Ministero dell’Interno
Partire dalle radici classiche, cristiane ed ebraiche. Uguaglianza tra uomo e donna e no alla poligamia
Roma, 23 apr. (Adnkronos) - "L'Italia è uno dei Paesi più antichi d'Europa, che affonda le radici nella cultura classica della Grecia e di Roma. Essa si è evoluta nell'orizzonte del Cristianesimo che ha permeato la sua storia e, insieme con l'ebraismo, ha preparato l'apertura verso la modernità e i principi di libertà e di giustizia". Inizia con queste parole la 'Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione' redatta dal comitato scientifico voluta dal ministro dell'Interno Giuliano Amato e consegnata e presentata oggi al Viminale. In essa sono riportati i valori e i principi, i diritti e i doveri ai quali gli immigrati dovrebbero aderire per corroborare il oro processo d'integrazione e avviare il percorso verso la cittadinanza italiana, anche se al momento non è previsto alcun vincolo di adesione. Il documento prevede "parità di diritti e di doveri per tutti" con "le liberta' che il nostro ordinamento ha maturato nel tempo da estendersi a tutti gli immigrati". Si sottolinea che "l'uomo e la donna hanno pari dignità e fruiscono degli stessi diritti dentro e fuori la famiglia". L'immigrato "può, alle condizioni previste dalla legge, diventare cittadino italiano" ma "per ottenere la cittadinanza occorre conoscere la lingua italiana e gli elementi essenziali della storia e della cultura nazionali e condividere i principi che regolano la nostra società ". Il documento garantisce i diritti sociali nel campo del lavoro e della salute, dell'istruzione e dell'informazione. Quanto alla famiglia, viene riconosciuta come "società naturale fondata sul matrimonio" a sua volta "fondato sull'eguaglianza di diritti e di responsabilità tra marito e moglie e, per questo, a struttura monogamica" in quanto "la poligamia è contraria ai diritti della donna". La 'Carta dei valori' definisce l'Italia come "un Paese laico, fondato sul riconoscimento della piena libertà religiosa, individuale e collettiva" che viene " riconosciuta a ogni persona, cittadino o straniero e alle comunità religiose". Al tempo stesso, "i principi di libertà e i diritti della persona non possono essere violati nel nome di lacuna religione. E' esclusa -si sottolinea nel documento- ogni forma di violenza o di istigazione alla violenza motivata dalla religione". L'ordinamento "tutela la libertà di ricerca e di critica anche in materia religiosa" e al contempo "proibisce l'offesa verso al religione e il sentimento religioso delle persone". L'Italia "muovendo dalla propria tradizione religiosa e culturale, rispetta i simboli e i segni di tutte le religioni: nessuno può ritenersi offeso dai segni e dai simboli di religioni diverse dalla sua". Quanto agli indumenti, tema caro soprattutto alla cultura islamica, "non si pongono restrizioni all'abbigliamento della persona, purchè liberamente scelto e non lesivo della sua dignita'". Proprio per questo motivo, "non sono accettabili forme di vestiario che coprono il volto, perchè ciò impedisce il riconoscimento della persona e la ostacola nell'entrare in rapporto con gli altri". L'ultima delle sette sezioni è dedicata all'impegno internazionale dell'Italia che "svolge nel mondo una politica di pace e di rispetto di tutti i popoli, pere promuovere la convivenza tra le nazioni e per sconfiggere la guerra e il terrorismo". Si ricorda "la condanna dell'antisemitismo che ha portato al genocidio del popolo ebraico; di ogni tendenza razzista che vuole dividere gli uomini; di tutte le manifestazioni di xenofobia o di islamofobia o di pregiudizi verso popolazioni che vengono da altre parti del mondo". Infine, si ricorda che "l'Italia ha abolito la pena di morte e lavora nelle sedi internazionali perchè sia abrogata nel resto del mondo: traguardo di civiltà che fa prevalere il rispetto della vita sullo spirito di vendetta".
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