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Immigrazione

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Presidenza del Consiglio dei Ministri

Resoconto della riunione con le Organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro sul “documento programmatico sull’immigrazione 2007-2009”

Roma, 12 settembre 2007 – Si è tenuto ieri, presso il Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma, l’incontro tra rappresentanti del governo e dirigenti delle OO.SS. ed associazioni dei datori di lavoro.

L’occasione era relativa al confronto e approfondimento sulla bozza di documento programmatico preparata dal governo in materia di “politica dell’immigrazione e degli stranieri nel territorio dello Stato, per il triennio 2007 – 2009”. Va ricordato che la partecipazione delle parti sociali all’elaborazione della programmazione in materia migratoria è previsto dall’art.3, comma 1°, del decreto legislativo n. 286/1998.

Alla riunione, convocata dal dirigente generale della Presidenza dott. Donato Attubato, erano presenti per parte governativa numerosi esponenti e prefetti dei ministeri del lavoro, dell’interno e degli esteri. Le parti sociali avevano mandato i propri responsabili dei dipartimenti immigrazione. La Uil era rappresentata da Giuseppe Casucci.

E’ stato riconosciuto da parte di tutti il valore innovativo del documento preparato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che rappresenza sicuramente un grande passo in avanti rispetto a quelli passati in materia di immigrazione, considerata finalmente come “un grande fenomeno strutturale, destinato a consolidarsi nei prossimi anni, e vitale per la dinamicità della nostra stessa economia”. L’immigrazione, dunque, non come problema ma come risorsa e potente leva di trasformazione positiva; immigrazione anche come fattore complesso che interagisce con le trasformazioni della nostra società e che va governato e valorizzato nelle sue varie dinamiche, pena l’insorgere di fenomeni di intolleranza e rifiuto.

Il documento è suddiviso in sei grandi capitoli:

1. politiche di governo degli ingressi e del lavoro;
2. interventi per favorire inclusione ed accoglienza;
3. politiche di contrasto alle discriminazioni razziste e xenofobe;
4. politiche di contrasto al traffico di persone e all’irregolarità;
5. partenariato e cooperazione a livello europeo e internazionale;
6. Richiedenti asilo e rifugiati.

Nel merito, è stato fatto rilevare da molti come il grande capitolo assente nel documento sia quello relativo alla necessità di riformare le attività e le strutture di rappresentanza diplomatica, favorendo quelle presenti nei Paesi di origine e transito dei migranti diretti in Italia. Di fatto molti consolati si sono rivelati dei veri “colli di bottiglia” relativamente agli ingressi legali, specialmente in materia di lavoro o familiari, ma anche per motivi di studio o altri. Una situazione causata dalle scarse risorse umane e materiali in cui versano molti consolati, ma anche dall’assenza di una politica di riqualificazione dei funzionari, finora abituati a trattare temi esclusivamente concernenti gli italiani.

Questa situazione di difficoltà e la farraginosità della normativa, purtroppo, ha anche favorito – a detta di molti osservatori – fenomeni patologici di speculazioni e commerci ai danni degli immigrati, costretti spesso a pagare somme ingenti ad intermediari locali (presuntamente) in contatto con il personale dei consolati, e che si dicono in grado di accelerare le procedure in cambio di soldi. E’ dunque necessario un grande approfondimento sul ruolo dei consolati nei Paesi di maggior pressione migratoria verso l’Italia. Tema, tra l’altro, ben presente stessa proposta di riforma Amato-Ferrero.

Per quanto riguarda le politiche di contrasto all’irregolarità, la Uil ha fatto rilevare come questa battaglia si debba condurre a due importantilivelli:

Altro aspetto toccato è quello relativo al tema delle discriminazioni. Da più parti si è detto che la UE ha criticato il modo in cui le direttive in materia sono state ratificate ed applicate da parte italiana. Le critiche UE si appuntano agli aspetti che riguardano la non applicazione del concetto di “inversione dell’onere della prova”, cosa che attualmente obbliga il lavoratore discriminato a dover dimostrare di esserlo stato (non l’impresa, come avviene in altri paesi UE), portando la UE a definire l’Italia il Paese dove maggiormente questi comportamenti restano impuniti.

