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Immigrazione

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Un pensionato milanese racconta l’odissea nella burocrazia per la domanda di assunzione della badante per la madre. Domanda nell’ambito del decreto flussi, 14 marzo 2006

Una pratica inoltrata da 16 mesi e scomparsa da 8

di Gabriele Bonincontro da Metropoli-Repubblica

Roma, 1 luglio 2007 - Ho imparato a voler bene a questa signora, che si prende cura di mia madre come una persona di famiglia, ma ora non so più realmente cosa fare. Non ho più risposte da mesi e la mia domanda di assunzione si è come volatilizzata". Non c'è asprezza o rabbia nelle parole del signor Alberto, c'è piuttosto la rassegnazione di un cittadino onesto che ha fatto tutto secondo le regole per assumere una badante per la madre, anziana e non autosufficiente, ma che si è scontrato con la burocrazia e non riesce a venirne fuori. "Così viviamo tutti nell'illegalità -- commenta con amarezza -- io che faccio lavorare e ospito in casa una donna che non ha il permesso di soggiorno, e lei che è clandestina e, come tanti immigrati, non sa più dove sbattere la testa". Il signor Alberto vive a Milano, è pensionato, ed è l'unico a potersi occupare della madre, sofferente del morbo di Alzheimer, che abita in un appartamento a poca distanza. E' stato lui a contattare Metropoli per raccontare la sua storia: "Ho presentato a nome di mia madre, che ha 87 anni, la domanda di assunzione per una badante ucraina il "famoso" 14 marzo del 2006, come centinaia di migliaia di persone. Nel novembre scorso abbiamo ricevuto dalla prefettura una lettera, con la quale ci chiedevano di confermare il numero di passaporto della signora, poiché la lettura ottica aveva omesso parte di quella pagina". Il signor Alberto ha cercato di sistemare la faccenda: "Sono andato subito allo Sportello unico -- ricorda -- e dopo tre ore di attesa mi hanno detto che dovevo andare al palazzo accanto. Ma poi non ho ottenuto nulla. Fino a maggio non ho avuto alcuna risposta". A 14 mesi dalla presentazione della domanda, il signor Alberto decide di provare di nuovo allo Sportello unico: "Ma nel frattempo a Milano le regole sono cambiate. All'ufficio è inutile andare di persona: lo sportello è stato chiuso, le guardie non ti fanno neanche avvicinare o dicono di non sapere o non poter dire niente. Si può soltanto telefonare, tra le 12 e le 14 dei giorni feriali. Ma il numero è sempre occupato, oppure riagganciano dopo pochi secondi, senza rispondere. Io ho chiamato decine di volte, ho fatto anche provare spesso a mia sorella, che vive fuori Milano. Il risultato, sempre lo stesso: niente. Non ho mai parlato con nessuno. Allora ho provato tramite conoscenze, tanto è l'unico modo in Italia, ma non è servito a nulla". A soffrire della situazione ora sono tutti, la famiglia dell'anziana e la badante, che chiameremo Anna. "Lei adesso vive con mia madre, la assiste tutto il giorno e le vuole bene, ma ovviamente lavora in nero -- prosegue il signor Alberto -- . E' una donna adulta, ha circa 55 anni, in Ucraina vivono il marito e due figli, uno sposato e uno ancora no. Lei è arrivata per la prima volta in Italia a metà del 2005, pagando 2200 euro per un viaggio in macchina durato 12 giorni". Per contattarla il signor Alberto, come tanti altri, si è affidato al passaparola: "Per mia madre -- racconta -- avevo già avuto e regolarizzato altre due badanti. La prima, molto giovane, ha resistito poco, questo tipo di lavoro così duro non faceva per lei. La seconda l'ho regolarizzata con la sanatoria del 2002, e quando si è licenziata ho cominciato a spargere la voce. Mi hanno parlato molto bene di questa signora, che nel frattempo era tornata in Ucraina perché non aveva il permesso di soggiorno. Quando ho fatto la domanda di assunzione lei era in patria, ho presentato tutta la documentazione rispettando in pieno le regole. Avevo anche l'idoneità alloggiativa per l'appartamento di mia madre, che è molto grande e può ospitare senza problemi una badante convivente. Poi, quando ho capito che la questione sarebbe andata per le lunghe, l'ho fatta venire e basta, non potevamo più aspettare". Ora il sentimento prevalente è la disperazione: "Io e mia sorella non potremmo andare avanti senza Anna, che nel corso di questi mesi ha conquistato la nostra fiducia, perché vediamo l'amore con cui si prende cura di nostra madre. Lo scorso anno ho anche ospitato per un periodo il figlio, che qui si è fatto un po' di esperienza come muratore e ora è tornato in Ucraina. Lei stessa ha nostalgia di casa, le mancano il marito e i figli, vorrebbe tornare ma non se lo può permettere, perché con il suo stipendio mantiene tutta la famiglia. E' anche per lei che bisogna trovare una soluzione al più presto, non possiamo andare avanti così. Io ormai mi sento impotente, mi sembra di sbattere contro un muro di gomma".

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