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IMMIGRAZIONE

Decreto Flussi 2006, novità: Tavolo di confronto
sull'immigrazione

Secondo round ieri al Ministero dell’Interno sui temi dell’immigrazione e dell’imminente pubblicazione del decreto flussi 2006. Come quello scorso del 16 gennaio u.s., l’incontro è stato presieduto dal Sottosegretario Gianpiero D’Alia (che si è dovuto comunque assentare quasi subito), rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil (per la Uil era presente Giuseppe Casucci) e, grande novità, rappresentanti del Ministero del Welfare (il Direttore Generale Maurizio Silveri) e degli Esteri (il responsabile Ufficio Visti, Consigliere Franzoni). Sempre presente ed attiva il Prefetto Anna Maria d’Ascenzo, che ha coordinato e curato la preparazione dell’incontro, chiedendo la presenza dei colleghi degli altri ministeri. Il tavolo, come già detto in precedenza, è stato ricostituito dopo un incontro nell’ottobre scorso tra i tre segretari generali delle Confederazioni ed il Ministro dell’Interno.

La riunione allargata di ieri era stata sollecitata dalle tre Confederazioni sindacali in ragione della necessità ed urgenza di dare indicazioni certe ai cittadini sui tempi e sulle modalità di accesso alle quote d’ingresso riservate ai cittadini extracomunitari. Quest’anno il decreto flussi prevede 170.000 quote d’ingresso per cittadini extra europei ed un secondo decreto di uguale entità per cittadini neocomunitari.  I decreti dovrebbero aver già superato l’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera ed essere in fase di traghetto alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, per passare poi all’esame della Conferenza unificata Stato, Regioni, Città ed Autonomie Locali, e proseguire poi l’iter che prevede un passaggio alla Corte dei Conti, il ritorno alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed infine l’invio al Quirinale per la ratifica del Presidente Ciampi. Ultimo atto dovuto la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Nel corso dell’incontro si è avuta la conferma che la pubblicazione dei decreti non potrà avvenire prima di fine febbraio, con possibili slittamenti ad inizio marzo.

Tra le novità introdotte su richiesta sindacale alcuni accorgimenti che dovrebbero rendere meno “iniqua” la corsa agli uffici postali da parte delle famiglie e dei datori di lavoro:

Accettazione domande: è stato suggerito che la data di accettazione delle raccomandate alle Poste debba slittare di una settimana dopo la pubblicazione dei decreti sulla Gazzetta Ufficiale, dando la possibilità a tutti di preparare per tempo la documentazione necessaria;

Modulistica: quest’ultima varierà quasi sicuramente visto l’accordo raggiunto tra Governo e Poste per la digitalizzazione delle pratiche. Questa renderà necessaria una modulistica adatta alla lettura ottica. L’ente Poste dirà entro breve se sarà in grado di offrire in tempo utile il servizio, in questo caso la modulistica pubblicata sui siti dovrà essere sostituita con documentazione fornita dalle stesse Poste, con largo anticipo si spera sull’uscita dei decreti;

Orario: un altro “accorgimento” sarà quello di stabilire un orario unico di accettazione delle raccomandate, da parte degli uffici postali, al fine di evitare il caos creatosi l’anno scorso con orari differenziati e premio ai più furbi e veloci. L’orario stabilito non è ancora certo ma sembra possa essere quello delle 08.30.

Costi delle pratiche: è stato richiesto all’Amministrazione una circolare esplicativa dei vari aspetti di applicazione dei flussi, compresa la sottolineatura che i costi di 30 € da pagare alle poste sono (nel caso di primo ingresso) ad esclusivo carico dei datori di lavoro;

Sportelli unici: tra gli altri aspetti toccati, quello della garanzia di funzionalità degli sportelli unici (che com’è noto ricevono le nuove richieste d’ingresso, e quelle relative ai ricongiungimenti, ma che non dappertutto sono attrezzati);

Garanzia di risposta da parte dell’Amministrazione: abbiamo chiesto una risposta certa (positiva o negativa che sia) per chi presenta la domanda, entro i 60 giorni previsti dalla legge;

