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| UIL Giovani |
INTERVENTI I giovani e la Confederazione Europea dei Sindacati Il processo della globalizzazione (neoliberale) si è sviluppato ad un punto tale che oggi problemi globali stanno colpendo e preoccupando i vari aspetti della vita di tantissimi giovani lavoratori. Sentiamo sempre parlare di globalizzazione omologante, globalizzazione omogeneizzante, globalizzazione come un processo senza freni che dilaga nelle varie sfere della vita e non trova mai un equilibrio più o meno stabile; per cui, noi, giovani cittadini di questa grande patria comune, ma diversificata, alziamo la voce e con più forza rivendichiamo una partecipazione attiva alle politiche dell’Unione, per incidere nella profonda trasformazione che pur deve avvenire, nelle coscienze prima e nella vita di tutti noi dopo. A tal proposito, si è tanto parlato dei mancati obiettivi della strategia di Lisbona, o della dichiarazione di Barcellona, che se pur fallimentari, bisogna riconoscere che hanno posto le basi per un lungo e profondo processo di trasformazione, che ha preso le mosse dalla necessità di far fronte a tale disequilibrio e mancanza di senso della realtà, imposto dalla globalizzazione. Si è tanto parlato, quindi, di favorire un approccio integrato tra le politiche economiche, sociali ed ambientali. Si è tanto parlato anche di rivitalizzare le strategie che a tale obiettivo mirano, per creare una società di pace, basata sulla conoscenza, con molti lavori e di migliore qualità, con coesione sociale e sviluppo sostenibile. Tuttavia, questa non è la direzione giusta da seguire. C’è una questione di fondamentale importanza, infatti, che si trova alla base di questa enorme struttura globale sempre in costruzione, senza la quale non si parte e non si arriva in nessun luogo; eppure, tutti sembrano dimenticarsene o porla al margine; è il fatto più grave che stiamo vivendo storicamente: si sta perdendo la dimensione temporale della vita, la dimensione umana della realtà, per cui nessuno ha più tempo. Non si ha tempo per passeggiare, tempo per mangiare insieme, tempo per chiacchierare, tempo per ascoltare, tempo per informarsi. Tutti sembrano immersi in un’infinita corsa ed il mondo e la vita, e tutti i beni delle nostre società, sono diventati ormai un prodotto materiale, una merce di scambio, siamo immersi nella cultura del “fast”, priva di emozioni, ma soprattutto priva di informazione vera. Allora si corre e si rincorre, perché se ci si ferma un attimo a riflettere si perde tempo e pezzi nella costruzione, nella catena di montaggio globale. In questo contesto globale, ritroviamo all’ultimo posto il giovane lavoratore, lo studente, la donna, l’immigrato, o colui che si trova in condizioni svantaggiate, proprio questi costituiscono l’anello debole della società e del mercato globale e si affannano ogni giorno per trovare o “rincorrere” un lavoro, piegati ad un sistema che non assicura loro le dovute misure, necessarie ed urgenti oggi per accompagnare e sostenere la crescita professionale, personale, la vita di ognuno. In questo scenario, da molti definito giustamente selvaggio, deve entrare in gioco il sindacato. E’ doveroso, oggi più che mai, che il sindacato tuteli i più deboli e contribuisca a ristabilire l’equilibrio tra le diverse forze in campo e le ormai incontrollabili dinamiche, che si sono innescate tanto nella società quanto all’interno del mercato del lavoro, attraverso gli strumenti più potenti che ha a disposizione: il dialogo e la concertazione. La riforma di questo scenario arido è urgente, ed è la sfida di tutti noi, perché l’Europa non pensare di far fronte ad una competizione globale, senza partire proprio da una riforma della globalizzazione a livello locale, dal basso. In tal senso, il panorama sindacale attuale, in generale, ed anche il movimento sindacale giovanile internazionale sembrano respirare venti nuovi di sfida e di lotta, di speranza e di fiducia nel futuro di un continente si vedeva sempre più popolato di euroscettici. Avendo intuito l’importanza delle risorse umane e della diversità tra le culture, infatti, il sindacato s’impegna in prima linea per migliorare lo stato delle cose, le condizioni di vita dei paesi della sponda nord e sud del Mediterraneo. Così, i paesi cosiddetti sottosviluppati iniziano a non essere associati più erroneamente con l’idea di sottosviluppo, al contrario, gli viene riconosciuto oggi un potenziale di sviluppo alto ed utile al miglioramento delle condizioni di vita di tutti, attraverso gli investimenti nella ricerca e nell’imprenditoria, come nella formazione, nelle moderne infrastrutture e nei servizi di qualità. A questo punto, i giovani sono una risorsa di fondamentale importanza, una delle forze nuove della nostra epoca, dalla quale bisogna partire per iniziare quella tanto decantata “rivoluzione” dal basso, capace di rivitalizzare i processi che coinvolgono i nostri paesi e l’Europa intera. I giovani sono il valore