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Tre badanti su 4 vogliono andarsene

Sono un sostegno sempre più importante per le famiglie italiane, ma il 75% di loro sogna solo di tornare a casa. Sono le colf e le badanti straniere secondo l'indagine Iref-Acli Il welfare fatto in casa, presentata ieri a Roma. Le lavoratrici domestiche arrivano soprattutto da Romania, Ucraina, Filippine. Per il 57% lavorano in nero, per guadagnare più in fretta e inviare i propri risparmi ai figli rimasti in patria. I dati su Metropoli in edicola domenicada Repubblica

ROMA - «Senza di loro l´Italia crollerebbe», dice il ministro Rosy Bindi. Loro, sono le colf, le badanti, quel «famigliare di riserva» che si occupa dei nostri genitori, dei nostri figli, lasciando i suoi oltrecortina, per costruirgli con la sua assenza e il suo lavoro un futuro migliore. Che, dopo mesi passati a vivere in Italia, giudicano i nostri figli «viziati» e i nostri genitori «non accuditi con la giusta attenzione».

«Senza di loro il paese crollerebbe. La situazione è preoccupante, per assistere gli anziani e non autosufficienti occorre in tempi brevi un miliardo di euro perché l´aiuto alle famiglie di un paese che invecchia è una sfida, una questione di civiltà», aggiunge il ministro della famiglia.

Occasione per chiedere finanziamenti e interventi è la presentazione della ricerca «Un welfare fatto in casa». Uno studio approfondito dell´Istituto ricerca delle Acli che inquadra e analizza l´universo di colf e badanti in Italia. L´incerto futuro del welfare casalingo italiano per un dato inquietante: tre badanti su quattro se ne vogliono andare, vogliono tornare al più presto al loro paese (il 19% arriva dall´Ucraina, il 17 dalla Romania, il 12 dalle Filippine) dopo aver raccolto il denaro sufficiente.

Soldi, una media di 800 euro al mese per 42 ore, guadagnati occupandosi nel 51% dei casi di anziani e nel 17% di bambini, il resto lavorando come colf. Una situazione vissuta come provvisoria, col ritorno in patria in testa, tanto che la maggior parte preferisce non mettersi in regola, o non farsi pagare totalmente i contributi sapendo di non avere la pensione in Italia e non essendo questi reversibili nei loro paesi. Così se il 24% è senza documenti di soggiorno, il 57% lavora del tutto o in parte in nero: tra questi, il 61% concorda col datore di lavoro le irregolarità nei versamenti facendosi segnare meno delle 59 ore settimanali in media che nella realtà lavorano i badanti che convivono.

Che nel 60% si sentono parte della famiglia tanto che si sono fatti un´idea della situazione: il 51% ritiene che i figli siano viziati dai genitori e il 49% che gli anziani non vengano trattati con la giusta cura. In media hanno 40 anni, donne nell´84% dei casi, sei su dieci hanno marito e figli lontani e il 72% spedisce a casa i soldi guadagnati: il 55% per mantenere la famiglia, il 23 per pagare un´istruzione ai figli, acquistare o costruire una casa (15%).

‘‘Questo sistema di welfare casalingo non può reggere così per sempre - denuncia il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero - perché estremamente logorante, sia per le famiglie che per le lavoratrici immigrate, legate da una dipendenza reciproca e costrette spesso ad accordi al ribasso. Ma anche perché subordinato ai progetti migratori delle colf straniere di "nuova generazione", orientate più di ieri al rientro a casa in tempi brevi, senza che nessuno possa garantirne il ricambio nel medio e lungo periodo».

(22 June 2007)

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