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"Permesso a chi denuncia il datore di lavoro"

Nel disegno di legge comunitaria una “regolarizzazione permanente”. Il testo in Senato

Roma, 28 gennaio 2010 - Un permesso di soggiorno a chi denuncia il datore di lavoro e la possibilità per quest’ ultimo di autodenunciarsi, evitando  le sanzioni e garantendo comunque la regolarizzazione del lavoratore. Sono  due dei passaggi più importanti per gli stranieri in Italia del disegno di legge comunitaria all’esame del Senato.

Ogni anno, con la legge comunitaria, il parlamento incarica il governo di mettersi al passo con le direttive dell’Unione Europa. In questo caso, l’esecutivo dovrebbe emanare dei decreti legislativi che recepiscano la direttiva sulle sanzioni per chi dà lavoro a cittadini stranieri irregolari, in vigore dallo scorso luglio.

Quella direttiva prevede che solo nei casi più gravi di sfruttamento i lavoratori  stranieri possano avere un permesso di soggiorno, tra l’altro legato alla durata del processo contro gli sfruttatori. Il testo all’esame del Senato è invece di più ampio respiro, perché prevede che“ a seguito della avvenuta comunicazione alle autorità competenti della propria condizione di irregolare, venga concesso un permesso di soggiorno temporaneo per ricerca di lavoro, trascorso il quale si potrà procedere ad espulsione”.

E i datori di lavoro? Potrebbero invece evitare le sanzioni se scelgono di “autodenunciarsi” e sono “disposti a regolarizzare la posizione dei lavoratori impiegati clandestinamente, nonché a corrispondere loro le retribuzioni e i contributi arretrati che sarebbero stati dovuti in caso di assunzione regolare”. Se il disegno di legge comunitaria venisse approvato così com’è, si potrebbe quindi instaurare una sorta di regolarizzazione permanente.

Già oggi, nei casi più gravi di sfruttamento (come molti episodio di caporalato nei campi) ai cittadini stranieri può essere concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari al pari delle donne strappate al mercato della prostituzione. La norma all’esame del Senato avrebbe però un’applicazione più vasta e sistematica, a patto che il governo voglia recepirla così com’è, senza porre ulteriori paletti.

Elvio Pasca

>> Il testo dell’articolo all’esame del Senato

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