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Da www.elpais.com

Il Parlamento Europeo ha respinto la proposta di direttiva sul Permesso unico per l’immigrazione.

In una seduta dello scorso 14 dicembre, il Parlamento europeo ha respinto la direttiva sul cosiddetto "permesso unico", che intendeva sancire la discriminazione degli immigrati provenienti da paesi terzi, su importanti diritti del lavoro e sociali.

Una disputa dell’ultimo minuto tra deputati liberali e conservatori ha permesso ai gruppi parlamentari di sinistra di bloccare la strada al testo controverso. Alejandro Cercas, deputato socialista e principale artefice della mobilitazione, ha espresso la sua soddisfazione per il rifiuto di una norma che "avrebbe permesso l’ingresso in Europa di lavoratori europei non soggetti alla legislazione comunitaria, né alla legislazione nazionale, fomentando in tal modo sentimenti di xenofobia , razzismo e rifiuto degli immigrati”.

Il voto di un importante settore dei liberali, per le ultime modifiche da parte del Consiglio, ha portato ad un cambiamento decisivo nel risultato che è stato di 350 voti contrari, 306 favorevoli e 25 astensioni. Guy Verhofstadt, presidente del gruppo liberale, ha detto che "la proposta della Commissione proponeva un procedimento semplice e unico per la residenza di lavoratori di paesi terzi, ma il Consiglio aveva insistito nella proposta che gli Stati potevano richiedere documenti addizionali. Ma questo sarebbe stata una burla della proposta di avere un processo unico e semplificato"

La direttiva è stata rimandata alla Commissione europea perché consideri di mantenere la sua proposta iniziale. Il vicepresidente del Parlamento europeo, Alejo Vidal-Quadras, che ha condotto la sessione plenaria, ha osservato che “dopo le dichiarazioni del commissario Neelie Kroes, a nome della Commissione europea, ha capito che in linea di principio l'esecutivo UE continuerà a seguire la proposta”. “Ora dobbiamo vedere prima – ha aggiunto- se la Commissione manterrà il testo minimo.

Da parte loro, i deputati hanno due mesi per trovare un nuovo accordo. Cercas ha detto con evidente entusiasmo: "Abbiamo una nuova opportunità". "Abbiamo bisogno", ha detto, "di un dibattito aperto alla società civile europea, alle ONG, alla Chiesa e ai sindacati".

Anna Terron, Segretaria di Stato per l'Immigrazione, ha ribadito che il governo sosterrà la posizione del Parlamento e chiederà alla Commissione di "modificare la proposta." "Si tratta, ha detto, "di evitare una direttiva Bolkestein mondiale (in riferimento alla antica direttiva sui servizi) e prevenire gli abusi nel trasferimento dei dipendenti delle imprese multinazionali." Il leader socialista spagnolo nel Parlamento UE, ha dichiarato: "Abbiamo evitato che l'Europa faccia un passo indietro." "Siamo qui", ha aggiunto, "per vegliare che l'uguaglianza sul lavoro sia garantita e preservare il nostro modello di protezione sociale. Con questo voto il Parlamento ha dimostrato ancora una volta il peso del suo ruolo nel processo legislativo europeo."

Willy Meyer, euro deputato della Sinistra unita, ha espresso la sua soddisfazione per la bocciatura della direttiva da parte del Parlamento europeo "perché era un progetto che violava l'uguaglianza dei lavoratori". La proposta di direttiva sul "permesso unico", che cercava di stabilire un quadro uniforme di diritti per questi immigrati, era piena di esclusioni e di deroghe. Per esempio erano esclusi i lavoratori stagionali, i rifugiati, quelli distaccati in UE da parte di società di paesi terzi, quelli appartenenti ad agenzie di servizi, e alcuni casi di apprendisti.

C’era il rischio evidente di stabilire differenze sostanziali tra i diritti dei lavoratori europei e quelli di cittadini provenienti da paesi terzi. Molte aziende avrebbero potuto spostare la propria sede in paesi terzi come il Marocco o la Turchia e poi distaccare i lavoratori da quei paesi agli uffici ubicati all’interno dell'Unione europea, applicando le stesse condizioni di lavoro nel paese d'origine.

Le eccezioni più significative sono quelle relative al trasferimento dei diritti pensionistici, il riconoscimento degli assegni familiari, diritto alla casa, della formazione e formazione continua. Questo significa, ad esempio, che un immigrato turco o un marocchino che abbiano lavorato in Germania, non potrebbero ricevere la propria pensione nel paese di origine, se decidono di ritirarsi a vivere lì, prima di maturare i diritti al ritiro. Dovrebbero, cioè, restare nello Stato in cui hanno lavorato fino all’età della pensione. L'adozione di questa direttiva sancirebbe l'inferiorità della legislazione europea in materia di diritto del lavoro e sociale, rispetto alla Convenzione delle Nazioni Unite del 1990 sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e delle loro famiglie.

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