Ritorno volontario
Baghdad, 20 ott. - (Adnkronos/Aki) - La maggior parte dei rifugiati iracheni (il 61%) rientrati in patria dai Paesi vicini si e' detto pentito di questa scelta per la carenza di sicurezza, di prospettive economiche e dei servizi pubblici. Lo rivela un sondaggio condotto dall'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr). In base ai dati raccolti, inoltre, oltre un terzo dei 2.300 iracheni tornati nei distretti di Resafa e Karkh di Baghdad tra il 2007 e il 2008 ha detto di non essere certo di voler restare in Iraq e di stare considerando l'ipotesi di chiedere asilo ad altre nazioni se la situazione non migliorerà. Gli intervistati, di persona e al telefono, hanno lamentato le continue esplosioni, i rastrellamenti, le operazioni militari e i rapimenti, come ha spiegato la portavoce dell'Unhcr Melissa Fleming. Circa il 90 per cento degli interpellati ha poi spiegato che le loro attuali entrate economiche non sono sufficienti a coprire i bisogni delle loro famiglie in Iraq. ''Uno dei principali motivi che ha spinto gli iracheni a tornare e' la ricerca di un posto di lavoro fisso '', ha detto la Fleming. Un simile sondaggio condotto in Siria e in Giordania ha mostrato come la maggior parte dei rifugiati iracheni che vive nelle due nazioni e' reclutante a tornare in Iraq. Sebbene l'Unchr non promuova il ritorno in Iraq, l'agenzia Onu ha sostenuto il rientro volontario dei profughi che lo hanno richiesto, coordinandosi con le autorità di Baghdad. Dal 2007 l'Unhcr ha assistito circa tremila iracheni che sono tornati in patria. Stando al governo di Baghdad, sono oltre 18mila i rifugiati rientrati in Iraq da gennaio ad agosto di quest'anno. L'Unhcr ha speso 100 milioni di dollari quest'anno per migliorare le condizioni dei profughi interni e favorire il reintegro degli ex rifugiati.