Altra critica riguarda l’esistenza nella nostra normativa di “discriminazioni indirette” a danno degli immigrati (un tema più volte sottolineato dalla UIL), cosa che contraddice la supposta uguaglianza di trattamento che la legge imporrebbe tra cittadini italiani e non. Si è chiesto, dunque, che nel documento questi temi (in parte toccati) vengano esplicitati, insieme alla necessità di una maggiore autonomia e decentramento dei poteri e delle competenze dell’Ufficio Anti Discriminazioni Razziali (UNAR).

Il rappresentante della UIL, inoltre, oltre ad aver espresso un parere favorevole alla filosofia ed organicità del documento di programmazione del governo, ha comunque richiamato l’attenzione sul rischio di una certa “teoricità” nell’approccio al tema; soprattutto ad una sottovalutazione di fatto di quanto avviene nella realtà in materia di  governance (o assenza di governo) del fenomeno migratorio. “Dal 21 luglio del 2006 – ha detto il rappresentante UIL – è di fatto impossibile entrare legalmente per lavorare in Italia (tranne come stagionale). Non è stato ancora completato l’esame delle domande dei decreti flussi 2006 e si preannuncia l’assenza di un decreto flussi nel 2007. Nel frattempo la presenza irregolare è aumentata, insieme al tasso di devianza tra gli stranieri. Il tutto si traduce in maggiore insicurezza da parte dei cittadini italiani, e nella crescita di insofferenza verso gli stranieri, aumentata dal modo in cui i mass-media hanno trattato alcuni fatti di cronaca”.

Non c’è dubbio che un clima di questo genere (genuino o fomentato che sia) non facilita l’esame della riforma in materia di immigrazione presentata in Parlamento. Il tutto è reso più difficile dal fatto che i meccanismi in vigore sono quelli della Bossi-Fini, che rischiano di rimanere ancora a lungo, con tutti i danni immaginabili in materia di buon governo di questi fenomeni sociali.

“Se non saremo in grado di dare risposte sui meccanismi d’ingresso legali, e sulla capacità di decidere quale società futura vogliamo – ha detto la UIL- rischiamo di veder aumentare la conflittualità sociale  interna e di non essere in grado di far prevalere il necessario spirito di accoglienza e l’integrazione.

L’ultimo aspetto trattato è stato quello relativo alla (assenza di) titolarietà del coordinamento in materia migratoria dei vari uffici a livello centrale e periferico. E’ stato ricordato come spesso i contenuti di direttive e/o circolari in materia di permessi di soggiorno emessi da un Ministero, corrano il rischio di essere mal interpretati quando non disattesi o criticati da parte di altre istanze dello Stato o della Pubblioca Amministrazione (valga per tutti l’esempio della validità del cedolino in attesa del permesso di soggiorno, in materia di rinnovo del contratto di lavoro, o di viaggio all’estero).

Esiste dunque un problema di maggior chiarezza nelle direttive e nelle informative tra i vari uffici, ma anche un problema di molteplicità delle competenze e delle procedure; la duplicità (a volte inutile) degli atti o documenti richiesti influisce non poco sulla farraginosità della procedura e sulla lunghezza dei tempi della sua conclusione.  Si è auspicato, in questo senso, una maggiore attenzione al coordinamento delle funzioni dei vari uffici, ed una semplificazione delle procedure soprattutto al fine di ridurre i tempi troppo lunghi di consegna dei permessi di soggiorno.

Resta il problema dellaoipportunità o meno di una titolarietà unica di coordinamento delle questioni e degli atti in materia di immigrazione. Un tema controverso su cui ci sono posizioni discordanti “anche perchè – è stato detto da un prefetto – mette in discussione il principio dell’autonomia dei ruoli nei vari Dicasteri”.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, su questo, ha aggiunto di essere l’unica titolare di funzioni di coordinamento.

La riunione si è conclusa con un apprezzamento generale sul livello del dibattito, con l’impegno a tenere conto dei vari suggerimenti venuti e con l’invito a far pervenire eventualmente contributi scritti.

A cura del Dipartimento Politiche Migratorie

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