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Immigrazione

COMUNICATI STAMPA

Aiutare migliaia di stranieri irregolari ad uscire dall’inferno della clandestinità. Regolarizzare chi ha un lavoro onesto ed estendere l’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione, agli immigrati sottoposti a condizione di grave sfruttamento. Dichiarazione di Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL

Quello che è successo nei giorni scorsi a Rosarno potrebbe facilmente accadere in altre parti d’Italia dove, nell’agricoltura ed in altri settori produttivi, migliaia di immigrati irregolari sono costretti a lavorare e vivere al limite dell’umano tollerabile, sottoposti ai ricatti di chi vive di economia sommersa, anche a causa dell’attuale normativa sull’immigrazione che condanna all’espulsione chiunque prenda il coraggio a due mani e decida di denunciare le condizioni di lavoro.

Questa situazione è il frutto di una politica migratoria non governata e dell’incancrenirsi di situazioni di estremo sfruttamento e degrado, dove lo sbocco della guerra tra poveri, presto o tardi, rischia di diventare l’esito più probabile. Dov’è lo Stato quando si tratta di controllare le condizioni di lavoro e di vita di queste persone? Dove sono le istituzioni locali e nazionali che dovrebbero impedire condizioni di semi schiavitù nel lavoro?

La verità è che sono la nostra stessa economia, per un quarto in nero, e le attuali leggi sull’immigrazione, che rendono questi esseri umani ancor più ricattabili e schiavi della criminalità più o meno organizzata e dello sfruttamento pianificato.

Come UIL abbiamo sempre sostenuto la necessità di combattere l’immigrazione irregolare, in quanto essa produce un danno irrimediabile sia alla sana economia , sia ai diritti di tutti i lavoratori. Quelle che si debbono combattere, però, non sono le vittime di questo meccanismo, bensì le cause che producono questo grave fenomeno: l’economia sommersa, la tratta di esseri umani, ed una normativa sull’immigrazione che tutto fa, meno che favorire l’immigrazione legale.

La Uil ha hiesto, e torna a chiedere, quindi, la regolarizzazione per tutti i lavoratori che, all’entrata in vigore della legge 94, potevano dimostrare di avere un lavoro onesto, anche stagionale, come nel caso di Rosarno. Non convince in questo caso la proposta del Ministro Maroni di utilizzare i “buoni lavoro”, o voucher, in quanto le attuali norme non permettono di considerare utili al rinnovo del permesso di soggiorno i redditi derivanti da tale strumento.

Oggi, per la povera gente fuggita da Rosarno e per tutte le persone sottoposte a condizioni di grave sfruttamento in altre parti d’Italia, crediamo sia possibile chiedere l’estensione dell’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione che concede “uno speciale permesso umanitario alle vittime che intendano sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti di soggetti dediti al traffico di persone a scopo di sfruttamento”.

Roma, 11 gennaio 2010

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