Immigrazione  - Guglielmo Loy
Libia: Amnesty, Italia destina migranti a orribili violenze in centri di detenzione
«Questa non è la risposta alla crisi umanitaria in atto nel Mediterraneo centrale»
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03/08/2017  | Immigrazione.  

 

Roma, 2 ago. (AdnKronos) - ''Oggi le autorità italiane hanno dimostrato che considerano più importante tenere migranti e rifugiati alla larga dalle loro coste piuttosto che proteggere le loro vite e la loro incolumità. Facilitare l'intercettamento e il ritorno in Libia di migranti e rifugiati significherà destinarli ai centri di detenzione del paese, dove quasi certamente saranno esposti al rischio di subire torture, stupri e anche di essere uccisi. Il voto di oggi potrebbe rendere le autorità italiane complici di quest'orrore''. A dirlo la vicedirettrice di Amnesty International per l'Europa Gauri Van Gulik.

 

 ''L'Italia, insieme agli altri stati membri dell'Unione europea - continua-, dovrebbe dedicarsi ad aumentare le operazioni di ricerca e soccorso. Invece, ha scelto di abdicare alle sue responsabilità e di mettere in pericolo le stesse persone che afferma di voler salvare, fornendo addirittura copertura e sostegno militare alla Guardia costiera libica, il cui operato violento e incosciente è stato più volte documentato, anche da Amnesty International''.     ''L'Italia, inoltre, col sostegno dell'Unione europea, ha introdotto ostacoli alla capacità delle Ong di salvare persone in mare, dimostrando come il suo approccio complessivo sia errato'', sottolinea Van Gulik.

 

 "Questa non è la risposta alla crisi umanitaria in atto nel Mediterraneo centrale, bensì la ricetta per altre sofferenze. Ogni forma di cooperazione con le autorità libiche dovrebbe dare priorità a monitorare il loro comportamento in tema di violazioni dei diritti umani e ad accertare le responsabilità per quelle commesse. Dovrebbe inoltre essere condizionata a un verificabile impegno delle autorità libiche a migliorare le condizioni dei rifugiati e dei migranti in Libia'', conclude la vicedirettrice di Amnesty International per l'Europa.

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