Roma, 10 gennaio 2008 - Si è tenuto, due giorni fa presso il Viminale a Roma, l’incontro richiesto dalle OO. SS. e dai patronati CEPA per una prima valutazione della gestione e dei risultati relativi ai flussi 2007 per l’ingresso di lavoratori extra UE. Com’è noto l’accesso alle quote d’ingresso è avvenuto in tre scadenze (il 15, il 18 ed il 21 dicembre) e solo attraverso procedura informatica, con risultati al di fuori di ogni previsione: 684.000 domande d’assunzione contro le 170 mila quote previste. Per parte governativa era presente il sottosegretario con delega su immigrazione ed asilo, On.le Marcella Lucidi, accompagnata dal Prefetto Mario Ciclosi e dal Viceprefetto Daniela Parisi. La delegazione sindacale era accompagnata dai responsabili immigrazione dei sindacati (per la UIL Giuseppe Casucci, accompagnato da Angela Scalzo); il CEPA è stato rappresentato da Alberto Sera, Vicepresidente ITAL, accompagnato da rappresentanti di INCA, INAS e ACLI.
Ad inizio riunione è stata fatta una panoramica dei dati emersi dai tre click day, in merito alle domande inviate via telematica: alla data attuale abbiamo un totale di 683.799 domande di nulla osta inviate, di cui 391.864 le richieste per lavoratori da impiegare in lavori domestici e assistenza alle persone (modello A) e 286.460 quelle per il lavoro subordinato (modello B). Tra le nazionalità dei lavoratori più richiesti risultano:il Marocco 116.897; Cina Popolare; 70.107; Bangladesh 67.279; India 47.819; Ucraina 44.042; Moldavia 35.794; Albania 35.257; Pakistan 34.154; Sri Lanka (Ceylon) 27.197; Filippine 25.977. Le tre città con maggiori richieste sono state: Milano (74.362); Roma (44.928) e Brescia (42.340). Mentre le tre richieste più basse sono venute da Padova (14.425); Reggio Emilia (13.563) e Mantova (13.294).
Il bilancio di questa nuova fase di sperimentazione dei flussi, via telematica, è per il Prefetto Ciclosi estremamente positivo, “non solo perché ha potuto evitare le code davanti gli uffici postali, ma anche perché ha permesso a tutti, individualmente o attraverso il sostegno di patronati ed associazioni, di presentare la propria richiesta attraverso un sistema che elimina gli errori alla fonte e permette di presentare solo domande formalmente corrette”. Il sottosegretario On.le Lucidi ha rilevato come il sistema abbia “retto una mole di domande di gran lunga superiore alle previsioni, ed assorbito le carenze di altri decreti”. C’è naturalmente “una domanda espressa di gran lungo superiore alle disponibilità di un decreto che – in assenza dell’approvazione (si spera a breve) del documento di programmazione triennale – non poteva per legge che essere uguale al precedente (170.000 unità)”. La procedura informatica “ha già prodotto un notevole accorciamento dei tempi di gestione delle pratiche che sono già state tutte inviate agli uffici provinciali del lavoro, ai quali quotidianamente il Ministero chiede di lavorare con celerità”. Ad una sottolineatura di parte sindacale, il sottosegretario ha riconosciuto che nel 2006 solo una parte dei nulla osta concessi si sono trasformati in visti d’ingresso e posti di lavoro regolari, a causa del notevole pregiudizio sofferto dagli immigrati che devono ritornare nel Paese d’origine (con rischio d’espulsione in uscita), attendere i tempi a volte lunghi dei nostri consolati e magari rischiare di non ritrovare più il posto di lavoro al ritorno.
