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Tassa sui permessi di soggiorno

Count-down in attesa degli aumenti

Da lunedì prossimo i rinnovi costeranno fino a 100 euro in più. Per richiedere il permesso per lungo soggiornanti ce ne vorranno € 200. Corsa degli stranieri a presentare la domanda prima della deadline.

(Redazionale UIL) - Roma, 24 gennaio 2012. Solo alcune settimane fa alcuni ministri avevano considerata necessaria una “approfondita riflessione” sulla tassa sui permessi di soggiorno, da non applicarsi a pioggia e sulla necessità di considerare una modulazione proporzionale della tassa sulla base del reddito famigliare dei richiedenti. Poi non se ne è saputo più nulla, ed ormai mancano solo sei giorni all’entrata in vigore di un balzello, introdotto nel 2009 con il “pacchetto scurezza” e che ha un carattere evidentemente punitivo nei confronti degli immigrati. La Uil ha da subito definito ingiusta la “tassa di soggiorno” in quanto “va ad aggiungersi alle tante altre sopportate dai cittadini (stranieri e non), senza che, a dovere certo, corrisponda uguale fruibile diritto”. In effetti, è ben noto che l’Amministrazione dello Stato è incapace di rinnovare il permesso in venti giorni come prescrive la legge e il servizio reso arriva con ritardi a volte insopportabili. Al danno di tempi interminabili per avere il permesso, ora si vuole aggiungere la beffa di un cattivo servizio a prezzi esosi. In questo senso, ha chiesto la UIL, il Governo deve fare un passo indietro seguendo una logica di equità solidarietà. A partire dalla prossima settimana, tranne ripensamenti tardivi dell’Esecutivo, chi chiede il primo rilascio o il rinnovo sarà costretto a pagare, oltre ai 30 euro richiesti da poste italiane per il servizio e al contributo di 27,50 euro per la stampa del permesso elettronico, anche  80 euro se il permesso è annuale, 100 euro se il permesso è biennale o 200 euro se è un permesso per soggiornanti di lungo periodo, la cosiddetta carta di soggiorno. Convinti che ormai la tassa sia inevitabile, migliaia di cittadini stranieri nelle ultime settimane si stanno rivolgendo ai patronati per presentare la domanda di rinnovo in anticipo (la legge dice che può essere fatto fino a 60 giorni prima della scadenza). Certo un piccolo risparmio, possibile solo a chi sta per scadere il titolo di soggiorno. Per ora nuove prime istanze non ce ne saranno (a parte ricongiungimenti e permessi famigliari), in quanto non è previsto il decreto flussi (stagionali a parte): dunque la tassa si applicherà ai rinnovi ed alle richieste della ex carta di sggiorno. Il gruppo di patronati CEPA (Cgil, Cisl, UIL e Acli) hanno richiesto un incontro urgente con i tecnici del Viminale per sapere come l’amministrazione si stia organizzando per informare l’utenza etnica sulla procedure e mettere a disposizione in anticipo la nuova modulistica da utilizzare per i rinnovi la prossima settimana. La nostra impressione, comunque, è che sia piuttosto difficile che le cose cambino in questi ultimi giorni, in quanto da una parte il Governo ha già messo a bilancio i maggiori introiti che proverranno dalla tassa (serviranno a finanziare il fondo rimpatri e l’ordine pubblico). Inoltre le norme potrebbero essere cambiate solo con un nuovo decreto ed è praticamente impossibile che questo avvenga ora.

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