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Immigrazione

COMUNICATI STAMPA

Riaprire i canali di ingresso legale per lavoro in Italia. Dichiarazione di Guglielmo Loy, Segretario confederale UIL

Ha ragione il Ministro dell’Interno Roberto Maroni quando afferma che, prima di varare un nuovo decreto flussi, bisogna pensare a chi perde il lavoro in Italia. Tuttavia, riteniamo che sia necessario pensare seriamente anche a meccanismi di emersione dal lavoro nero di chi già lavora in Italia (soprattutto gli immigrati) e ad un uso degli ammortizzatori sociali, tale da impedire che più lavoratori stranieri finiscano nel mercato senza uscita del lavoro nero.

E’ dal 2007 che il Governo non emana un decreto flussi per lavoro subordinato, chiudendo così di fatto la via per gli ingressi regolari di immigrati in Italia. Nel 2008, infatti, il decreto flussi ha assorbito l’eccesso di domande presentate nel 2007, mentre nel 2009 si è proceduto ad una regolarizzazione di chi era presente in Italia irregolarmente, meccanismo limitato però solo al lavoro domestico.

Gli unici decreti flussi annuali varati sono solo quelli relativi agli stagionali.

E’ pur vero che, in una fase di crisi occupazionale, la politica dell’immigrazione va gestita con accortezza, ma chiudere le porte al lavoro immigrato legale non serve a frenare gli ingressi irregolari – che continuano ad avvenire attraverso mille canali- e porta l’Italia a subire solo il processo migratorio con gravi danni in termini di dumping lavorativo e sociale, e rischi di xenofobia nei confronti degli stranieri.

Per questo motivo chiediamo che la regolarizzazione venga estesa a chiunque abbia un lavoro onesto in Italia, mentre sul fronte dei flussi di ingresso si deve pensare ad un meccanismo efficace e fluido capace di far incontrare domanda ed offerta di lavoro, specialmente qualificato.

Roma, 14 aprile 2010

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