UIL: politiche fiscali e previdenziali | Novità nel sito
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Fisco e previdenza

COMUNICATI STAMPA

Un commento al DPEF di Domenico Proietti,
Segretario Confederale UIL

La politica economica delineata dal nuovo governo nel documento di programmazione economica e finanziaria presenta più ombre che luci.

Dopo i provvedimenti contenuti nella manovra correttiva di fine giugno, che presentavano molti elementi di novità nella direzione delle liberalizzazioni e della modernizzazione della struttura economica e sociale del paese, il DPEF era l’occasione per presentare un compiuto disegno di politica economica da perseguire nei prossimi anni.

L’obiettivo dichiarato della UIL, ma anche degli altri soggetti sociali, è quello di avere una politica economica in grado di coniugare rigore e sviluppo. Senza incorrere negli errori del passato riconducibili alla politica dei due tempi.

Per la UIL oggi esiste un tempo solo: quello di favorire una ridistribuzione delle risorse attraverso la leva fiscale. Questi sono a nostro avviso i nuovi termini della politica dei redditi da attuare attraverso il metodo della concertazione. In sostanza si tratta di scommettere sullo sviluppo e sulla crescita economica.

E’ proprio rispetto al tema dello sviluppo che il DPEF presenta la parte meno chiara e più indeterminata. Sia rispetto alle strategie territoriali che a quelle di settore che si intendono perseguire. A riguardo, il dato più eclatante è l’assenza si qualsiasi indicazione e scelta a favore del Mezzogiorno.

Ma altrettanto indeterminate sono le scelte relative alle politiche dell’energia, del turismo, dell’agro-alimentare e delle politiche industriali. In questo quadro di assenza di indirizzi concreti ed efficaci, non è certamente sufficiente per garantire lo sviluppo l’ annunciata riduzione del cuneo fiscale in maniera indiscriminata e non selettiva. Una riduzione del cuneo fiscale, inoltre, non può escludere il lavoratore dai benefici che porta, sostenendo salari che perdono progressivamente potere d’acquisto.

Ci sembra una strada percorribile, infine, soltanto se non tocca la parte dei contributi destinata alla previdenza. Se la riduzione del cuneo fiscale non è uno strumento attivo nella politica economica orientato a sostegno dello sviluppo, rischia di diventare un costo troppo elevato per il nostro sistema economico.

Sarebbe profondamente sbagliato bruciare 8 milioni di euro solo per mantenere una promessa elettorale. Anche nel capitolo relativo al risanamento conti pubblici, pari a 20 miliardi di euro, siamo in presenza di una palese contraddizione.

Mentre da un lato la battaglia all’elusione e all’evasione fiscale viene solamente enunciata, senza una previsione concreta di obiettivi finanziari quantificabili e raggiungibili, dall’altro lato si individuano con assoluta certezza i comparti sui quali intervenire per ridurre la spesa nel quinquennio, senza alcuna identificazione di obiettivi sociali condivisibili e capaci di restituire fiducia alle famiglie, unica condizione per rendere praticabile la ripresa dei consumi così come auspicato e previsto dallo stesso DPEF.

Escludendo lavoratori dipendenti e pensionati, non rafforzando il potere d’acquisto di salari e pensioni, la ripresa dei consumi è soltanto una chimera. Si scommetta sul futuro senza presentare il conto sempre alle stesse categorie. Sarebbe troppo facile, oltre che profondamente ingiusto, ed è un metodo che in troppi hanno già usato nel passato.

Si ristabilisca semmai la progressività delle imposte per un sistema fiscale veramente solidale. Per recuperare risorse chiediamo a questo governo una nuova politica delle entrate, la riduzione degli sprechi, una vera lotta all’evasione e una diversa tassazione delle rendite.

Se la riduzione del carico fiscale è una priorità del governo, questa non sia finanziata con i tagli alla spesa sociale perché la nostra priorità è invece un sistema, un welfare, che sia giusto e che ridistribuisca la ricchezza verso le fasce più svantaggiate.

