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Flussi 2006: in duecentomila ancora in attesa

(ANSA) - ROMA, 25 MAR - E' passato un anno esatto da quando erano in fila alle Poste per un permesso di lavoro in Italia. Erano piu' o meno in 530 mila, fra stranieri (la maggior parte) e datori di lavoro. A distanza di un anno, 200 mila delle loro domanda sono ancora da esaminare. Se il ritmo continuera' cosi' (10-20 mila al mese)non si terminera' prima del 2008. Le domande presentate dopo i due decreti flussi 2006 - che fissavano complessivamente in 520 mila le entrate - sono state nella primavera dell'anno scorso circa 530 mila. Finora ne sono state esaminate 200 mila e, escluse le istanze per i lavoratori rumeni (circa 140 mila)ormai cittadini europei, ne restano altrettante. E' un problema e va posto un rimedio, chiedono alcune associazioni e sindacati: ci sono centinaia di migliaia di imprese e famiglie che aspettano una risposta. Per il ministero della solidarieta' sociale che, insieme con quello dell'interno, gestisce la materia, all'origine dell'intoppo c'e' la legge Bossi-Fini. ''Impone regole stringenti dice il sottosegretario Cristina De Luca, con delega all'immigrazione e rappresenta uno dei motivi per cui la legge vigente, che va rispettata, non ha funzionato. Nella riforma che stiamo per varare prevediamo un sistema di entrate piu' flessibile pur nel rispetto della sicurezza e nella garanzia della lotta alla clandestinita'''. L'ingolfamento delle pratiche negli uffici per nasce, per Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil responsabile immigrazione, da un problema strutturale della macchina organizzativa: troppa burocrazia e scarso personale. La conseguenza e' ''la paralisi'' del decreto flussi per il 2007 non dovrebbe essere varato se non si concludera' prima l'iter 2006 - ma soprattutto i mancati introiti per lo stato in termini di contributi e tasse. Si stima che solo per l'Irpef e' di 60 euro il mese a lavoratore; il che vuol dire 12 milioni di euro al mese se si considerano i 200 mila lavoratori in sospeso. ''Qualsiasi azienda, di fronte a queste perdite - afferma Loy - avrebbe investito e magari fatto anche uno scoperto bancario. Non so se in questo ci sono dei vincoli nella finanziaria ma sarebbe valsa la pena di fare una deroga''. Ma ''c'e' un sistema economico in difficolta' visto che imprese e famiglie sono ancora senza quel lavoratore di cui hanno fatto richiesta''. E tenuto conto che per il 70-80% sono lavoratori che si trovano gia' in Italia ''si mantiene un sommerso e non si risponde al mercato che ovviamente nel tempo cambia''. ''Se si va avanti cosi' ci vorra' almeno ancora un anno per smaltire le pratiche del 2006 - sostiene Filippo Miraglia, dell'Arci il che vuol dire che la risposta arrivera' a distanza di quasi due anni dalla domanda. Ci sono stati potenziamenti degli uffici ma insufficienti. In alcune grandi citta' come Roma, Firenze, Milano, Napoli ci sono migliaia di pratiche inevase, le situazioni lavorative in due anni cambiano. Il governo non si rende conto che questa vicenda e' esplosiva, che gli tornera indietro come un boomerang''. Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas Italiana sottolinea, in particolare, i disagi delle famiglie visto che molte delle domande riguardano la cura alla persona, magari badanti. ''Anche noi organizzazioni osserva Michele Consiglio, delle Acli dovevamo essere coinvolti nel supporto per l'espletamento delle pratiche. Poi non abbiamo saputo piu' niente''. De Luca ricorda che la situazione e' costantemente monitorata (anche domani e' previsto un incontro tecnico fra ministeri) e che sono state apportate sia semplicazioni burocratiche sia interventi pratici, come 'assunzione di personale interinale e la stipula di un accordo con le associazioni di categoria per il supporto negli uffici.

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