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Immigrazione

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L’inferno di Rosarno, a quando giustizia, diritti e certezza dello Stato per gli immigrati che lavorano? Nota di Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL

Gli avvenimenti di Rosarno, con l’aggressione armata nei confronti di alcuni immigrati e la reazione generalizzata che ne è conseguita, con migliaia di cittadini stranieri in rivolta nelle strade e forme di protesta esasperata (certo non condivisibile), è comunque la spia a parere della UIL di una situazione ormai oltre il limite della sopportazione.

Tutti sono a conoscenza della condizione di grave sfruttamento a cui sono costretti migliaia di lavoratori stranieri – in agricoltura, come in edilizia o nel settore dei servizi alla persona - obbligati a turni di lavoro e retribuzioni al di fuori da ogni regola contrattuale, quasi sempre in nero, spesso ricattati e minacciati dalle organizzazioni malavitose del caporalato.

Una situazione che – in alcune aree del Sud – appare di totale assenza del necessario controllo da parte dello Stato sul territorio e sulle condizioni di vita e di lavoro degli stranieri, colpevoli solo di non essere nati in Italia, di non avere un permesso di soggiorno in regola e di non essere in grado di uscire dalla trappola del lavoro nero e della clandestinità.

A settembre scorso, la Uil ha chiesto che la regolarizzazione sia estesa a tutte le categorie produttive (non solo colf e badanti), per dare la possibilità allo straniero che ha un lavoro onesto di emergere da una condizione di grave sfruttamento ed assenza di futuro.

Oggi torniamo a chiedere questo al Governo: diamo un futuro di legalità a chi lavora e vive onestamente nel nostro Paese. Il cancro che porta a situazioni così gravi di conflitto sociale è l’economia sommersa e lo sfruttamento del lavoro irregolare, soprattutto etnico.

E’ tempo che lo Stato dimostri di saper imporre la propria autorità ed il rispetto delle leggi colpendo gli sfruttatori, non le loro vittime.

E’ ora che ci si renda conto che il tollerare a lungo l’esistenza di ghetti e la discriminazione di questa fetta di società può solo provocare gravi fratture sociali.

Roma, 8 gennaio 2010

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