemmeno io mi muovevo, alla fine si è alzato continuando con le ingiurie e le minacce. Alla fine, con grande mio sollievo se ne è andato. Io e l’immigrato siamo scesi al capolinea. Lui mi ha ringraziato: l’unica cosa che ho potuto dire… era che poteva chiamare i carabinieri e denunciare un soggetto simile… che esiste una legge che punisce le discriminazioni e che anche un immigrato poteva tranquillamente far valere i suoi diritti.
A mio figlio ho insegnato che non esistono bianchi gialli e neri… esistono uomini e donne con i loro difetti e pregi… che bisogna aiutare sempre chi è più debole ed indifeso, non voltare mai le spalle a nessunoma farlo eventualmente solo a chi è così ignorante da non andare oltre il proprio naso.
F.B.