Se i dati ufficiali sulla occupazione nei Paesi della Unione Europea collocano l’Italia tra i primi posti confermano una tendenza alla stabilità che non può che fare piacere.
Ma dietro a questi numeri ci sono almeno quattro aspetti che preoccupano:
- aumentano i cittadini che non ricercano attivamente un lavoro e che non appaiono, dunque, nelle fredde statistiche;
- E’ drammaticamente alto il differenziale del tasso di disoccupazione tra le aree del Nord (circa 3 %) e del Sud (oltre il 11 %);
- rimane troppo elevato il numero dei giovani non occupati cui si aggiunge il fenomeno, drammatico, delle migrazioni interne dal Sud al Centro nord (quasi 300.000 l’anno);
- troppo basso, ancora, il tasso di occupazione femminile.
A tutto ciò si deve aggiungere che la componente immigrati è decisiva per il mantenimento della occupazione e che il lavoro non regolare è, purtroppo, parte integrante del nostro mercato del lavoro.
Quindi si deve e si può fare di più.
Roma, 1 Aprile 2008