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Immigrazione

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Da oggi quote per altri 170 mila cittadini extra UE, ma quanti saranno gli applicanti?

Di Giuseppe Casucci, Coordinatore Nazionale UIL Politiche Migratorie

Roma, 30 novembre 2007 – Viene pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Flussi 2007, dispositivo attraverso il quale il Governo italiano dispone l’ingresso nel 2007 (ma non siamo già a dicembre?) di 170 mila nuovi ingressi di cittadini e lavoratori non appartenenti all’Unione Europea. Il decreto arriva a circa due anni di distanza dal primo decreto flussi 2006 ed a circa 17 mesi dal secondo decreto di quell’anno,  cui l’Esecutivo dovette ricorrere, vista l’enorme mole di richieste pervenuta allora (quasi 600 mila). Il decreto di oggi arriva anche perchè lo ha espressamente richiesto quest’estate il sindacato (e la Uil in particolare) quando in alcuni ministeri si ipotizzava l’opzione di saltare direttamente al 2008, viste le difficoltà nella gestione dei flussi 2006, con ritardi che arrivavano in certi casi a 15 mesi nella consegna del permesso di soggiorno. Dicemmo allora al ministro Ferrero, come anche agli esponenti del Viminale, che in Italia era virtualmente chiusa la possibilità di ingresso legale per motivi di lavoro e che non fare un decreto per il 2007 significava “santificare” l’enorme flusso d’ingresso irregolare, ieri come oggi purtroppo in corso ed in fase di crescita. Da allora è passato molto, troppo tempo,  a causa delle difficoltà della nostra  Amministrazione a gestire e smaltire l’enorme cumulo di richieste di assunzione, il tutto reso più complicato da una procedura di lettura ottica di documenti cartacei (quella che ha utilizzato la collaborazione dell’azienda Poste Spa), che ha prodotto il rigetto di più di 130 mila domande considerate “anomale”, spesso a causa di un programma informatico troppo “sensibile” e non sufficientemente calibrato, ma soprattutto – ricordiamolo – dovuto alla farraginosità del concerto di norme chiamato “legge Bossi-Fini” improntato più a rendere difficile il percorso legale d’ingresso in Italia, che a gestire il montante fenomeno dell’immigrazione.

Oggi la scelta dell’Esecutivo è di usare la telematica e la procedura virtuale, per tagliare sui tempi e rendere esigibile il diritto all’ingresso, lavoro e residenza legali in Italia, nonchè il ricongiungimento familiare (per legge la risposta dovrebbe arrivare in 20 giorni). Abbiamo salutato con piacere questa scelta ed abbiamo messo a disposizione le nostre strutture di patronato per offrire assistenza gratuita alla precompilazione ed invio delle pratiche. I patronati hanno firmato con il  Ministero dell’Interno uno specifico protocollo, hanno fornito una lista di operatori in tutte le provincie che vengono autorizzati dai prefetti ad operare per conto dei richiedenti, sulla base di specifica delega scritta, ed hanno messo a disposizione una rete capillare di uffici attivi sul territorio nazionale.

Da domani 1° dicembre, dunque, chiunque decida di non farlo personalmente con il proprio computer e necessiti assistenza alla preparazione della domanda (si può fare solo online su un programma scaricabile dal sito del Viminale può recarsi presso le centinaia di uffici Ital abilitati in tutta Italia (elenco consultabile sul sito) e precompilare la domanda di assunzione, in attesa di una delle tre scadenze (il 15 dicembre, per le quote riservate relative ai Paesi che hanno accordi con l’Italia; il 18 per lavoratori del settore domestico e servizi alla persona; il 21 per tutte le altre tipologie di lavoratori). Un’avvertenza. Meglio chiamare la sede del patronato prima di andare: non solo per fissare l’appuntamento, ma anche per informarsi su tutti i dati e le informazioni necessarie a compilare la richiesta on-line.

Va ripetuto (ce n’è sempre bisogno) che si tratta di un Decreto Flussi e quindi formalmente rivolto a stranieri che non sono in Italia, ma che aspettano il nulla osta per ottenere dal consolato italiano nel loro Paese il visto d’ingresso per motivi di lavoro. Non si tratta dunque di una regolarizzazione o di una sanatoria; bensì della programmazione dei flussi d’ingresso regolari. Detto questo, tutti sappiamo che le cose non stanno proprio così: bastava andare nel 2006 davanti agli uffici postali ad osservare le facce di chi stava in coda, per capire che chi era in fila era quasi sempre un immigrato, che stava già in Italia e lavorava in nero.

Più volte il sindacato ha chiesto al Governo di mettere fine a questa finzione, di non obbligare l’immigrato ad uscire clandestinamente (probabilmente l’ha già fatto, in fase d’ingresso) per recarsi nel proprio Paese a ritirare il nulla osta al consolato.

Solo la metà di chi ha avuto la domanda accolta nel 2006, infatti, risulta essere ritornato a casa. Questo perchè uscire di nascosto è pericoloso quanto entrare e si rischia l’espulsione; perchè si sa quando si esce, ma non quando si potrà ritornare (situazione caotica nei consolati, docet) e perchè non si sa se, al ritorno, il posto di lavoro lasciato sarà ancora disponibile. Purtroppo, ci è stato risposto dall’Esecutivo che la legge oggi è quella che è ed a legislazione invariata non è possibile fare diversamente. Questo è certamente vero ed è uno dei tanti motivi d’urgenza di riforma di questa legge tanto brutta, inutile e dannosa. Speriamo però che le cose cambino presto perchè una situazione di scarso governo dell’immigrazione non è più a lungo tollerabile e causa solo insicurezza e fastidio nell’opinione pubblica e campagne di stampa che poco aiutano la necessaria politica di accoglienza ed integrazione.

Ma basteranno le quote di oggi (170 mila) a far fronte alla mole prevedibile di domande? Difficile dirlo, ma si può fare qualche calcolo. Tra il 2000 ed il 2006 siamo passati da 1,3 a 3,7 milioni di stranieri regolari (dati Caritas/Migrantes). La media è di circa 400 mila ingressi l’anno; e non stiamo calcolando gli ingressi irregolari che sono molte centinaia di migliaia. Da questa media di 400 mila sottraiamo pure 130 – 150 mila neocomunitari, che oggi non necessitano più il contratto di soggiorno. Restano 250 mila persone che in un anno e mezzo diventano quasi 400 mila. Noi non sappiamo se i numeri saranno davvero quelli, ma una domanda è lecita: se la mole delle domande regolari sarà il doppio o il triplo delle quote disponibili, che dovremo fare di chi rimarrà fuori? Dovrà ritornarsene a casa? Dovrà rifare la domanda nel decreto flussi 2008? (che speriamo non tardi oltre la prossima estate). Oppure – come successo nel 2006 – tutte le domande accettate, verranno considerate valide ai fini del prossimo decreto flussi? La Uil è favorevole a rendere più facile e governabile l’ingresso regolare in Italia (vedi le posizioni Uil sulla riforma dell’immigrazione). L’alternativa la conosciamo: è quella dell’ingresso irregolare, funzionale ad un’economia sommersa che è oggi il principale catalizzatore dell’ingresso clandestino e del lavoro nero, dello sfruttamento e in alcuni casi di forme di para schiavismo. Chi è clandestino è più facile che commetta reati (la sua stessa condizione lo rende più vulnerabile e ricattabile), ma soprattutto è privo di diritti (nel luogo di lavoro e fuori) e questo non è tollerabile in una società civile. Per questo motivo chiediamo al Governo risposte ed atti concreti in direzione di una vera governabilità del fenomeno migratorio.

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