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«Bossi-Fini stop: dal 24 dicembre norme europee»

L’entrata in vigore della direttiva CE n.155/2008 sui rimpatri potrebbe costringere alla modifica del pacchetto sicurezza

Di Angela Dessì, www.bresciaoggi.it

PALAGIUSTIZIA. Secondo Francesco Viganò dell'Università di Milano Spataro: «Il tema sicurezza utilizzato come slogan per far accettare la restrizione di diritti fondamentali». L'entrata in vigore, il prossimo 24 dicembre, della direttiva europea 115 del 2008 potrebbe letteralmente stravolgere l'applicazione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione, almeno per quanto attiene i reati che puniscono la permanenza illecita sul territorio italiano.

A sottolinearlo è Francesco Viganò, ordinario di diritto penale all'Università degli Studi di Milano, intervenuto ieri come relatore - insieme al procuratore aggiunto della Repubblica del tribunale di Milano Armando Spataro e al ricercatore di diritto penale all'Università degli studi di Brescia Luca Masera - al corso di aggiornamento organizzato dall'Ufficio dei referenti per la formazione decentrata del Consiglio superiore della magistratura nell'aula «Agostino Pianta» del nuovo Palazzo di Giustizia di Brescia. Titolo del corso, riservato agli addetti ai lavori, era «Migranti, sicurezza nazionale e politiche di immigrazione».

«IL DIFETTO di effettività relativo ai reati che puniscono la permanenza illecita nel nostro paese è evidente» ha detto Francesco Viganò, che ha puntato a mostrare come «nessun surplus di efficacia potrà essere ottenuto procedendo per la via oggi tracciata». Secondo il docente dell'Università di Milano infatti il problema contro il quale si scontra l'applicazione delle norme vigenti è e resterà sempre lo stesso, ovvero quello di come eseguire il rimpatrio coattivo degli irregolari in un contesto nel quale il «diritto penale si fa servente di funzioni non sue» e per cui i costi dell'applicazione sono alti e inefficaci.

L'entrata in vigore della direttiva europea, però, secondo Viganò potrebbe essere «una buona occasione per sviluppare un itinerario che possa condurre ad una disapplicazione delle norme nazionali» perché, proprio in virtù del fatto che i giudici nazionali sono tenuti a interpretare le norme in conformità con la legislazione europea, la direttiva farebbe decadere l'applicazione degli articoli che risultassero manifestamente in contrasto con la legge comunitaria aprendo così una strada diversa per l'applicazione della stessa non solo da parte dei magistrati ma anche di questori e prefetti. Del resto, che i magistrati mostrassero numerose perplessità su alcune delle norme contenute nei diversi pacchetti sicurezza varati negli ultimi due anni e mezzo è cosa nota. «Gli interventi messi in campo dal Governo dal 2008 ad oggi hanno elevato il tema della sicurezza ad una sorta di vero e proprio passepartout mediatico», ha detto il procuratore aggiunto Armando Spataro che, aprendo i lavori, ha voluto evidenziare la dimensione «quasi pubblicitaria assunta dal tema della sicurezza utilizzato come uno slogan non solo per far accettare ai cittadini la restrizione di alcuni diritti fondamentali ma anche per far passare norme che - come il Lodo Alfano - nulla hanno a che fare con la sicurezza in quanto tale». Per questo, secondo Spataro, il tema dell'immigrazione irregolare mostra tutta la sua centralità, perché è quello in cui «si evidenzia più marcatamente la strumentalizzazione in atto».

A TESTIMONIARLO, secondo Spataro, sono provvedimenti quali le ronde (poi rivelatesi un flop, ma garantite dal punto di vista legislativo), le norme relative ai Cie o quelle sull'identificazione dei bambini rom tramite impronte digitali, senza tralasciare naturalmente gli interventi «barbari» in tema di contrasto al terrorismo che «in Europa, più che in Italia, hanno innescato scelte inaccettabili per la nostra cultura giuridica, come quella della Gran Bretagna che consente il fermo sino a 28 giorni senza possibilità di colloquio a chi è sospettato di terrorismo». Derive sulle quali, in modo estremamente tecnico, si è in soffermato Luca Masera dell'Università di Brescia che ha invece analizzato nel dettaglio le sentenze 249 e 250 del 2010 della Corte Costituzionale che hanno dichiarato illegittima l'aggravante di clandestinità introdotta dal primo pacchetto sicurezza del 2008, per gli addetti ai lavori una ulteriore conferma di un iter legislativo frammentario e scarsamente efficace.

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