Analisi UIL su fondi strutturali europei  - Guglielmo Loy
La spesa dei Fondi Strutturale Europei 2007-2013
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07/06/2014  | Sindacato.  

 

 

LA SPESA DEI FONDI STRUTTURALI EUROPEI 2007-2013


A cura del Servizio Politiche Territoriali della UIL


7 giugno 2014

 


Fino al 31 dicembre 2015 rimangono da spendere dell’attuale ciclo di programmazione dei Fondi Strutturali Europei 2007-2013, tra FSE (Fondo Sociale Europeo), FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale) ancora 28,8 miliardi di euro (di cui 15,4 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale).


Ciò significa - spiega Guglielmo Loy, Segretario confederale Uil - che da qui alla fatidica scadenza di dicembre 2015 dobbiamo spendere poco meno di quanto utilizzato nei 7 anni precedenti, pena restituzione di queste risorse a Bruxelles.


Sono questi i dati elaborati dal Servizio Politiche Territoriali della UIL, analizzando l’ultima rendicontazione fatta alla Commissione Europea a dicembre 2014 (la prossima verifica sull’andamento della spesa sarà diffusa il 30 giugno prossimo).


Delle risorse ancora da spendere, stando anche alle dichiarazioni del Sottosegretario Graziano Del Rio, sono veramente a rischio restituzione oltre 5 miliardi di euro.


Inoltre, ci sono da spendere ancora 13,7 miliardi di euro per il biennio 2014-2015 della programmazione del Fondo Sviluppo e Coesione 2007-2013 (in questo caso si tratta di risorse nazionali per lo sviluppo che non sono a rischio disimpegno).


Nello specifico, per quanto riguarda il Fondo Sociale Europeo (FSE), che finanzia azioni per l’occupazione, istruzione e formazione, su un totale di 14,3 miliardi di euro ne sono stati rendicontati a Bruxelles in totale 8,8 miliardi di euro (il 61,2%).


Per quanto riguarda il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), che finanzia gli investimenti (incentivi alle imprese, ricerca e innovazione, infrastrutture, agenda digitale, energia, ecc), su un totale di finanziamento per il periodo 2007-2013 di 33,4 miliardi di euro, sono stati rendicontati 16,4 miliardi di euro (il 49%).


Per quanto riguarda il FEASR, che finanzia lo sviluppo rurale, su un totale di 17,6 miliardi di euro, sono stati rendicontati 11,4 miliardi di euro (il 55,9% del totale).


I ritardi nella spesa dei Fondi, purtroppo, sono generalizzati. Le regioni del Sud non hanno una buona performance, ma anche le amministrazioni centrali dello Stato e le regioni del Centro Nord non brillano di certo.


Infatti, le regioni che, per non perdere le risorse, devono spendere più fondi europei sono la Campania e Sicilia, rispettivamente con il 65,2% e 57,9% (3,5 miliardi di euro).


Il Premier Matteo Renzi punta molto, per far ripartire lo sviluppo e l’economia, sul pieno utilizzo di tali risorse, come dichiarato più volte in campagna elettorale dove ha indicato in 185 miliardi di euro i “fondi per la coesione”.


Infatti, alle risorse sopra descritte occorre aggiungere gli oltre 80 miliardi di fondi europei (compreso il cofinanziamento nazionale) per il 2014-2020 e 54,8 miliardi di euro del fondo sviluppo e coesione 2014-2020.


Il problema dello scorporo del cofinanziamento nazionale è stato oggetto di discussione nel vertice di Atene da parte di Del Rio, nelle scorse settimane, non soltanto per i fondi “residui” 2007-2013, ma anche per i 29 miliardi di euro di cofinanziamento dei fondi europei del 2014-2020.


I tempi europei rischiano di essere lunghi e, quindi, in emergenza il Governo ha pronto il “piano B”.
Nel prossimo Consiglio dei Ministri all’ordine del giorno c’è il Decreto con “ misure urgenti scuola e difesa del suolo”.

Il decreto prevedrebbe deroghe al codice degli appalti per gli interventi finanziati dai fondi europei per le opere di assetto idrogeologico. Sembra, però, che tale norma possa essere interpretata in modo più ampio e interessare tutti gli interventi finanziati dai fondi europei. Questo consentirebbe tra l’altro di spostare risorse verso questi obiettivi.


L’intento del governo è di agire sul versante derogatorio perché nei mesi scorsi, a seguito di ricognizioni con tutte le amministrazioni pubbliche, è emerso cha dal “piano città”, dal “piano 6 mila campanili”, non vi sarebbero progetti esecutivi sufficienti per spendere tali risorse, ma solo idee di progetti che mancherebbero della progettazione.

 

Siccome le regole europee ammettono a rendicontazione la progettazione solo a patto che progettazione e fine dell’opera si concludano entro il periodo di programmazione, il governo aggirerebbe tale ostacolo andando appunto in deroga al codice degli appalti.


Il rischio di dover restituire parte di queste importanti e vitali risorse a Bruxelles - commenta Guglielmo Loy - sarebbe una vera e propria tragedia e un atto di autolesionismo da parte del Governo, a fronte dei dati allarmanti sull’occupazione.


Non c’è soltanto un problema di velocità di spesa, ma anche di qualità della stessa - continua Loy -suffragata anche dalle recenti raccomandazioni della Commissione che indicano al nostro Paese di “garantire una migliore gestione dei fondi dell'UE con un'azione risoluta di miglioramento della capacità di amministrazione, della trasparenza, della valutazione e del controllo di qualità a livello regionale, specialmente nelle regioni del Mezzogiorno”.


Roma, 7 giugno 2014

 

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