aggiunto delle nostre società, perché hanno il reale potere di influenzare le dinamiche dello sviluppo dovunque ed il mezzo più efficace che hanno è senza dubbio la grande capacità di dialogare, che dà grandi frutti soprattutto quando è impiegata nei vari dibattiti internazionali, che permettono non solo lo scambio di idee e punti di vista sulle svariate questioni che riguardano le difficili problematiche che attanagliano il loro mondo, ma permettono anche lo scambio di know-how e di buone pratiche, attraverso l’organizzazione di una miriade di progetti di successo e dagli ottimi risultati; progetti di interscambio internazionale, di vario genere, dal musicale al letterario, dal politico al culturale, dal sindacale all’imprenditoriale, e che hanno permesso la costituzione di importanti network internazionali di cooperazione in ogni campo, ma che hanno coinvolto attivamente migliaia di giovani nelle decisioni, nello sviluppo, nel monitoraggio e nella valutazione delle politiche dell’UE e delle istituzioni globali. Così, il movimento sindacale europeo sembra davvero essere percorso da tante le idee positive, da un’atmosfera riformista rispetto alle tematiche più calde del momento; ed accoglie al suo interno ideali di diversità e di reale pluralismo. La CES si sta muovendo nella direzione dei giovani, non solo prestando attenzione e dando voce ai rappresentanti del movimento sindacale giovanile europeo, ma anche supportando le iniziative e le varie attività in campo, coerentemente alla strategia di Lisbona. In questa direzione di dialogo costruttivo con la il comitato esecutivo della CES si sviluppa, infatti, il piano di lavoro 2005-2007 della CES Giovani, che prende in considerazione le questioni più urgenti, riguardanti sia il lavoro sia la società, e cerca soluzioni concrete ai problemi che migliaia di giovani si trovano ad affrontare ogni giorno, a livello macro o micro, nella vita lavorativa ed in quella personale, perché la CES Giovani ha come scopo ultimo quello di dar voce a milioni di giovani lavoratori. Dagli incontri che avvengono due volte all’anno nella Trade Union House di Bruxelles, abbiamo individuato delle priorità, che corrispondono a delle difficoltà significative per i giovani di entrare nel mercato del lavoro e, quindi, su tali linee guida dirigiamo il nostro interesse, perché è necessario un intervento immediato sulle questioni riguardanti innanzitutto: life long learning, istruzione e dialogo sociale. Per affrontare tali questioni si è pensato, ad esempio, ad azioni che vedano il coinvolgimento delle parti sociali e della European Young Enterpreneurs Association, che iniziano a dialogare insieme, si confrontano e che insieme collaborano per proporre nuove idee da sviluppare. Un’altra priorità individuata dai membri del Youth Committee della CES riguarda: l’occupazione, la disoccupazione e la posizione dei giovani nel mercato del lavoro. E’ stato pensato, a tal proposito, di organizzare una Study session, perché si è ritenuta necessaria un’analisi critica di queste questioni, per sviluppare delle azioni coerenti e pertinenti alle esigenze dei giovani sindacalisti nelle aree identificate. L’ultima priorità, che riguarda la maggiore visibilità politica e rappresentativa della CES Giovani, si suddivide in due aspetti fondamentali: da un lato, miriamo al miglioramento delle relazioni esterne dell’organizzazione con le altre rilevanti organizzazioni giovanili, per assicurare la chiarezza e l’efficacia del messaggio dei giovani sindacalisti e per collaborare insieme affinché riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi; dall’altro, invece, vogliamo potenziare la comunicazione interna tra le varie aree coinvolte, attraverso la costituzione di una newsletter e di un sito web, ma anche con la stessa CES. Per concludere, voglio ribadire la fondamentale importanza che il dialogo riveste all’interno della CES Giovani, come delle tante organizzazioni sindacali, a livello locale, nazionale ed internazionale, ma all’interno delle nostre società in particolare, perché è proprio attraverso il dialogo che si conosce veramente l’altro che ci sta di fronte. E non si tratta di un dialogo fittizio, che viene decantato ma non attuato, sto parlando della pratica del dialogo interculturale e del dialogo sociale, come bene dell’umanità e strumenti di conoscenza e comprensione del diverso, come di ciò che diverso non è (perché anche all’interno di una stessa cultura spesso non ci si intende). La pratica del dialogo interculturale è importante nell’incontro, perché parte dall’essere umano stesso, dal contatto tra delle diverse identità che s’incontrano in contesti vari e si confrontano in una pluralità di voci, che arricchiscono l’esperienza di ognuno reciprocamente e che fanno delle diversità un valore di quest’Europa, che da multietnica e multiculturale si sta incamminando verso una trasformazione interculturale, che sarà il vero valore aggiunto dell’umanità futura. Marisa Di Martino, UIL Giovani |