Immigrazione  - Ivana VERONESE
La crisi demografica
Un Paese sempre più vecchio: fra 25 anni un italiano su tre sarà over 65
CrisiDemografica_large.jpg
18/06/2019  | Immigrazione.  

 

Di Davide Colombo e Giorgio Pogliotti

 

(https://www.ilsole24ore.com 18 giugno 2018) Nell’Italia del 2039-40, quella in cui compirà vent’anni il neonato evocato dal presidente Vincenzo Boccia nell’ultima assemblea di Confindustria, ci saranno 18,8 milioni di cittadini con 65 anni o più, secondo le proiezioni Istat, 5 milioni in più di oggi. La popolazione in età da lavoro (15-64 anni) si sarà ridotta a sua volta di 5 milioni (a 33,7 milioni), a conferma della transizione demografica molto severa in pieno corso nonostante i continui flussi di migranti.  Venerdì il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha spiegato nelle sue Considerazioni finali che il trend riguarda tutta l’Europa, visto che tra 25 anni gli over 65 stimati da Eurostat saranno il 28% nel complesso dell’Unione. Ma in Italia la dinamica è più spinta, e si arriverà al 33%. L’invecchiamento dei baby boomers premerà sulla spesa previdenziale e assistenziale nella totale assenza (almeno per ora) di una seria politica attiva per garantire l’occupazione per la fascia sopra i 55 anni .

 

Meno giovani al lavoro

 

Due indici ci spiegano tutto: l’ageing index (rapporto percentuale tra over 65enni e under 15) e l’indice di dipendenza strutturale (popolazione in età non lavorativa sulla popolazione in età da lavoro). Il primo ha superato il 165% nel 2017, il secondo viaggerà tra vent’anni attorno al 80%. Come ha ben messo in chiaro Bankitalia in un Occasional Paper di qualche mese fa (431/2018) il nostro Paese si troverà tra appena due decadi in un territorio inesplorato, perché se è vero che il tasso di dipendenza strutturale sarà tornato ai livelli del 1911, questa volta non sarà, come lo fu allora, per la maggior numerosità degli under 15 ma per la crescente popolazione di over 65. Le prospettive sono completamente diverse.  Calcola il demografo Antonio Golini, coautore del volume appena pubblicato con Marco Valerio Lo Prete (“Italiani poca gente”; Luiss University press) che oggi in Italia gli occupati di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quelli che definiamo “giovani”, sono 5 milioni e 77mila, il 40,8% dei 12,5 milioni di residenti della stessa età. Appena vent’anni fa, i giovani lavoratori erano 7,6 milioni, il 46,4% dei 16,5 milioni di giovani di allora. L’anno scorso, insomma, avevamo un terzo dei giovani occupati in meno rispetto al 1998. C’entra la crisi, ma soprattutto il fatto che negli ultimi vent’anni un giovane italiano su quattro è letteralmente svanito nel nulla. Mentre invece gli anziani crescevano, fino a raggiungere il 22,7% della popolazione. Con una presenza sempre più forte sul mercato del lavoro, soprattutto a causa dell’innalzamento dell’età pensionabile. 

 

In crescita gli occupati tra i 55 e i 64 anni

 

Nel 2008 gli occupati tra i 55 e i 64 anni erano 2,4 milioni, dieci anni dopo sono saliti a quota 4,3 milioni, il loro tasso di occupazione è passato dal 34,3 al 53,7%. I dati Istat ci dicono che in questa fascia d’età sono diminuiti gli scoraggiati, ovvero gli esclusi dal mercato del lavoro. Molti si sono attivati nella ricerca di un posto e il numero di inattivi con i capelli grigi è sceso da 4,6 milioni a 3,4 milioni. In parte hanno trovato un’occupazione, in parte no e sono finiti tra i disoccupati, che in questa fascia sono passati da 79mila a 262mila, con un tasso di senza lavoro senior quasi raddoppiato (dal 3,1 al 5,7%), sull’onda dei licenziamenti registrati durante la crisi. Guardando all’andamento dell’ultimo decennio, comunque, i lavoratori tra 55-64 anni hanno fatto registrare la migliore performance occupazionale. «Con la legge Fornero e il Jobs act la fascia d’età degli over 55 è rimasta più a lungo al lavoro e più difficilmente licenziabile - spiega Claudio Lucifora (Economia del lavoro all’Università Cattolica di Milano) -, mentre gli interventi normativi sul lavoro autonomo hanno fatto sì che in molti casi i lavoratori senior usciti in anticipo per la pensione siano stati poi riassunti come consulenti dalle aziende, a causa della loro maggiore esperienza. Ora Quota 100 impedisce di andare in pensione e continuare a lavorare. Ma con l’aspettativa di vita stabilmente sopra gli 80 anni il tema dovrebbe essere quello dell’invecchiamento attivo»...

Valid XHTML 1.0 Transitional Valid CSS!