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Immigrazione

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da AGO Press

Lavoro: il rapporto tra immigrati e previdenza

INPS, II rapporto su immigrati e previdenza

AGO PRESS) Roma, 17 luglio - Gli immigrati rappresentano una componente strutturale e sempre più rilevante del mercato occupazionale italiano. Il Rapporto su immigrati e previdenza negli Archivi dell’INPS aiuta a comprendere il loro ruolo sia come lavoratori che come utenti del sistema di protezione previdenziale e assistenziale. I dati analizzati si riferiscono alla fine del 2003, quando l’UE si componeva di 15 Stati. A questa data, i cittadini non comunitari assicurati all’Istituto sono risultati 1.471.026. Si tratta nella quasi totalità di lavoratori dipendenti da aziende o da famiglie (96,7%), di cui il 4,4% nel settore agricolo, il 22,6% nel settore domestico e il 69,7% negli altri settori. Ridotta, seppure in crescita, è invece la quota dei lavoratori autonomi (3,3%), che in un solo decennio sono quadruplicati, passando dalle 10.289 unità del 1992 alle 48.377 del 2003.

La crescita più vistosa è stata registrata nel settore della collaborazione familiare (+588,7%), dove la prevalenza delle donne è netta (86,2%) e arriva a superare il 90% in diverse regioni e in molte province, con picchi del 96% a Gorizia e del 98% a Isernia. I principali ambiti di inserimento degli assunti dalle aziende sono l’industria, che nel complesso ne assorbe il 50,1%, e il terziario, in cui è impiegato il 42%. I comparti più rappresentati sono il commercio (34,5%, pari a 353.741 addetti), l’edilizia (18,1%, pari a 185.204 addetti) e la metallurgia e meccanica (14,3%, pari a 146.135 addetti). Nelle costruzioni, inoltre, quasi il 15% dei lavoratori regolari è un cittadino non comunitario.

Il Nord si distingue per la massima incidenza di non comunitari iscritti all’INPS in qualità di lavoratori dipendenti da aziende (Nord Ovest 73,4%, Nord Est 76,2%). Il Nord Ovest ricorre maggiormente ai lavoratori domestici (21,5%) e l’Est alla manodopera agricola (4,5%).Il Centro è in tutti i sensi un’area mediana, con percentuali inferiori al Nord per l’utilizzo di lavoratori dipendenti (62,2%) e agricoli (3,4%), nella media relativamente ai lavoratori autonomi (3,3%) e con la percentuale più alta di impiego dei lavoratori domestici (31,0%), anche per la presenza dell’area metropolitana di Roma, che da sola assorbe il 20% dei lavoratori totali del settore.Il Sud e le Isole si caratterizzano per un’incidenza superiore alla media di lavoratori agricoli (16,8%) e domestici (27,6%) e per una quota ridotta di lavoratori dipendenti da aziende (53,5%) e autonomi (2,1%). Quasi la metà dei lavoratori non comunitari iscritti negli Archivi dell’INPS proviene dall’Europa (45,6%, il 96,7% dei quali dall’Europa dell’Est), in tutto 669.995 persone. Seguono l’Africa con il 24% (353.450 lavoratori, il 78,1% dei quali dell’Africa del Nord), l’Asia con il 17,1% (251.700, per il 94,1% dell’Asia orientale), l’America con l’11% (162.036, l’81,8% dei quali dell’America del Sud), gli apolidi con il 2,2% e l’Oceania con lo 0,1%.Nel corso degli ultimi dieci anni (1992-2003), il continente di origine che ha registrato l’incremento percentuale maggiore è l’Europa, soprattutto grazie all’Europa dell’Est, i cui originari nel 2003 sono circa 16 volte più numerosi di quelli registrati nel 1992.I primi tre paesi di provenienza dei lavoratori sono, in ordine decrescente, Romania, Albania e Marocco, rispettivamente con il 13% (190.719 persone), il 10,8% (159.401) e il 10% (146.812) del totale degli iscritti non comunitari. Superano le 90.000 unità gli ucraini (pari al 6,3%), seguiti da cinesi e filippini, entrambi intorno alle 60.000 unità e con un’incidenza del 4,5% e del 4,3%.Una consistente concentrazione di specifici gruppi nazionali, più che nel mercato del lavoro in generale, si verifica in particolari settori: nel lavoro autonomo il gruppo più numeroso è quello dei cinesi, che incidono sul totale dei non comunitari occupati nel settore per un quinto (19,6%), seguiti dagli albanesi (15,2% del settore); in agricoltura il 19,4% dei lavoratori è di nazionalità albanese, il 12,1% romeno e un altro 12% è rappresentato dai marocchini; nel lavoro domestico si distinguono gli ucraini con il 20,4%, seguiti da romeni (14,7%) e filippini (12,9%).

