52.080 unità arriveranno da 20 paesi con cui l’Italia ha sottoscritto o sta per sottoscrivere specifici accordi di cooperazione in materia migratoria; 30 mila quote sono destinate per lavoratori domestici o assistenti alla persona; 3000 convertiranno permessi di studio in lavoro; 3000 sono permessi concessi per tirocini e formazione in Italia, 4000 convertiranno lavoro stagionale in subordinato a tempo indeterminato, 1000 riguardano permessi di lungo soggiorno per lavoro subordinato concessi da altri stati europei; 500 riguardano permessi di lungo soggiorno per lavoro autonomo concessi da altri stati europei; 4000 riguardano cittadini extra UE che abbiano completato all’estero la formazione, ai sensi dell’art. 23 del testo unico sull’immigrazione. 500 quote infine sono destinate a cittadini extra UE che abbiano almeno un genitore di origine italiana (terzo grado in linea diretta).
(di Giuseppe Casucci)
Roma, 15 dicembre 2010 – Il documento porta la data del 30 novembre 2010, ed è firmato dallo stesso Presidente del Consiglio. A distanza di due anni dall’ultimo, un nuovo decreto flussi aprirà le porte dell’Italia per lavoro a 98.080 cittadini di paesi non comunitari. Anzi tre anni, perché il decreto flussi del 2008 (del 10 dicembre) andò a ripescare 150 mila domande in eccesso pervenute nell’ambito del decreto flussi del 30 ottobre 2007 (che aveva previsto 170 mila quote, ma nel arrivarono oltre 500 mila). Da allora non ci sono stati altri dispositivi d’ingresso per motivi di lavoro, se si esclude la regolarizzazione dell’anno scorso. Infatti, il 3 agosto 2009, con la legge 102, è stato dato avvio ad una procedura di emersione – limitata a colf e badanti – che ha portato alla presentazione di oltre 294 mila domande.
Dunque regolarizzazione di lavoratori presenti irregolarmente che, con l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, rischiavano l’espulsione e – se espulsi due volte – rischiavano una condanna fino a tre anni di carcere. Purtroppo, la regolarizzazione non è stata estesa a tutti i settori produttivi e molti lavoratori stranieri sono ancora costretti ad una condizione di clandestinità.
Per due o tre anni, dunque, l’Italia ha chiuso le porte all’ingresso regolare per lavoro. La crisi economica, ed il suo impatto sul lavoro anche etnico, ha reso consigliabile frenare gli ingressi. La UIL è stata comprensiva verso questa decisione, in quanto in fase di crisi economica è bene tutelare chi è già in Italia e rischia il posto di lavoro. Abbiamo chiesto erò, nel contempo, di regolarizzare chi aveva un lavoro onesto (anche se irregolare) e di considerare gli ammortizzatori sociali reddito utile ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno.
Questo, da una parte per dare più tempo all’immigrato che perde il lavoro di trovarne uno nuovo (oggi ha solo sei mesi di tempo), dall’altra per combattere il rischio di un aumento del lavoro nero e della clandestinità. Sappiamo che nel ddl del Governo “nuove disposizioni in materia di sicurezza” dello scorso 5 novembre, questa richiesta è stata considerata e lo apprezziamo. Come diamo ora un giudizio positivo sull’apertura dei flussi (sia pure in forma limitata).
Ecco di seguito una informazione schematica su come le quasi 100 mila quote verranno suddivise.
Le 52.080 quote destinate ai Paesi con cui l’Italia sottoscrive accordi sono così ripartite:
1) 4500 per cittadini albanesi;
2) 1000 per cittadini algerini;
3) 2400 per cittadini del Bangladesh;
4) 8000 per cittadini egiziani;
5) 4000 per cittadini filippini;
6) 2000 per cittadini ghanesi;
7) 4500 per cittadini marocchini;
8) 5200 per cittadini moldavi;
9) 1500 per cittadini nigeriani;
10) 1000 per cittadini pakistani;
11) 2000 per cittadini senegalesi;
12) 80 per cittadini somali;
13) 3500 per cittadini dello Sri Lanka;
14) 4000 per cittadini tunisini;
15) 1800 per cittadini indiani;
16) 1800 per cittadini peruviani;
17) 1800 per cittadini ucraini;
18) 1000 per cittadini del Niger;
19) 1000 per cittadini del Gambia;
20) 1000 per cittadini di altri Paesi non UE che concludano accordi con
l’Italia finalizzati alla regolamentazione dei flussi d’ingresso e delle
procedure di riammissione.
Il decreto prevede poi quattromila ingressi per lavoratori che hanno partecipato a programmi di formazione nei Paesi di origine, e cinquecento ingressi per discendenti di italiani in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile inseriti negli elenchi dei consolati. Infine, via libera anche a undicimila conversioni di permessi per studio, tirocinio, stagionali e lungo soggiornanti (rilasciati da altri Paesi Ue) in permessi per lavoro subordinato, e a cinquecento permessi per lungo soggiornanti (rilasciati da altri Paesi Ue) in permessi per lavoro autonomo. Ecco uno schema riassuntivo della suddivisione.
l decreto flussi ora dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (si spera entro dicembre), dopo di che questi sono i termini che dovranno essere rispettati per la presentazione (che avverrà solo online e può essere fatta attraverso i patronati):
a) Per i 52.080 lavoratori provenienti dai Paesi con cui l’Italia ha in corso o sta per firmare accordi in materia migratoria: dalle ore 08.00 del 31° giorno successivo alla pubblicazione sulla G.U. del decreto flussi;
b) Per tutti gli altri: dalle ore 08.00 del 34° giorno successivo alla pubblicazione sulla G.U. del decreto flussi;
>> La bozza non ancora ufficiale del decreto flussi