Unione Italiana del Lavoro: UIL Giovani
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UIL Giovani

INTERVENTI

Piano di lavoro CES Giovani 2005-2007, un biennio
di lavoro per i giovani d’Europa

Dopo le elezioni del Giugno scorso che hanno rinnovato Committee e Bureau e dopo l’Emytun di Malta, la CES Giovani ha cominciato a lavorare a pieno regime sulla predisposizione del programma di attività per il biennio 2005-2007, definendo così priorità e piani di azione. Tutto il Comitato si era d’altra parte mostrato concorde sulla necessità di dar vita ad un lavoro concreto che, andando oltre alle semplici dichiarazioni di principi o alle conferenze e sessioni di studio, avesse una ricaduta effettiva e tangibile sulla vita lavorativa e non solo della gioventù europea. D’altra parte problematiche e necessità nazionali hanno molto spesso trovato riscontri e numerose somiglianze anche a livello comunitario, incoraggiando quindi una visione più Europea del “fare sindacato” e un più efficace coordinamento. Eletti gli organi e cominciata la fase operativa è oggi l’ora di sfruttare le enormi potenzialità che il sindacato europeo giovanile può offrirci, moltiplicando energie e mezzi e dando un respiro molto più ampio a iniziative nazionali.

Già a Giugno avevamo per esempio ritenuto necessario che la CES Giovani mettesse in campo una serie di iniziative per richiamare l’attenzione sul problema del long life learning e sulla formazione in generale. In un mondo del lavoro e con lo stesso sistema economico e produttivo in continua evoluzione, deve essere offerta ai giovani una formazione continua che sappia aggiornarne conoscenze e professionalità fornendo loro gli strumenti per rispondere alle esigenze del sistema produttivo e per costruirsi, con l’arricchimento formativo, un lavoro veramente di qualità. Quello di creare occupazione di qualità era d’altra parte uno degli obiettivi di Lisbona e un lavoro non può essere di qualità senza una formazione efficace e continua che ne permetta lo sviluppo e la possibilità di evoluzione qualitativa e anche retributiva. A tal proposito il piano d’azione della CES Giovani prevede tra le altre cose di instaurare un contatto e un dialogo con l’Associazione Europea dei Giovani Imprenditori che, in quanto datori di lavoro, devono fare la loro parte investendo risorse in formazione e innovazione. Se la flessibilità è ormai un dato acquisito in Europa, compito del sistema politico è quello però di prevedere strumenti che, agendo sulla formazione anche nei periodi di non lavoro, ne permettano un reinserimento più agevole e qualificato. In mancanza di politiche mirate ci troveremmo altrimenti di fronte a generazioni in grado di vivere il presente come unica dimensione e, quindi, ad un problema sociale di difficile e delicata soluzione. Si è d’altra parte chiesto ai ragazzi di cambiare mentalità. A Giovani i cui padri conoscevano un mercato del lavoro profondamente diverso, dove, una volta usciti dalle scuole o dalle università, si entrava in azienda, in fabbrica o in ufficio e vi si usciva al momento del pensionamento, è stato chiesto di adeguarsi a regole nuove, dove la flessibilità era diventata una necessità quando non un’opportunità per un’entrata più agile in un mondo del lavoro che faceva sempre più difficoltà ad offrire occupazione tradizionale “a tempo indeterminato”. Le nuove generazioni, anche se non solo loro, hanno sostenuto il peso del cambiamento accettando una fase di start-up lavorativa meno sicura ma in grado, o almeno così dovrebbe, di dar loro una chance da spendersi sì in un orizzonte temporale definito ma che sarebbe dovuto servire alla formazione e all’apprendistato in vista di una situazione che si sarebbe poi stabilizzata. Non sempre è andata così, in Italia ma anche in Europa in generale. La flessibilità si protrae spesso nel tempo e la formazione rimane troppo di frequente una semplice dichiarazione di intenti mai messi realmente in pratica. Per accompagnare il cambiamento ci sarebbe stato bisogno e occorrerebbe invece fare sistema. Insieme a chi doveva entrare nel mercato del lavoro doveva cambiare mentalità tutta una serie di altri soggetti che sono rimasti invece fermi, incapaci di adeguarsi. Così le banche non hanno immaginato strumenti per permettere un accesso al credito anche ai giovani con contratti non standard, l’accesso alla casa è una chimera per la maggior parte dei giovani europei, le riforme del sistema previdenziale complementare in Italia stentano a comprendere in modo soddisfacente questi soggetti, così come il sistema degli ammortizzatori sociali e il sistema delle tutele. L’Europa, la Politica, il sindacato Europeo, il mondo imprenditoriale, tutti devono farsi carico di governare il cambiamento tenendo ferma la barra sulle tutele e sui diritti di una forza lavoro indebolita e sempre meno certa del proprio futuro. Il lavoro e i lavoratori sono la materia prima per la costruzione di un’Europa di benessere che individui appunto nel lavoro uno strumento di libertà e di realizzazione personale, realizzazione che va sostenuta e incoraggiata nell’interesse di tutti, mai frustrata. Come CES Giovani abbiamo per questo istituito una sessione di studio permanente in grado di cogliere i fattori di criticità, analizzandoli in ambito comunitario, e mantenendo un rapporto di coordinamento e comunicazione con lo stesso Esecutivo della CES. Proprio per facilitare un rapporto più stretto tra Esecutivo e Giovani abbiamo chiesto di poter avere un nostro rappresentante nei Comitati per evitare che le due organizzazioni apparissero come strutture stagne quando invece la CES Giovani è, e deve essere, una risorsa della CES stessa ad essa funzionale. Per sfruttare al meglio tale risorsa bisogna anche che l’ETUC Youth acquisti una visibilità maggiore e diventi un riferimento importante nel panorama del sindacato europeo, pubblicizzando le sue attività e cercando un coinvolgimento il più ampio possibile di soggetti e istituzioni. A tal proposito non può essere più rinviata la partenza del sito web, che sarebbe strumento di lavoro utilissimo anche per gli addetti ai lavori facilitando la comunicazione tra i vari membri e, ovviamente, la visibilità esterna dell’organizzazione.