L’attività ispettiva condotta dall’INPS nel corso del 2005 (134.067 accertamenti), concentrata prevalentemente nelle aziende non agricole con lavoratori dipendenti, ha rivelato la presenza di 62.174 lavoratori in posizione irregolare, dei quali l’89% (55.453) sconosciuti all’Istituto. L’incidenza della presenza straniera sui lavoratori in nero (non dichiarati) risulta significativa: il 19,8% è costituito da lavoratori non comunitari (11.014) e il 5,3% (2.988) da lavoratori comunitari. Emerge un trend di crescita del lavoro nero degli stranieri. Nel 2003 rappresentavano quasi il 15% dei lavoratori sconosciuti all’Istituto, con un’incidenza molto più alta rispetto a quella sulle forze lavoro, pari al 9%. Nel 2005 questo dato mostra un netto aumento, raggiungendo il 24%. Ciٍ indica l’aggravarsi della situazione di precarietà e debolezza lavorativa dei lavoratori immigrati per quanto riguarda la tutela dei diritti assistenziali e previdenziali.

I 1.101.293 lavoratori dipendenti da azienda non comunitari (per il 29,2% donne) sono per l’85,1% operai, per l’8,9% impiegati, per il 5,4% apprendisti e solo nello 0,5% dei casi quadri e dirigenti. Le imprese si rivolgono al mercato estero soprattutto quando si tratta di reperire manodopera generica o di ridotta qualificazione, mentre per la manodopera specializzata preferiscono percorrere i canali debitamente preposti all’accreditamento dei lavoratori o seguire la via della mobilità ascendente all’interno delle aziende stesse. Nel corso del 2003 la retribuzione media dei lavoratori dipendenti iscritti all’INPS, italiani e stranieri, è stata di 17.675 euro annui, corrispondenti a una media di 1.472 euro mensili. La retribuzione media dei lavoratori dipendenti non comunitari è stata invece di 11.036 euro annui, pari a 785 euro al mese. Quindi nel settore del lavoro dipendente i lavoratori immigrati percepiscono una retribuzione media inferiore del 37% a quella dell’insieme dei lavoratori.

Le retribuzioni migliori riguardano il lavoro autonomo, con 12.652 euro annui, seguito dal lavoro dipendente (11.036 euro), mentre retribuzioni molto più basse della media si registrano nel lavoro agricolo (5.532 euro) e in quello domestico (4.871 euro). Le donne in media hanno percepito 6.751 euro, contro gli 11.253 degli uomini. In termini più espliciti significa che la retribuzione delle lavoratrici ammonta al 60% di quella riconosciuta agli uomini, per cui le prime hanno avuto in media 562 euro al mese e i secondi 937. In sintesi, un lavoratore non comunitario guadagna in media al mese 853 euro al Nord, 697 al Centro, 611 al Sud e 597 nelle Isole.

Rispetto al totale nazionale, i lavoratori stranieri, che sono pari al 7,6% dei lavoratori dipendenti assicurati presso l’INPS, rappresentano il 6,1% dei fruitori di disoccupazione non agricola, il 5% di quella edile, il 6,9% della disoccupazione agricola, il 6,5% della C.I.G. e il 2,8% dei trattamenti di mobilità e, pertanto, non possono essere qualificati come fruitori di prestazioni previdenziali in misura più elevata rispetto all’apporto fornito in termini di forza lavoro. In generale, anzi, gli immigrati sono fruitori marginali delle prestazioni a sostegno del reddito e gravano in misura contenuta su queste misure assistenziali, che perٍ contribuiscono ad alimentare. Al 1° gennaio 2006 l’INPS ha registrato in pagamento a cittadini nati all’estero, circa 285mila pensioni di tutte le categorie: vecchiaia, anzianità (in totale 112mila), invalidità (20mila), assegno sociale (18mila), invalidità civile (34mila), superstiti (99mila). A percepire le prestazioni pensionistiche italiane in Italia sono 225.775 cittadini nati all’estero, comunitari e non, cosى ripartiti: 90.843 pensioni di vecchiaia (età media di 72,1 anni e importo medio mensile di 910 euro), 19.162 pensioni di invalidità (età media di 70,6 anni e importo medio mensile di 506 euro), 58.033 pensioni ai superstiti (età media di 72,6 anni e importo medio mensile di 400 euro) e, inoltre, 34.328 pensioni di invalidità civile e 18.409 assegni sociali. Le prestazioni pensionistiche totali relative a cittadini nati in Paesi da cui provengono i flussi migratori sono circa 100mila.

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