Ma il problema più grosso è stato rappresentato nelle parole di Alberto Sera, a nome di tutti i patronati CEPA. “Patronati, ha detto Sera, che dalla procedura hanno sofferto condizioni di penalizzazione, con vantaggio di chi la pratica l’ha inviata individualmente”. In pratica, secondo le spiegazioni dei patronati, nella prima giornata del 15 dicembre il sistema informatico del Viminale è andato in tilt, non riuscendo a riconoscere la nazionalità dei srilankesi. La dicitura Sri Lanka (Ceylon) non veniva riconosciuta a causa della parentesi: allora, se da un qualsiasi computer d’invio partiva la richiesta di nulla osta per un immigrato dello Sri Laka, da quel momento in poi il sistema del Viminale non accettava altre domande provenienti dallo stesso computer. Il problema tecnico si è risolto solo attorno alle 15.00, quando ormai le quote di quel giorno erano esaurite. Il sistema, inoltre, premiando la domanda individuale sulla collettiva, ha finito per far vincere chi di computer ne aveva molti (i privati) a danno degli invii collettivi.
I dati dei patronati sull’assistenza fornita riguardano nel complesso un numero vicino alle 160.000 pratiche gestite ed inviate (l’Ital ne ha fatte oltre 29.000). E’ stato fatto notare come quei datori di lavoro siano reali, mentre non si possa dire lo stesso per le domande provenute da molti privati e di consulenti che, tra l’altro, hanno fatto pagare l’assistenza fino a 500 euro a pratica, mentre i patronati offrivano assistenza gratuita. E’ stato fatto notare al Sottosegretario che in questo modo si finirebbe per danneggiare la gente che si è rivolta ai patronati, e che è necessario sia (sul piano tecnico) una verifica tecnica sui criteri e sul metodo di assegnazione della graduatoria, mentre sul piano politico è urgente dare una risposta alla grande sproporzione tra domande di assunzione e posti disponibili. “Se si risponde su questo piano – ha osservato la UIL – si ridimensiona anche il problema creatosi con i patronati”.
Nel suo intervento il rappresentante UIL ha rilevato come la lettura dei dati (come anche per quelli del 2006) ci deve indurre ad un attenta riflessione. E cioè:
a) Che l’area dell’irregolarità tra gli stranieri è in forte accelerazione, attratta da una economia sommersa in Italia molto superiore alla media europea e che i decreti flussi si limitano a rincorrere una situazione di irregolarità di fatto; e che il tamponare le situazioni, finisce per produrre un effetto richiamo per altri irregolari;
b) Che esiste una conoscenza ancora incompleta delle caratteristiche di questa immigrazione ( chi sono, da dove vengono, in che modo e grazie a chi, se intendano rimanere o si spostano nell’area Schengen, ecc.), il che rende più difficile tracciare e monitorare i flussi sotterranei d’ingresso;
c) Che – a causa della legge attuale in vigore – è molto più facile entrare in Italia da irregolari e trovare lavoro nero, tanto prima o poi arriverà un decreto o una sanatoria a sistemare le cose; questo stato di cose potrebbe riprodursi in futuro, anche con la nuova legge, se non si vince una cultura del sommerso e dell’aggiramento delle leggi;
d) Che se questo continuerà a lungo, sarà inevitabile il moltiplicarsi di forme anche plateali di insofferenza verso l’immigrazione, anche per il peggiorare della situazione occupazionale in aree del Paese prima floride;
e) Infine che l’estensione dell’area di presenze irregolari rende più difficile e lungo il processo di integrazione.
Da parte di tutti è stato richiesto di considerare accettabili le domande valide ai fini del prossimo decreto flussi da farsi in tempi rapidi. Il Governo, si è detto, deve però considerare l'insieme di questo problema e dare risposte. Per la UIL non è sufficiente (anche se doveroso a questo punto e probabilmente inevitabile) porre rimedio all'area estesa di irregolarità, va cambiata la legge e, nel frattempo, vanno messi comunque a punto nuovi strumenti di monitoraggio e gestione dei veri flussi reali d'ingresso (non solo quelli programmati, ma quelli che entrano nella realtà).
In conclusione dell’incontro il Sottosegretario Lucidi ha dato la disponibilità immediata ad una verifica tecnica sulla graduatoria, rinviando ad un approfondimento politico con i due ministri interessati (Amato e Ferrero) per trovare una soluzione alle domande presentate in eccesso. Va dato atto della grande disponibilità del Viminale ad ascoltare, ad affrontare i problemi ed a cercare soluzioni possibili e condivise con il sindacato.
A cura del Dipartimento Politiche Migratorie UIL