A cura del Coordinamento Nazionale Dipartimento Politiche Migratorie UIL
Roma, 29 novembre - L'Italia riconosce da tempo il diritto d'asilo, sia tramite l'adesione a diversi accordi internazionali, sia attraverso la nostra Costituzione. Manca però una legge organica, alla pari di quelle esistenti negli altri paesi dell'Unione. Un importante passo avanti è stato fatto il 9 novembre scorso, quanto la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha emanato i decreti a recepimento di due direttive europee (la 2004/83/CE e la 2005/85/CE) sulle "procedure" e sull'attribuzione della "qualifica" di rifugiato. "I 75 articoli che entreranno in vigore il 1ï¾° gennaio, sono certo la più importante riforma in materia dalla legge Martelli del '90, e contengono aspetti per cui il sindacato si è battuto da anni insieme all'Unhcr e ad altre organizzazioni, come ad esempio il Consiglio italiano per i rifugiati. Nondimeno, negli ultimi anni le cose non sono andate lisce per i richiedenti asilo.
Tra 21 aprile 2005 e 20 settembre 2007, più di 25mila persone hanno chiesto asilo in Italia. Di queste, oltre 9mila (il 40,3%) hanno ricevuto il diniego, sia come rifugiato sia per protezione umanitaria.
Inoltre, le modifiche introdotte al quadro delle norme con i nuovi decreti, diminuiscono il margine di incertezza sullo status di rifugiato e danno teoricamente diritto al lavoro, ma da qui a rendere questo diritto esigibile ce ne corre.
Un rifugiato è lasciato sul mercato a cercare lavoro come tutti gli altri, senza formazione specifica o corsie di sostegno per un’occupazione che dia diritto concreto ad una vita dignitosa ed al ricongiugimento con la propria famiglia.
Ci sono programmi e progetti promossi da molte associazioni, molto pregevoli in aiuto dei percorsi professionali dei rifugiati. Manca però una programmazione organica in questo senso da parte dello Stato.
Forse, proprio per questo, non basta ratificare le sia pur importanti direttive europee, ma serve davvero una riforma organica della normativa sull’asilo.