La UIL è perciò totalmente contraria ad intervenire nei capitoli relativi alla previdenza e alla sanità. Il modo di quantificare la spesa nel sistema previdenziale è tra l’altro incomprensibile se non vengono rese trasparenti le voci che la compongono, sia nella quantificazione nazionale sia nel raffronto con la spese previdenziale europea. In questo senso c’è bisogno di un’operazione-verità sui conti previdenziali che ci porti a valutare in modo serio gli effetti della riforma Dini che già oggi portano benefici apprezzabili sulla spesa previdenziale. Noi siamo quindi nettamente contrari alla revisione del coefficiente di trasformazione previsto dalla stessa Legge 335 del ’95.

Ci sembra assai singolare richiamare il rispetto della Legge Dini quando si tratta di ridurre le prestazioni mentre niente si dice per la rivalutazione delle pensioni, come la stessa legge prevede, nei prossimi 5 anni. Il coefficiente di trasformazione allo stato attuale, proiettato al 2038, significherebbe un punto e mezzo di PIL in più di spesa.

C’è da chiedersi se in un paese dove sono aumentate le aspettative di vita, il problema sia questo o sia piuttosto quello di scommettere in maniera più ottimistica sullo sviluppo che nei prossimi 30 anni è previsto all’1,4%. Mentre per quanto attiene al capitolo del rapporto con le autonomie locali la UIL auspica una condivisione di obiettivi economici costruiti attraverso la concertazione con l’ANCI, l’UPI, UNCEM e Conferenza delle Regioni.

Tutte le proiezioni nei prossimi 50 anni contenute nel DPEF danno un previsione di sviluppo del paese e del tasso di occupazione che contraddice tutti gli impegni dell’Agenda di Lisbona. Un esempio per tutti: l’Agenda di Lisbona prevedeva al 2010 un tasso di occupazione del 70% della forza lavoro mentre nel DPEF si prevede il 67.8% al 2050. L’unica discontinuità affermata nel DPEF è quella relativa al cosiddetto scalone con il suo superamento.

Sarebbe stato più utile invece eliminare iniquità ed ingiustizie da esso provocate e procedere al suo superamento in maniera graduale e progressiva.. Nel DPEF non si fa cenno al secondo modulo fiscale varato dal precedente governo che regalava risparmi per 6 milioni di euro ai redditi sopra i 100 mila euro anno. La UIL ne chiede il superamento. Non si affronta il tema della tassazione delle rendite, e non vengono presi impegni sul recupero del fiscal drag.

Come non viene affrontato un altro tema che a noi pare decisivo se si vogliono realmente introdurre elementi di equità; quello relativo all’equiparazione della no tax area tra pensionati e lavoratori dipendenti, ponendo fine ad una ingiustificata differenziazione tra i 7000 euro l’anno per i pensionati e i 7.500 per i lavoratori dipendenti. Il DPEF non affronta un altro tema per noi importate, che è quello relativo alla tassazione del TFR in riferimento all’attuazione della clausola di salvaguardia che ha colpito le liquidazioni più basse a partire dal 2003.

Un’altra contraddizione eclatante è riferita al Pubblico Impiego che, nella parte relativa alla valutazione economica, usufruisce dell’indennità carsica contrattuale fino al 2011, mentre nel capitolo relativo alle funzioni dello stato si auspicano dei rinnovi contrattuali in grado di dare nuove risposte e più efficaci forme di riconoscimento del merito.

In conclusione, la UIL ritiene che sia necessario avviare sin da subito un confronto serrato di concertazione, al fine di superare i limiti che abbiamo individuato nel DPEF e costruire una legge finanziaria adeguata a rispondere alle attese del paese che sono quelle che abbiamo ripetutamente indicato: una politica di sviluppo e di crescita, sostenuta da investimenti e da una ridistribuzione delle risorse attraverso la politica fiscale.

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