Nella Puglia del pomodoro rosso, epicentro delle storie di sfruttamento dei braccianti stranieri denunciate l’estate scorsa, girano ancora furgoni bianchi scalcinati carichi di braccia da lavoro e di caporali. «Sono soprattutto romeni — dice Vito Monaco, sindaco di Stornarella, Comune foggiano di quattromila abitanti italiani e di mille stranieri — ma ci sono pure i bulgari, i primi. Un’invasione, causata dall’allargamento dell’Unione europea agli Stati dell’Est e l’uscita allo scoperto di chi stava già qui da clandestino. Non riusciremo a seguirli e a controllarli tutti». Anche i polacchi, la carne da macello che dieci mesi fa fece scandalo e titoloni sui giornali, si muovono tra piazze e paesi, settimane prima che cominci la stagione del raccolto, previsto tra fine luglio e inizio agosto. I “vecchi” stagionali sono saliti al Nord. Le facce, raccontano in Capitanata, sembrano nuove: «Il reclutamento in patria — denuncia preoccupato il console onorario della Polonia, Domenico Centrone, anche lui imprenditore agricolo — è già cominciato, attraverso i soliti annunci esca pubblicati sui soliti giornali». Nei campi, dove in questi giorni si stanno interrando le piantine, si vede invece ancora poca gente. È presto per i pomodori, dicono in molti. È già tardi, è il controcanto. «Siamo quasi a giugno — osserva Pietro Fragasso della cooperativa sociale “Pietre di scarto” di Cerignola, avamposto di volontari nel deserto di servizi — e ancora non sappiamo dove si trovi il luogo scelto dall’amministrazione comunale per sviluppare i progetti di accoglienza finanziati dalla Regione con centomila euro. Si era parlato di container, ma con così pochi soldi se ne comprano due o tre. Si era indicata una frazione di periferia, ma se si va nel posto sbagliato si creano i ghetti». Tutto doveva cambiare. Niente sembra mutato. Per ora. «Non è vero — protesta il prefetto di Foggia, Sandro Calvosa — Stiamo lavorando, facendo riunioni, mettendo a punto con tutte le parti interessate le previsioni per il fabbisogno di ore lavoro. I terreni seminati a pomodori quest’anno saranno di meno, cercheremo di evitare che gente arrivata da fuori affitti i campi e li sfrutti intensivamente, reclutando illegalmente il personale. Per i controlli — continua il prefetto — schiereremo squadre miste, con le forze dell’ordine affiancate dalla forestale, dalla polizia provinciale, dai vigili urbani e dai funzionari dell’ispettorato del lavoro. Useremo anche gli elicotteri, per vigilare e intervenire dall’alto. Gli imprenditori agricoli sanno che le verifiche saranno capillari e sistematiche. Si adegueranno». E gli alloggi? La tutela della salute? «I 3.350 extracomunitari assegnati alla regione con le quote — spiega ancora Calvosa — devono avere l’alloggio, condizione necessaria per poterli assumere. Per gli altri la scelta è quella degli “alberghi diffusi”. I posti disponibili? Per ora sono una cinquantina, presso il capoluogo. Ma mancano ancora due mesi all’inizio della raccolta. Per la sanità — aggiunge, consapevole che chiesa e volontariato dovranno tamponare parecchi buchi istituzionali — sono previsti nuovi presidi». Anche Antonio De Concilio, direttore provinciale della Coldiretti, cerca di pensare in positivo: «Bisogna creare centri dove si incontrino la domanda e l’offerta». Il presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori, Antonio Barile, aggiunge: «Il problema è la legge Bossi-Fini. Va cambiata, altrimenti non si è esce dai circoli viziosi. I braccianti agricoli li dobbiamo prendere quando cominciano i raccolti, che partono non a date fisse, ma dipendono dalle condizioni climatiche. Ci vuole flessibilità e non rigidità. Ecco, per i contadini si dovrebbe fare come per badanti e colf. Favorire l’emersione, creando dei canali privilegiati».
(da Metropoli-Repubblica)