Tutto questo, è stato il commento dei rappresentanti sindacali, non risolve il problema di un meccanismo (le quote d’ingresso) inadeguato, costoso e farraginoso, ma almeno ne attenua (si spera) l’effetto “lotteria” che ha accompagnato negli anni scorsi simili provvedimenti. Quanto al secondo decreto (170.000 ingressi) per i neocomunitari, è stato chiesto al Ministero del Welfare se fosse a conoscenza del fatto che almeno un terzo delle quote messe a disposizione nel 2005 (79.500) non è stato utilizzato, e se le recenti dichiarazioni del Ministro Maroni preludevano al proseguimento della moratoria contro la libera circolazione dei lavoratori cittadini  di otto dei dieci Paesi che sono entrati nell'Ue a maggio 2004 (Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia ed Ungheria.). Com’è noto, la moratoria scadrà ad aprile, ma il governo ha la possibilità di prorogarla per altri 3 anni.

Il rappresentante del Welfare ha spiegato che il secondo decreto è un atto dovuto, in quanto il principio della normativa prevede che si dia ai cittadini neocomunitari chances d’ingresso per lavoro “non inferiori a quelle concesse agli extra UE”. E’ noto che queste quote vengono poco utilizzate, ha riconosciuto Silveri, ma il decreto è comunque “dovuto”. Quanto al proseguimento della moratoria, ha rilevato Silveri, questo potrà essere deciso solo dal Governo in carica alla data del 1° maggio 2006.

Da parte sindacale è stato comunque fatto rilevare l’ipocrisia che sta alla base dei decreti flussi, “visto che è noto a tutti, specie ai presenti a questa riunione – ha  detto la UIL – che i lavoratori per i quali verrà richiesta la quota d’ingresso, sono al 95% già presenti in Italia irregolarmente, lavorano in nero, e sono costretti ad utilizzare mezzi ed organizzazioni illegali anche per uscire dall’Italia”. E’ noto infatti, che se una richiesta viene accettata nell’ambito dei nuovi flussi, il lavoratore irregolare dovrà uscire per recarsi al consolato italiano nel paese di provenienza. Per non essere intercettato alla frontiera, è costretto a fare ricorso a forme illegali d’uscita. “In effetti, è stato detto, il meccanismo della Bossi-Fini finisce per arricchire personaggi senza scrupoli e incrementare il lavoro nero”. Nessuno dei funzionari ministeriali presenti al tavolo ha avuto obiezioni per queste considerazioni, tranne quella che “qui si parla solo di accorgimenti da adottare, a legislazione invariata”.

Il tema degli abusi dell’Amministrazione, comunque, è stato ripreso quando si è parlato con il Consigliere Franzoni (Esteri) dei tempi eterni di risposta dei consolati alle richieste di ingresso e, soprattutto, di ricongiungimento familiare. “Ritardi, è stato detto, che si traducono spesso di fatto nella negazione dei diritti”. Il nulla osta per ricongiungimento, infatti, ha una durata di sei mesi. Se, trascorso questo tempo, la pratica non è iniziata al consolato, si rischia di dover iniziare da capo tutta la procedura.

Paesi come il Pakistan, Perù, Marocco e molti altri hanno tempi di attesa che vanno da sei mesi a due anni. Una situazione insostenibile, che il rappresentante degli Esteri addossa interamente alla scarsità del personale ed ai tagli della Finanziaria. Situazioni specifiche, comunque, possono essere affrontate in incontri puntuali tra sindacati e Ministero degli Esteri.

In conclusione d’incontro il Prefetto D’Ascenso ha ricordato la vicina firma del protocollo tra Ministero dell’Interno, Patronati, Poste ed Enti locali. La ratifica dell’accordo, che dovrebbe avvenire la prossima,  servirà a  fornire una adeguato servizio di compilazione e monitoraggio delle pratiche presentate dai lavoratori stranieri, con positive ripercussioni sui tempi delle stesse.

Sarà nostra cura mantenere informate le strutture UIL  ed i cittadini stranieri sugli sviluppi prossimi futuri iniziati da questo tavolo di confronto, anche attraverso la pubblicazione di notizie sul sito www.uil.it/immigrazione.

Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL

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