Indagine di Assolombarda, Cgil, Cisl e Uil su 400 associate: il 70% ha favorito la programmazione flessibile dei periodi di ferie; il 26% ha contribuito alla ricerca di soluzioni abitative, il 15% ha promosso l'apprendimento della lingua italiana
(DIRE) Milano, 26 gennaio 2010 - Ferie, soluzioni abitative e iniziative per favorire l'apprendimento dell'italiano: sono alcuni degli strumenti per favorire l'integrazione dei lavoratori immigrati, adottati da a Milano da un'azienda su cinque. È uno dei dati che emerge dalla quarta edizione del rapporto “Il lavoro a Milano”, curato dall'Osservatorio sul mercato del lavoro di Assolombarda, Cgil, Cisl e Uil.
I dati più recenti del rapporto, relativi al 2009, sono stati ottenuti sottoponendo un questionario a 400 imprese associate ad Assolombarda (con un tasso di risposta del 13%, pari a 52 aziende), da cui è emerso che il 20% delle imprese milanesi ha messo in atto iniziative a favore dei propri dipendenti stranieri. Di queste, in particolare, il 70% ha favorito la programmazione flessibile dei periodi di ferie, in modo da facilitare le visite ai paesi d'origine; ha contribuito alla ricerca di soluzioni abitative (26%) ma anche per favorire l'orario di lavoro (15%) e l'apprendimento della lingua italiana (15%). Un 'azienda su 10, poi, ha segnalato anche alcuni aspetti di criticità legati alla presenza di personale straniero: il 46% delle problematiche è legato a difficoltà di comunicazione dovute alla scarsa conoscenza della lingua italiana, il 38% a conflitti con altri lavoratori, un altro 38% a questioni legate all'orario e alle ferie, l'8% alla mensa aziendale.
Interessanti anche i risultati dell'indagine condotta da Assolombarda in collaborazione con l'università Statale di Milano sulle caratteristiche degli stranieri occupati nelle industrie manifatturiere e nei servizi alle imprese della provincia di Milano, relativi al 2007: il 52,9% dei lavoratori “stranieri milanesi” ha un'età compresa tra i 30 e i 40 anni, il 29,3% è laureato, il 17,4% è diplomato e il 19,8% ha un titolo non riconosciuto. “Questo fenomeno -sottolineano i ricercatori- pone in luce un problema sul quale vale la pena riflettere, anche in ragione della crescente importanza che questi lavoratori stanno assumento nel sistema economico italiano. La grande differenziazione dei sistemi di istruzione non consente equiparazioni automatiche, ma l'introduzione di sistemi di verifica e riconoscimento dei titoli di studio e delle competenze professionali consentirebbe di impiegare meglio e valorizzare le capacità dei lavoratori stranieri”.
Secondo lo studio, al 31 dicembre 2008, i lavoratori stranieri in Lombardia erano 589.867 (fonte: Istat e Dossier Caritas/Migrantes), per il 23,2% impiegati nei servizi alle imprese e per il 21,2% nell'industria in senso stretto, una presenza che “in quest'area del Paese contribuisce in misura significativa alla creazione del valore e a Milano presenta differenze sempre più contenute rispetto all'insieme dei lavoratori, in particolare grazie a un processo d'integrazione che si trova in un'avanzata fase di attuazione anche per effetto della contrattazione collettiva” dicono i ricercatori, che segnalano anche criticità da risolvere quali “il superamento delle barriere linguistiche, la soluzione delle problematiche abitiative, il riconoscimento dei titoli di studio”. Il rapporto completo è disponibile sul sito della Cgil milanese: www.cgil.milano.it
(ar)