Domani 18 dicembre, il secondo click day dedicato ai lavoratori dei settori del lavoro domestico e servizi alla persona. Il sottosegretario Lucidi: “evidente la sproporzione tra fabbisogno occupazionale e quote”. La Uil: “subito un secondo decreto entro il 31 dicembre, ad assorbimento di tutte le domande valide”.E’ doverosa comunque una riflessione.
Roma, 17 dicembre 2007 - Le domande di assunzione per le 47.100 “quote riservate” messe a disposizione per i lavoratori provenienti dai 14 Paesi che hanno accordi con l’Italia, hanno sfiorato nella giornata di sabato 15 dicembre quota 353.000. Lo ha comunicato Il Ministero dell’Interno, precisando che le domande per lavoratori extra UE pervenute con successo, riguardano patronati ed associazioni per un numero pari a 186.322, mentre quelle dei privati sono risultate 158.572. Al primo posto il Marocco, con 97 mila richieste, seguito da Bangladesh (55.070), Moldavia (31.286), Albania (28.564), Pakistan (27.531), Filippine (21.805) ed Egitto (18.833).
Il sistema informatico del Viminale, pur assorbendo nel corso della giornata l’enorme mole di invii e-mail, ha saputo evitare oggettive difficoltà per i click collettivi operati fin dalle 8 del mattino da patronati ed associazioni. In una nota, Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL fa notare come “il sistema informativo abbia lavorato con esasperante lentezza” e come non sia ancora chiaro se “le procedure informatiche abbiano risposto ai criteri di trasparenza e di pari opportunità che erano la 'conditio sine qua non' per la sottoscrizione del protocollo tra Patronati e Ministero dell' Interno".
In effetti gli operatori hanno dovuto aspettare diverse ore davanti al computer prima di avere di ritorno la ricevuta di accettazione della spedizione, e senza la certezza che per il Ministero faccia testo l’ora di invio e non quella di ricezione: una differenza che sicuramente può comportare l’accettazione o l’esclusione di molte domande dalla prima graduatoria di 47.100 quote. Sabato è anche circolata la convinzione che l’invio operato dai privati sia stato in qualche modo oggettivamente “privilegiato” rispetto a quelli collettivi, con il rischio che siano stati premiati i consulenti a pagamento, rispetto a chi ha fornito assistenza gratuita a datori di lavoro, famiglie ed immigrati.
In questo senso i patronati hanno chiesto al Ministero dell’Interno assicurazioni che la graduatoria finale sia basata sull’ora d’invio della domanda da parte del patronato, e non su quella di effettiva ricezione degli operatori del Viminale, in quanto “le difficoltà dell’Amministrazione non possono ricadere sui cittadini”.
Venendo ad uno sguardo d’insieme su questa prima giornata, non c’è dubbio alcuno che la realtà ha superato la fantasia. Noi stessi, come Dipartimento Politiche Migratorie UIL, qualche giorno fa avevamo calcolato un numero di “applicanti” vicino a quota 400 mila, come somma dei tre click-day.
Le domande di assunzione sono già tante e bisognerà aspettare la seconda scadenza (domani per i servizi alla persona) e la terza il giorno 21 (per gli altri lavoratori), prima di poter fare un bilancio complessivo. Il Viminale, comunque, calcola in oltre 700 mila i moduli scaricati e ci sono pochi dubbi ormai che il volume di richieste non si discosterà molto da quella cifra.
Il primo giudizio da dare, dunque, è essenzialmente politico: malgrado due decreti flussi nel 2006, che hanno permesso di “sanare” la situazione di oltre 400 mila migranti e malgrado l’entrata in UE di romeni e bulgari, l’area della presenza irregolare degli immigrati extra Ue è ancora altissima e probabilmente vicina alla stima di 800 mila persone, più volte anticipata dagli esperti. Si tratta di persone che in grandissima parte non stanno fuori dall’Europa aspettando il nulla osta per entrare regolarmente, ma lavorano e vivono in Italia già da tempo, in condizioni di irregolarità: richiamati dall’esteso mercato del lavoro sommerso italiano. Persone, dunque, prive di diritti, ricattabili, quasi sempre impossibilitate a far valere i propri diritti, e qualche volta più propense degli altri alla devianza. La Legge Bossi Fini non è la sola responsabile della loro condizione, ma certo concorre grandemente a favorire la presenza irregolare, a causa delle strettoie e difficoltà che essa pone per rendere difficile l’immigrazione regolare.
Per la UIL è urgente l’approvazione della riforma della normativa sull’immigrazione, in quanto gli attuali meccanismi di legge rendono impossibile un vero governo dei flussi e purtroppo concorrono soprattutto al moltiplicarsi dell’immigrazione irregolare oltre livelli ormai non più tollerabili per la democrazia. Il rischio, l’abbiamo detto più volte, è il moltiplicarsi di insofferenze e reazioni tra la popolazione italiana – in qualche occasione già accadute - che solo potrebbero aggiungersi alle difficoltà oggettive di governare l’immigrazione e garantire adeguati livelli di accoglienza ed integrazione per questi nuovi cittadini di cui, non ci stanchiamo di ripetere, l’economia e la società italiana ha estremamente bisogno.
Oggi, comunque, il che fare riguarda prima di tutto l’urgenza di disporre in modo giusto delle domande regolari presentate. Lo stesso Sottosegretario On. Marcella Lucidi ha riconosciuto in una dichiarazione come sia “evidente la sproporzione tra il fabbisogno occupazionale che esprimono le famiglie e le imprese italiane e le quote numeriche definite dai decreti flussi”. Una “domanda che il mercato del lavoro italiano esprime” e che “ci impone una seria riflessione ''.
Un invito giusto che, a nostro avviso, deve riguardare anche la possibilità di emanare – entro il prossimo 31 dicembre - un secondo decreto flussi, ad assorbimento di tutte le domande presentate che risultino regolari. In alternativa bisognerà pensare ad un decreto flussi 2008, da emanarsi già nei primissimi mesi, valutando la possibilità che esso possa assorbire le domande regolari residue dell’attuale decreto flussi 2007”.
In ogni caso va data una risposta a questa situazione di estesa irregolarità e di difficoltà a governare questo difficile fenomeno. In attesa della riforma bisogna dare un segnale che il Governo di questo Paese è in grado davvero di far prevalere la legalità negli ingressi e di combattere quella migrazione priva di documenti, attratta dal lavoro nero e funzionale ad un mercato sommerso dell’economia e dell’occupazione che è la vera piaga (anche se non l’unica) della nostra democrazia.
A cura del Dipartimento Politiche Migratorie della UIL