La Uil condivide la possibile scelta dal Governo sul decreto flussi 2008, nonché comprende la preoccupazione dell’Esecutivo sugli effetti che la recessione potrà avere sui livelli occupazionali, a partire da quello degli immigrati e quindi sulla necessaria prudenza delle misure da prendere in materia di nuovi flussi, ma considera un errore chiudere – come proposto dalla Lega - le frontiere per due anni al lavoro regolare, in quanto il rischio è quello della crescita della “clandestinità” e del lavoro nero.
Quanto è accaduto negli ultimi sette anni, in materia di flussi migratori, lo sta a dimostrare: la popolazione migrante in Italia si è triplicata quasi solo in forma irregolare, sanando solo a posteriori con i decreti flussi la propria posizione. Un non governo dell’immigrazione che ha portato a gravi lacerazioni sociali.
Inoltre, se il Governo deciderà di congelare per due anni i percorsi regolari d’ingressi per lavoro, dovrà anche dire cosa intenda fare dell’esercito di immigrati irregolari (forse un milione) che già vivono e lavorano con noi e che non si può pensare di liquidare con espulsioni massa. E che fare ancora con i lavoratori stranieri regolari che perderanno il lavoro e non riusciranno a trovarne uno nuovo in sei mesi?
Per la UIL, nei momenti difficili, l’autorevolezza della politica si misura dalla capacità di attuare scelte coraggiose nel governo dell’economia e delle dinamiche sociali. Per questo chiede:
a) di non chiudere le frontiere all’ingresso di lavoro regolare; ma di programmare con cura gli ingressi nel 2009, in misura funzionale al mercato del lavoro;
b) di portare il permesso di soggiorno in attesa di occupazione da sei mesi ad un anno. Questo darebbe più tempo agli immigrati che perdono il lavoro di trovarne un altro regolare e di godere degli ammortizzatori sociali, tra cui l’indennità di disoccupazione prevista oggi di durata da 8 mesi ad un anno;
c) una risposta coraggiosa al problema degli immigrati senza permesso, ma che sono in possesso di un lavoro e di un posto dove vivere, dando loro una chance per emergere da una vita di lavoro nero e assenza di diritti.
Roma, 21 novembre 2008