Un capitolo a parte merita, infine, il tema dell’esclusione sociale che è stato al centro di diverse sessioni di studio e di più di un documento di lavoro. Il nostro impegno è sempre stato in prima linea nel combattere ogni tipo di esclusione, razziale, generazionale, religiosa e sessuale. Nella stessa composizione del Committee e del Bureau il cosiddetto gender balance è un criterio seguito e nel quale crediamo. Favorire e lavorare per l’inclusione dei giovani di ogni razza, religione o appartenenza sociale, nei posti di responsabilità e nelle istituzioni, significa anche aver presente che la presenza negli stessi delle donne, in molti paesi tra i quali certamente il nostro, è ancora deficitaria e penalizzante. Le conquiste fatte fino ad oggi in materia di riconoscimento di diritti spettanti in modo specifico alle donne e alle madri che lavorano, sembrano non bastare o comunque non trovare sempre e ovunque piena e puntuale applicazione con ricadute sociali non certo trascurabili. Di questi giorni è una ricerca condotta in Italia da Alma Laurea nella quale si evidenzia come, soprattutto per via del fenomeno relativamente nuovo delle assunzioni a tempo determinato anche nel pubblico impiego, cresca l’offerta di lavoro per i laureati ma, allo stesso tempo, come questo sistema penalizzi invece le donne laureate. La situazione varia certamente da paese a paese ma comunque giovani e donne sono oggi categorie a rischio esclusione e per quell’Europa che vuole scrollarsi di dosso l’etichetta riduttiva di Europa dei mercati per assumere finalmente anche quella di Europa sociale e dei cittadini, questa non è più una situazione accettabile ma è, invece, un patrimonio di risorse e di potenzialità non sfruttato e che rischia alla lunga di vedere soffocata la sua spinta propulsiva e propositiva. Quella spinta di innovazione e entusiasmo che i giovani e le donne possono apportare ad un sistema produttivo asfittico e stagnante che ha bisogno, oggi più che mai, di nuova linfa e carburante per affrontare le sfide che continuamente la globalizzazione di merci e mercati lancia ai sistemi tradizionali. Garantire a tutti competenze e crescita professionale, tutele e opportunità, crescita culturale e diritti, non significa quindi fare delle concessioni a segmenti di popolazione particolarmente esposti ma significa piuttosto scommettere non solo sulla ripresa delle economie nazionali ma sullo stesso successo di quel progetto europeo così ancora troppo lontano e distante dai cittadini e dallo stesso sogno che fu dei grandi europeisti e dei Padri dell’Europa.

Il Sindacato europeo e i suoi giovani lavorano oggi e dovranno continuare a lavorare per riavvicinare istituzioni europee e cittadini, perché i valori del Lavoro, della solidarietà e della coesione sociale non siano schiacciati da un sistema economico frenetico ma siano preservati sempre come patrimonio indisponibile di Libertà.

Articolo di Marco Abatecola

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