Brescia, 10 novembre 2010 - Viene discussa mercoledì, in Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei deputati l'interrogazione sulla situazione dei migranti di via San Faustino presentata dai due deputati bresciani del Pd Pierangelo Ferrari e Paolo Corsini ( leggi qui).
Il Pd, infatti, grazie all’interessamento di Corsini e Ferrari, ha chiesto al ministro degli Interni Roberto Maroni una sospensione delle pratiche destinate al rigetto o considerate inammissibili per "poter prendere tempo e riflettere sulla legislazione in materia".
Il nucleo del problema, secondo gli onorevoli bresciani, risiede nella circolare ministeriale prodotta a marzo di quest’anno, la cosiddetta “circolare Manganelli”, che dà una interpretazione fortemente restrittiva della sanatoria organizzata nel 2009.
Nell'interrogazione viene chiesto al ministro Maroni di mettere ordine nella “caotica e iniqua situazione” e “individuare un percorso che porti al rilascio di un permesso di soggiorno per “attesa di occupazione” per tutti coloro che hanno presentato domanda di emersione laddove, ovviamente, non si ravvisino cause ostative”.
La cosiddetta “circolare Manganelli” del marzo 2010 esclude dalla possibilità di regolarizzazione i soggetti condannati per l'inottemperanza all'ordine di espulsione. I Tar di diverse Regioni (Puglia, Emilia Romagna, Veneto) hanno, a loro volta, dato interpretazioni diverse e si è creata una sorta di “regionalizzazione” dei ricorsi, accolti o rigettati a seconda della residenza e del momento in cui è stata esaminata la domanda.
Il procuratore capo di Verona, inoltre, secondo quanto previsto dall’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione, ha dato il via al permesso di “protezione sociale” per le persone vittime di “sfruttamento lavorativo” e la direttiva europea 2009/52 (non recepita dal Governo italiano) ha introdotto norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi irregolarmente soggiornanti.
Dal 2008, in Italia, non è più stato emanato il cosiddetto “decreto flussi” con la conseguenza che le file dei lavoratori in nero si sono ingrossate insieme anche all’evasione fiscale prodotta dai datori di lavoro.
Resta da vedere quale sarà il responso del ministro dell’Interno in merito alle richieste degli onorevoli bresciani. I migranti, sopra e sotto la gru e, insieme con loro, Brescia attendono una risposta.