L’ultimo rapporto Censis sulla situazione sociale nel Paese, conferma quanto il sindacato conosceva sull’impatto che la crisi ha sul lavoro e sull’immigrazione: e cioè che i lavoratori stranieri pagano la crisi molto più pesantemente in termini di disoccupazione.
Va ricordato che un lavoratore straniero, se perde il lavoro e non lo ritrova entro sei mesi, diventa irregolare e finisce per andare ad ingrossare il grande esercito del lavoro nero. Una perdita grave, sia per il migrante che si ritrova in una condizione di perdita di diritti, sia per l’erario, che perde tasse e contributi, sia anche per la civile convivenza nel nostro Paese.
La UIL è convinta che gli effetti della crisi economica saranno superati ed avremo ancora bisogno di questi lavoratori. Sarebbe allora ingiusto chiedere loro di ritornare in Patria, magari dopo molti anni di residenza nel nostro Paese.
Per la Uil, un uso più accorto degli ammortizzatori sociali potrebbe dare più tempo allo straniero licenziato di trovare un nuovo lavoro. Abbiamo già proposto e torniamo a chiedere con forza al Governo che l’indennità di disoccupazione sia considerata reddito valido ai fini del permesso di soggiorno e che il periodo di sei mesi per ricerca di occupazione, scatti solo dopo gli otto mesi di disoccupazione assistita.
Aiutare chi è vittima della crisi, anche se straniero, aiuta anche noi ad uscire da un clima di ingiusta contrapposizione tra lavoratori e cittadini.
Roma, 4 dicembre 2009