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Primo marzo “senza stranieri”: astensione dai consumi, non dal lavoro

La prima di una serie di iniziative che associazioni e sindacati stanno mettendo a punto. E “Blacks-out” diventerà l’evento conclusivo in programma per il 20 marzo: una festa degli immigrati, che “inonderanno i luoghi dello svago".

Redattoresociale.it - Roma, 13 Gennaio 2010. Lo sciopero degli stranieri, annunciato per il prossimo primo marzo, potrebbe rimodellarsi: non più astensione dal lavoro, ma dai consumi, per inaugurare una serie di iniziative che, nello stesso mese, si avvicenderebbero fino al 20 marzo, data in cui sarà convocata una grande festa dell’immigrazione. Sono ancora sfumati i contorni di questo “marzo caldo”, la cui programmazione sta impegnando associazioni e sindacati. E proprio dai sindacati, dalla Cgil in particolare, è stata suggerito un ripensamento dello sciopero così com’era inizialmente stato pensato, su ispirazione della parigina “Journée sans immigrés”.

A manifestare le più forti perplessità, in un incontro tra le associazioni, i promotori dell’iniziativa e i sindacati che si è svolto venerdì scorso, è stato soprattutto Piero Soldini, responsabile nazionale immigrazione della Cgil. “Era presente anche una rappresentanza del gruppo ‘Blacks-Out’, che si è costituito per organizzare un altro sciopero degli immigrati per il 20 marzo prossimo. Abbiamo proposto di unificare il comitato e l’organizzazione dell’iniziativa, partendo dal presupposto che uno sciopero dei lavoratori immigrati sia solo una suggestione letteraria: difficile coinvolgerli in un’astensione lavorativa, vista la loro condizione di subordinazione e ricattabilità, ma anche la loro esclusione dai canali di comunicazione. E poi, forse, uno sciopero dei solo lavoratori immigrati sarebbe sbagliato, perché rappresenterebbe una forma di lotta autoisolante. Meglio pensare, in futuro, a uno sciopero di tutti i lavoratori, italiani e stranieri insieme, che duri magari anche solo un’ora.

Le adesioni alle due iniziative sono molte, ma non tante da poter far pensare una mobilitazione di grande impatto: poco più di 29.000 iscritti al gruppo del 1 marzo, quasi 2.000 quelli iscritti al gruppo del 20 marzo. L’iniziativa parigina conta 55.400 adesioni. Senza contare che solo una piccolissima parte dei membri dei tre gruppi Facebook sono stranieri. Da tutte queste considerazioni è nata l’idea di dar vita a una serie di iniziative, anche a carattere territoriale, che siano inaugurate il 1 marzo dallo sciopero dei consumi e si concludano il 20 con “una grande festa – spiega ancora Soldini – in cui si sottolinei innanzitutto il diritto al riposo nella giornata di sabato per tutti i lavoratori. E in cui i lavoratori stranieri invadano i luoghi del  divertimento, come cinema, teatri, pizzerie ecc. Non dimentichiamo che il 20 marzo sarà la vigilia della Giornata internazionale contro il razzismo”. I comitati si sono dati appuntamento a venerdì prossimo, per delineare meglio tutte queste iniziative.

E proprio le iniziative di marzo sono state uno degli argomenti discussi ieri nell’incontro tra Livia Turco e le associazioni e i sindacati sui temi relativi all’immigrazione. “Come Cgil – ci riferisce Soldini – abbiamo calcato la mano sul tema del lavoro nero. In particolare, abbiamo chiesto al Pd di impegnarsi ad estendere l’articolo 18 della legge Turco-Napolitano ai casi di sfruttamento lavorativo: in altre parole, chiediamo che i lavoratori stranieri che denunciano i loro sfruttatori possano contare su un permesso di soggiorno per protezione. L’occasione potrebbe essere la ratifica, obbligatoria per il nostro governo, della direttiva comunitaria 52, in vigore dal 18 giugno e già legge Europea, che prescrive l’inasprimento delle pene per i datori di lavoro che utilizzano stranieri irregolari e garantisce a questi ultimi una tutela contrattuale, con permessi di soggiorno in attesa di giustizia”. (cl) 

Primo marzo "senza stranieri": la Cisl non ci sarà

Il commento di Liliana Ocmin: “Non condividiamo un’iniziativa di separatezza, abbiamo detto subito no”. E intanto la Cisl si prepara a scendere in piazza martedì prossimo a Reggio Calabria insieme al sindacato della polizia

ROMA – La Cisl non parteciperà allo “sciopero degli stranieri” del 1 marzo prossimo, che proprio in queste ore si sta rimodellando da astensione dal lavoro a astensione dai consumi. “Fin dall’inizio abbiamo dissentito con questa iniziativa che porta in piazza solo immigrati”, afferma Liliana Ocmin, segretario confederale con delega all’immigrazione. Anche perché – precisa – “manca una piattaforma chiara”. “La Cisl – prosegue la rappresentante dei lavorati – da molti anni lavora coerentemente con gli impegni assunti. Non a caso il 10 ottobre siamo scesi in piazza per la legalità, per la sicurezza e per l’integrazione insieme alla polizia di Stato”.

La Cisl sarà inoltre in piazza anche martedì prossimo a Reggio Calabria “insieme al sindacato della la polizia” e “con un’iniziativa analoga a quella del 10 ottobre”. Insomma, precisa, “le nostre iniziative continuano quotidianamente nell’impegno consapevole nella lotta alla criminalità organizzata e allo sfruttamento della manodopera immigrata, ma anche italiana, perché quando si parla di lavoro nero non si devono fare distinzioni tra italiani e stranieri”. La posizione della Cisl dunque è quella di non condividere “un’iniziativa di separatezza”. “Non ha senso – dichiara Ocmin – e noi fin dall’inizio abbiamo detto di no”. (ap)

Primo marzo “senza stranieri”, Uil: “Ci saremo, ma non chiamiamolo sciopero”

Netta la posizione del sindacato espressa da Casucci, responsabile immigrazione: “Piena condivisione delle ragioni, ma solo i sindacati possono organizzare lo sciopero”. Sì alla protesta: “La normativa vigente è la vera causa di Rosarno"

ROMA - “Aderiremo alle iniziative di marzo, a condizione che non abbiano forma di sciopero”: è chiara e netta le posizione della Uil, espressa da Giuseppe Casucci, coordinatore nazionale del dipartimento Politiche migratorie della Uil, in riferimento soprattutto alla proposta di uno sciopero dei lavoratori stranieri per il prossimo primo marzo. “Le ragioni di questa nostra opposizione allo sciopero sono due. Primo, uno sciopero fatto solo dai lavoratori immigrati rappresenterebbe una contrapposizione tra due pezzi della società: italiani e stranieri. Secondo, lo sciopero può essere indetto solo da un’organizzazione sindacale: diversamente, i partecipanti non sarebbero coperti legalmente e sarebbero considerati assenti ingiustificati al lavoro”. Condivise in pieno, invece, le ragioni della mobilitazione: “Abbiamo visto in questi giorni che esistono forme di grave sfruttamento, come Rosarno: situazioni estreme, in cui la gente è ricattata e vive al limite dello schiavismo, cinturata per di più dalla legislazione attuale. Senza un permesso di soggiorno, infatti, è impossibile attualmente emergere dallo sfruttamento. La normativa vigente è la vera causa delle molte Rosarno”. (cl)

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