Di Enza Cusmai, www.ilgiornale.it , del 29 aprile 2010
Dalle cifre ufficiali emerge una realtà: le coppie italiane preferiscono
adottare bambini con la pelle chiara. Meglio se biondi e con gli occhi azzurri.
Ma questa selezione, giusta o sbagliata che sia, sembra avere i giorni contati.
Tempo due o tre settimane e le Sezioni unite della Cassazione emetteranno una
sentenza che influenzerà tutte le future decisioni dei tribunali di merito che
concedono alle coppie il patentino per adottare un bambino straniero. Un
assaggio di quanto diranno i supremi giudici lo ha già offerto il procuratore
generale. Ieri ha detto la sua senza giri di parole: le coppie non possono
scegliere come al supermercato. Se vogliono adottare un bambino devono accettare
anche quelli di pelle nera oppure di etnia diversa da quella europea. Niente
esclusioni che puzzano di razzismo.
La presa di posizione ha ovviamente fatto esultare il presidente
dell’Associazione amici dei bambini che aveva presentato l’esposto alla Suprema
corte. «Siamo profondamente soddisfatti della posizione assunta dalla Procura
della Cassazione che afferma che ogni bambino è uguale all’altro: la razza non
può essere un elemento di discriminazione ed esclusione» dice Marco Griffini.
«La Suprema corte - aggiunge - sta delineando una importante cultura dei diritti
dei minori che, a volte, va anche oltre, in senso positivo, a quanto stabilito
dalle norme». Insomma, secondo l’associazione, il razzismo non deve entrare
neppure dalla porta di servizio se tratta di bambini. Ma si può davvero parlare
di razzismo, quando una coppia chiede ai giudici dei minori il permesso di
accogliere in casa un bambino ucraino o russo oppure è più una sorta di
identificazione anche epidermica tra i genitori adottivi e il nuovo arrivato? Le
storie personali delle coppie sono molteplici e delicate come quella, per
esempio, che ha scatenato l’indignazione del Pg. Messi sotto accusa dalle loro «preferenze
etniche» sono un uomo e una donna siciliani. Generosi. Disposti ad accogliere
non uno ma due orfani e per di più già grandicelli, fino ai cinque anni. Non
fanno distinzione di sesso né di religione purché siano sani (non in condizione
di ritardo evolutivo) non scuri o di etnie diverse da quelle europee. Richieste
terrificanti o peggio razziste? No, secondo il Tribunale dei minori di Catania
che ha accettato le condizioni e ha dichiarato i coniugi «idonei all’adozione di
bambini che presentino le caratteristiche risultanti dalla motivazione». La
decisione dei giudici di merito, però, non è piaciuta all’Aibi che ha fatto
ricorso contro i cosiddetti decreti di adozione vincolati a qualche motivo di
esclusione verso determinati bambini. Il tribunale di Catania, infatti, non è
l’unico ad aver interpretato la legge sulle adozioni in modo «benevolo». In
passato succedeva spesso. A fare da apripista fu il Tribunale per i minori di
Ancona. Dieci anni fa accolse le richieste di genitori che non volevano bimbi
dalla pelle scura. «Questa tendenza si era fermata ma ora è ripresa - precisa
Griffini - per questo abbiamo voluto sollecitare l’intervento della Suprema
corte, che si è fatta sentire, affinché dichiarasse l’illegittimità dei decreti
di adozione internazionale che contengono elementi di esclusione razziale». In
realtà la sentenza della Suprema corte non avrà ripercussioni sul caso di
Catania ma stabilirà soltanto un orientamento giurisprudenziale. Che i tribunali
dei minori saranno comunque costretti a seguire in futuro. Del resto, in Italia
il lavoro ai giudici non manca quando si parla di adozioni internazionali. Ogni
anno le coppie italiane accolgono circa quattromila orfani stranieri. Provengono
in particolare da Russia, Ucraina, Colombia, Etiopia e Brasile, a riprova che la
scelta delle famiglie si orientano verso piccoli di carnagione chiara, quando
addirittura non biondi e con gli occhi azzurri. Il maggior numero di adozioni
spetta ancora al Centro-Nord, ma lo scorso anno sono avvenuti significativi
cambiamenti. Le coppie lombarde che hanno adottato un bambino straniero, per
esempio, sono passate dal 22,5% del 2008 al 18,8% del 2009 (-3,7%), mentre le
coppie nel meridione (comprese le isole) passano dal 24,8% del 2008 al 28,2% del
2009 (+3,6%). I maggiori incrementi si registrano in Calabria, Molise e
Basilicata.