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Feneal – UIL

Radiografia degli edili stranieri nella provincia di Roma

Un’indagine che ha coinvolto mille lavoratori del settore stranieri nel territorio della provincia

Roma, 25 giugno - Hanno un’ età media di 35 anni, la maggioranza di loro vive e lavora nella Capitale da circa cinque anni. Sono perlopiù pendolari, risiedono per il 20% nella periferia di Roma. Una scelta forzata, dettata solo da ragioni puramente economiche. La stragrande maggioranza viene da paesi europei (l’81, 8%); seguiti dagli africani (il 9,1%) e dai paesi sud americani (6,1%). A spingerli a venire a lavorare in Italia è per il 97% il motivo economico. La maggioranza degli intervistati, il 75,8%, tiene a precisare che si tratta di una parentesi della loro vita perché appena possibile tornano a vivere nel paese di origine. E’ la fotografia scattata dalla Feneal Uil di Roma e provincia sui lavoratori edili stranieri che gravitano su Roma e provincia per misurare il grado di percezione dell’integrazione. Un’ indagine singolare che ha coinvolto 1000 lavoratori stranieri attivi sul nostro territorio che hanno risposto ad un quesito articolato di circa 50 domande a quesiti multipli. Un’indagine nata dalla convinzione del sindacato di categoria che non può esserci sicurezza, prevenzione e formazione nei luoghi di lavoro se non si conosce il livello di integrazione dei lavoratori. E già, perché solo attraverso politiche adeguate che facilitano i processi di integrazione è possibile alimentare nei lavoratori stranieri la cultura dei diritti contrattuali e di sicurezza nei cantieri edili. Un’ utopia? Assolutamente no se si considera un dato che balza subito agli occhi: il livello di istruzione dei lavoratori edili nei nostri cantieri supera di gran lunga quello dei nostri connazionali. Il 39,4% possiede un diploma di istruzione secondaria, il 9,1% ha una laurea o un diploma universitario. Segno che il lavoratore straniero impiegato nell’edilizia ha già di per sé una predisposizione acquisita alla formazione. Una formazione che spesso gli è negata sui luoghi di lavoro, quando questa è relativa alla sicurezza. I dati lo confermano: l’87% ha come datore di lavoro un imprenditore italiano. Ma per il 15,1% è uno sconosciuto. Da qui si scopre come il 54,5% dei lavoratori intervistati dichiara che il suo datore di lavoro non ha contribuito affatto alla formazione per la messa in sicurezza nei luoghi di lavoro. Tanto che il 60,7% del campione ammette di non avere mai avuto occasione di partecipare a corsi di formazione di settore. Scavando nei dati emerge come la qualifica di quanti sono occupati nell’edilizia è sempre quella più bassa perché economicamente più vantaggiosa per l’imprenditore che riesce a compiere comunque l’opera avendo a disposizione professionalità capaci ma non riconosciute contrattualmente. Alla domanda “qual è la tua qualifica attuale?” il 45,5% degli intervistati risponde quella di operaio comune; il 33,3% invece si classifica come operaio qualificato. L’indagine poi sfata la tesi comuni del cattivo rapporto che intercorre tra il lavoratore straniero con quello di casa nostra: il 96,9%, infatti, ritiene di avere un rapporto ottimale con gli italiani. Segno che tra i lavoratori esiste lo spirito della solidarietà e della partecipazione.

Sarebbe un bene, sostiene la Feneal Uil di Roma e provincia, che questo spirito solidale tra i lavoratori si trasferisse anche ai livelli più alti. Va detto per dovere di cronaca che esiste un sommerso rappresentato da quanti sono impiegati nei lavori edili: il 12,1% degli intervistati ammette (dietro la garanzia dell’anonimato) di non avere il permesso di soggiorno; il 24,2% possiede la carta di soggiorno; il 54,6% ha il permesso di soggiorno; solo il 9,1% è a tutti gli effetti cittadino italiano. Insediarsi nel territorio romano non è stato difficile. Il 46,6% dei lavoratori stranieri ha trovato casa in un anno. Il 3% degli intervistati dichiara di avere acquistato una casa, mentre il 69,7% ha un contratto regolare di affitto. Il 18,2% risiede presso alloggi di parenti, amici o conoscenti. Alla domanda “hai mai utilizzato i servizi sociali” il 54,6% risponde di no; il 21,2% poco; solo il 12,1% ammette di essere ricorso al sostegno dei servizi sociali più volte. Il dato cambia alla domanda “A Roma hai usufruito di sussidi, indennità di disoccupazione o integrazioni canone affitto?”: il 24,2% ha risposto positivamente, mentre il 75,8% non vi è mai ricorso. I lavoratori stranieri poi puntano il dito contro una carenza di informazione da parte dei mezzi di comunicazione (giornali, radio e tv). Per il 62,5% non vi è una copertura sulle tematiche che li riguarda se non quando queste sono riconducibili a fatti di cronaca nera. Il 37,5% ritiene invece che l’informazione svolge appieno il suo compito. Un capitolo a parte riguarda il livello di tolleranza. Al quesito “nella provincia di Roma sei stato vittima di episodi di razzismo” il 42,4% dichiara di sì senza entrare nel merito, mentre per il 57,6% ha risposto di non avere mai subito manifestazioni riconducibili a comportamenti razziali. Da qui, al quesito relativo al loro livello di miglioramento della qualità della vita dal momento in cui sono arrivati a Roma, il 75,6% si ritiene soddisfatto contro un 34,4% deluso dalle aspettative. Per la Feneal Uil di Roma e provincia i dati confermano la disponibilità del lavoratore straniero ad integrarsi nel territorio. Non esistono tabù che possono frenare un tale processo. Serve invece una svolta capace di rompere gli steccati, anche culturali di chi amministra il bene pubblico, che impediscono una piena e soddisfacente integrazione sul territorio. Da qui un ruolo fondamentale spetta alla regione Lazio che deve attuare una seria politica sulla formazione dotandola di risorse economiche adeguate e finalizzate a tale scopo senza lo spettro del dirottamento dei finanziamenti in altri comparti come già avvenuto. E’ dunque necessario un coordinamento dei vari assessorati con delega sulla formazione.

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