Primo maggio 2010
Roma, 17 marzo 2010 - Anche quest'anno, il primo maggio, Cgil, Cisl e Uil scenderanno in piazza insieme, ma con una prima novità sull'evento, ovvero la location. La manifestazione centrale, infatti, si terrà a Rosarno, la cittadina al centro della Piana di Gioia Tauro, testimone nei primi giorni di gennaio di gravi contrapposizioni tra immigrati e abitanti della cittadina, in un pericoloso clima di rottura della solidarietà e della convivenza civile. La scelta delle tre confederazioni, ovviamente, non è casuale poiché la ricorrenza del primo maggio, per quest'anno sarà incentrata, oltre che sui tradizionali temi del lavoro e dello sviluppo economico, anche su quelli del fenomeno migratorio e dell'urgenza di politiche vere di integrazione, cogliendo l'occasione per rilanciare da Rosarno il tema del lavoro in stretto collegamento con quelli della legalità e dell'accoglienza degli immigrati. “La scelta di Rosarno come focus centrale della Festa del Lavoro, rileva Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL, viene dalla necessità di dare, da parte sindacale, un segnale forte in materia di governance migratoria, di necessità di una concreta politica di integrazione e di armonizzazione della convivenza civile in una società sempre più multi etnica, ma in cui l’immigrazione è stata finora soprattutto subita”. “Non è un mistero, aggiunge Loy, che la maggior parte degli immigrati sia entrata in Italia in forma irregolare, questo soprattutto a causa di una inadeguata legislazione in materia migratoria che ha alla base una filosofia di contenimento, o addirittura rifiuto dei flussi migratori in arrivo”. “Penso naturalmente, soprattutto, al pacchetto sicurezza ed al reato di immigrazione clandestina, che come UIL non condividiamo in quanto ispirato ad una logica di rigetto, piuttosto che di comprensione e governo del fenomeno migratorio”. Per la UIL, l’incapacità in questi anni dei vari Esecutivi di regolare una pressione così tumultuosa, aggiunta alla crisi economica ed occupazionale che l’Italia vive, sono aspetti alla base di molti dei comportamenti di insofferenza mostrati dagli italiani, negli ultimi mesi, nei confronti dei cittadini stranieri”. “Nel caso di Rosarno, sottolinea Loy, ci sono altre cause di carattere locale, legate alla profonda crisi in cui vive il settore agricolo in quelle aree; una situazione che ha portato molte aziende a chiudere i battenti, in quanto la raccolta delle arance e delle olive non è più economicamente conveniente. Ci sono poi casi gravi di sfruttamento della manodopera, straniera come italiana, su cui sono mancati adeguati controlli. Una situazione del genere – di forte tensione economica e sociale – è una bomba ad orologeria che va disattivata, altrimenti prima o poi esploderà”. In questo senso la decisione del sindacato di festeggiare il primo maggio a Rosarno vuole rappresentare, insieme, un atto di solidarietà verso i cittadini rosarnesi ed i cittadini immigrati, ma anche una chiamata di responsabilità verso il Governo e le autorità di controllo, perchè non abbassino la guardia sul rischio di fratture sociali, specie in un’area in cui la presenza della criminalità organizzata, può portare a situazioni di grave violazione dei diritti fondamentali della persona”.