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"Stranieri in classe? Non coi nostri figli"

Il caso è scoppiato nella scuola media "Centro storico" di Pordenone. Un gruppo di genitori di ragazzi passati dalla prima alla seconda media, in una sezione accorpata, ha chiesto che i propri figli fossero lasciati insieme, senza alunni stranieri. Che così sono stati inseriti in un'unica classe. La nuova preside dell'istituto, da poco insediata, sdrammatizza, ma riconosce che la decisione va contro le direttive ministeriali che chiedono di evitare le classi ghetto di Elisa Cozzarini.

Pordenone, 13 settembre 2007- «I nostri figli tutti in una classe, gli stranieri nell'altra», titola il Gazzettino nella prima pagina pordenonese di mercoledì 12 settembre. Sarebbe stata questa la richiesta, accolta, di un gruppo di genitori italiani all'ex dirigente scolastico delle scuole medie “Centro storico” del capoluogo friulano. «Di fatto la situazione è molto più complicata, ma i media cercano il sensazionalismo, soprattutto quando si tratta di immigrati», spiega l'attuale dirigente. Teresa Tassan Viol è preside dal primo settembre ed eredita una situazione che, afferma, cercherà di alleggerire. La questione è emersa durante l'estate. Da nove, le classi prime dovevano diventare otto seconde per decisione dell'Ufficio scolastico. La classe da sopprimere faceva tedesco, quindi gli studenti potevano essere ridistribuiti solo in una delle altre due classi di tedesco. Qui arriva la richiesta di alcuni genitori di mantenere compatto il gruppo dei figli, casualmente tutti italiani. Così gli stranieri sono finiti nell'altra classe: ora sono 9 sul totale di 23. «Questo naturalmente va contro le linee ministeriali che impongono la ricerca di una composizione equilibrata delle classi, evitando i ghetti e suggerendo anche una distribuzione disomogenea delle diverse etnie», afferma la dott.ssa Celio, dell'Ufficio scolastico regionale. Tassan Viol non entra nel merito dell'operato del predecessore, ma osserva che alle medie del Centro Storico tutte le classi hanno una presenza elevata di stranieri. Un fenomeno recente, che si è presentato quasi all'improvviso con l'aumento della presenza di immigrati in città. Oggi su 520 iscritti 157 sono stranieri, circa il 30%. Ma ci sono classi che arrivano al 50%. «A Pordenone gli stranieri vivono in centro, mentre gli autoctoni si spostano in periferia. Così questa scuola, un tempo prestigiosa, ha affrontato l'ingresso massiccio di stranieri con disorientamento. Oggi è forte la necessità di ridefinirsi, trovare risposte efficaci. Il problema vero è l'insuccesso scolastico: molti stranieri sono stati bocciati diverse volte. La strada che dovremo seguire sarà quella di trovare percorsi personalizzati, per arginare l'esclusione», osserva la preside. Tiziana Da Dalt, assistente sociale del Comune di Pordenone, ha in mente un laboratorio creativo per far diventare questa scuola in grossa crisi un esempio positivo in grado di includere. Afferma: «Inizieremo intanto introducendo il progetto Pass (Prima accoglienza stranieri a scuola), che abbiamo già sperimentato con successo alle elementari per tre anni. Si tratta di far seguire individualmente gli stranieri appena arrivati con ricongiungimento familiare da una figura che fa da ponte tra la scuola, la famiglia e la città».

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