Non serve un intervento legislativo per chiarire la situazione delle famiglie straniere che l'anno scorso hanno ritirato indebitamente il bonus bebè. A Varese già emesse 107 sentenze di assoluzione nei confronti di altrettante famiglie
(ANSA) Roma, 12 luglio – Non serve nell' immediato un intervento legislativo per chiarire i dubbi interpretativi legati alla indebita percezione del bonus bebè da parte cittadini extracomunitari. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, rispondendo a una interrogazione del deputato Daniele Farina (Rifondazione Comunista). La questione riguarda i procedimenti penali aperti aperti dalla procura della Repubblica di Varese "per truffa aggravata e falso in atto pubblico" nei confronti degli immigrati che hanno riscosso senza averne diritto l'assegno di mille euro per i nuovi nati (ma cittadini italiani o comunitari) previsto dalla legge finanziaria del 2006.
"La riscossione del bonus realizzata da alcuni stranieri anche con la falsa autocertificazione del requisito di cittadinanza italiana - ha spiegato il Guardasigilli - appare giuridicamente inquadrabile nella fattispecie di indebita percezione di erogazioni a carico dello Stato". Nei casi specifici, Mastella ha sottolineato che "poiché l' importo indebitamente percepito è inferiore a 4.000 euro, non dovrà parlarsi di ‘reato', bensì di ‘illecito' che dunque va sanzionato solo in sede amministrativa".
Il ministro ha ricordato che la stessa procura di Varese ha chiesto l' archiviazione di alcuni procedimenti; per altri 207 procedimenti è stato chiesto il rinvio a giudizio e il giudice per le indagini preliminari ha emesso, finora, 107 sentenze di assoluzione "per mancanza dell' elemento soggettivo ovvero per insussistenza del reato".
Invece la procura generale presso la Corte di appello di Milano ha proposto ricorso in Cassazione contro 15 proscioglimenti considerando "contraddittorie" le assoluzioni decise dal Gup di Varese con la formula "perché il fatto non è previsto come reato".