Immigrazione  - Guglielmo Loy
Migranti e rifugiati in piazza «Siamo qui per cercare la pace»
La storia di Salif: «Sono fuggito con un amico, lui è morto, io rinasco qui»
Pace-tutte-terre2018.jpg
03/01/2018  | Immigrazione.  

 

Corteo con 150 persone riunite dalla Comunità di Sant’Egidio per la giornata mondiale numero 51. La storia di Salif, dal Mali a Padova in tre anni: «Sono fuggito con un amico, lui è morto, io rinasco qui»

 

http://mattinopadova.gelocal.it/padova

 

Padova, 02 gennaio 2018 - Salif ha 24 anni, viene dal Mali. È arrivato in Italia con un viaggio durato tre anni, duranti o quali è stato ferito, imprigionato, schiavizzato. A Padova, dice, ha trovato la pace. Salif è uno dei tanti che ieri hanno inaugurato l’inizio del nuovo anno mettendosi in marcia, attraversando la nostra città per invocare pace, per tutti, insieme alla Comunità di Sant’Egidio. L’iniziativa - appuntamento tradizionale d’inizio anno - quest’anno ha preso spunto dal messaggio di papa Francesco per la 51esima giornata mondiale per la pace: “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”.

 

«In Mali», spiega in perfetto italiano, aprendo la manifestazione «nel 2012 è scoppiata la guerra civile tra i ribelli e lo Stato. Mio padre faceva parte di chi combatteva nel nome della religione e voleva che mi unissi anch’io. Ho rifiutato, perché frequentavo un amico cristiano con cui mio padre non voleva avessi rapporti. Dopo che mio padre mi aveva minacciato più volte di morte, il mio amico ed io siamo scappati. Insieme, siamo partiti a piedi verso la Mauritania per arrivare in Algeria nel 2013.

 

Lì ci hanno fermato, e visto che non potevamo pagare ci hanno trattenuto ai lavori forzati, per due anni. Siamo scappati ancora per arrivare in Libia, dove la polizia ci ha fermati e messi in prigione perché non avevamo i documenti. Ci chiamavano “i ribelli del Mali”. In prigione le condizioni erano disumane: mangiavamo un tozzo di pane e un bicchiere d’acqua al giorno. Ci facevano lavorare alla ricostruzione delle case distrutte dalla guerra. Un giorno abbiamo provato a scappare e ci hanno sparato. Io sono stato ferito alla gamba, Abou è morto. Mi hanno riportato in prigione e, visto che non potevo più lavorare, dopo una settimana mi hanno portato al mare. Lì, dalla spiaggia, partono i barconi: il nostro misurava, forse, due metri di larghezza per cinque di lunghezza. Ci siamo saliti in 120.

 

Ci hanno salvato e portato a Lampedusa il 31 maggio 2015. Dopo quattro giorni siamo partiti con il pullman per Padova. La città che mi ha accolto. Dove ho trovato la pace. Sono scappato dal Mali perché era un paese dove non c’era pace, tutte le persone che fuggono sono in cerca di pace. Il mondo senza pace, è un mondo senza vita».  In cammino, con la comunità di Sant’Egidio, c’erano circa 150 persone: il corteo è partito dalla chiesa di San Daniele per arrivare davanti al Comune, dove è intervenuta l’assessore alla Cooperazione Internazionale e Pace Francesca Benciolini.

 

La manifestazione dell’1 gennaio conclude idealmente un ciclo di iniziative che il mondo dell’associazionismo cattolico padovano ha iniziato il 31 dicembre: il “capodanno caritas” ha portato decine di giovani volontari a sparpagliarsi tra centri per anziani, per disabili e centri di accoglienza per migranti. Le attività proposte sono state le più classiche: dalla tombolata ai balli di gruppo, dalla merenda insieme a un semplice momento per scambiarsi un pensiero.

Valid XHTML 1.0 Transitional Valid CSS!