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Immigrazione irregolare: altra strage in mare recuperati 14 corpi

Nuovo naufragio nel Canale di Sicilia, nella zona di mare compresa tra la Libia, Malta e Lampedusa. Finora sono stati recuperati 14 corpi, ma il numero esatto delle vittime dell'ultima strage probabilmente non si potrà mai sapere. Il bilancio del solo mese di giugno è drammatico: nei primi quindici giorni i morti sono già 35. Intanto sabato pomeriggio sono stati salvati in extremis altri 26 naufraghi, che sono stati trasferiti e interrogati a La Valletta

(Salvo Palazzo, dal quotidiano “La Repubblica”)

Palermo, 18 giugno 2007 - Un aereo che cercava branchi di tonni ha trovato l'ennesimo cadavere che galleggiava, con un giubbotto di salvataggio ancora indosso. Poco più in là, 65 miglia a Sud Est di Lampedusa, l'aereo Atlantic della Marina Militare ha avvistato tre corpi. Poi ancora quattro. Un elicottero ne ha scoperti altri sei. È ormai una strage che sembra senza fine nel Canale di Sicilia. I resti straziati dei quattordici immigrati, tutti uomini di colore, sono stati recuperati ieri pomeriggio dalla nave "Spica" della Marina Militare.

E poi le perlustrazioni in mare sono proseguite fino a tarda sera, alla ricerca di altre vittime. Unici indizi sono rimasti i punti dei ritrovamenti - ore 12.45, 14, 17, 20.30 - e il flusso delle correnti in una zona che si estende cinque miglia. Difficile, anche per i marinai più esperti, stabilire dove sia colato a picco l´ultimo barcone della speranza. Di certo c´è solo che l´ennesima tragedia di Lampedusa fa balzare il bollettino delle vittime, tenuto dall´osservatorio "Fortress Europe": a maggio i morti erano stati 111, nei primi quindici giorni di giugno sono già 35.

Gli ultimi cadaveri saranno portati questa mattina alla camera mortuaria di Porto Empedocle. Spetterà ai medici legali di Agrigento cercare di ricostruire la storia di quegli uomini, comprendere soprattutto quanto tempo sono rimasti in acqua. Un primo esame a bordo della "Spica" avrebbe già suggerito, tre-quattro giorni. Non ci sono altre tracce. Il giubbotto di salvataggio indossato da uno dei naufraghi non riportava alcun segno particolare. Negli abiti lacerati non c´erano documenti né altri oggetti. Il mare ha inghiottito tutto. Solo un sottile filo sembrava legare le storie degli ultimi morti con la difficile traversata dei 26 salvati in extremis, sabato pomeriggio, dalla nave della Marina statunitense Donald Cook. I superstiti sono stati interrogati ieri pomeriggio nel centro di accoglienza di La Valletta, dove resteranno ancora per qualche giorno: tutti hanno escluso che sulla loro imbarcazione ci fossero altri passeggeri.

Così, resta fitto il mistero dei quattordici cadaveri. Che è già un nuovo caso politico.

Dice Laura Boldrini, portavoce in Italia dell´Alto Commissariato Onu per i rifugiati: «La traversata del Canale di Sicilia è ormai diventata un macabro rituale a cui è doveroso dare una risposta concreta. È allarmante - denuncia - che solo nelle prime due settimane di giugno siano almeno 34 i migranti morti nelle acque del Mediterraneo, nel tentativo di raggiungere l´Italia. E queste sono solo le vittime accertate».

Fra corpi recuperati e allarmi che si susseguono il bilancio delle tragedie è davvero provvisorio nel Canale di Sicilia. L´osservatorio "Fortress Europe" sull´immigrazione ricorda che accanto alla sezione decessi c´è quella dei dispersi. A giugno annovera già un numero, 45. E anche questa lista è destinata a restare senza nomi. Il 5 giugno scorso, il quotidiano algerino Libertè ha riferito di un gruppo di giovanissimi che erano salpati dalla costa orientale di Annaba: non hanno fatto molte miglia, a causa delle cattive condizioni del mare. Solo 8 corpi sono stati recuperati. L'11 giugno, Times of Malta ha raccontato invece la storia di un´imbarcazione con 25 persone a bordo, rimasta in balia della tempesta a 47 miglia dalla costa libica. Secondo il giornale, Malta avrebbe raccolto l'Sos e richiesto subito l´intervento della Libia. Ma un aereo di ricognizione sarebbe stato inviato solo due giorni dopo. Gli ultimi a vedere i 25 in balia delle onde sono stati i marinai di un cargo iraniano. Il comandante della nave non si sarebbe fermato per paura che i naufraghi nascondessero armi nella barca che stava andando a picco. Così ha dichiarato lui stesso.

C'è una drammatica costante che segue la scia lasciata dai morti del Canale di Sicilia: le autorità di Malta e Libia continuano a litigare sulle competenze per i soccorsi. Così, i 21 cadaveri recuperati il primo giugno da una nave militare francese nel golfo della Sirte, al confine della zona maltese, sono diventati l´oggetto di una estenuante trattativa diplomatica. E alla fine, sono stati trasportati in Francia. Erano 14 uomini, di cui due adolescenti, e quattro donne. Laconica la dichiarazione del comandante della fregata "La Motte-Picquet", Michel Trehard, all´arrivo a Tolone: «Non siamo sicuri di non aver lasciato altri corpi sul posto». Questa è stata solo una delle tragedie del Canale di Sicilia. Nulla di certo si sa ancora dei 57 eritrei avvistati il 21 maggio scorso al largo di Malta. «Non è più possibile assistere a questa situazione», ribadisce la portavoce dell´Onu. Il 25 giugno scatterà la missione "Nautilus", per un pattugliamento congiunto del fronte a Sud del Mediterraneo. Ma la partecipazione della Libia resta ancora in forse.

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