UIL: politiche fiscali e previdenziali | Novità nel sito
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Fisco e previdenza

COMUNICATI STAMPA

Intervento del Segretario Confederale della UIL Domenico Proietti all’audizione delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato sugli orientamenti di politica previdenziale presenti nel DPEF

Alla luce del DPEF varato dal Governo in questi giorni ci risulta difficile dare una valutazione definitiva per quanto riguarda gli interventi previsti sul sistema previdenziale. Il Documento di programmazione economica e finanziaria rimarca infatti la necessità di un’azione sulla spesa previdenziale senza peraltro specificarne modalità e contenuti. In assenza di informazioni più precise e di un confronto sul merito, ribadiamo quindi che la spesa previdenziale non può essere considerata una semplice voce di costo da tagliare senza valutazioni approfondite e concertate. Valutazioni che non possono tra l’altro prescindere da una divisione netta dei conti della previdenza da quelli dell’assistenza. Non è un nostro capriccio o una mera operazione contabile ma una necessità di chiarezza affinché ci si assuma, una volta per tutte, la responsabilità nelle scelte di solidarietà, scelte che sono un dovere civico del Paese non una spesa da tagliare. In questo modo, con i dati reali disponibili, saremmo certamente in grado di valutare gli effetti positivi della riforma Dini sin da subito, già oggi, con proiezioni al 2050 che ci dicono come la spesa previdenziale italiana, grazie a quella riforma, al senso di responsabilità del sindacato e ai sacrifici fatti dai lavoratori, risulti essere tra le più stabili nel tempo. Dato confermato dallo stesso Governatore Draghi che prevede una crescita della spesa previdenziale nei prossimi decenni di circa 1,2 punti percentuali del PIL. Una previsione che non giustifica gli allarmismi lanciati da più parti in questo periodo. Ricordiamo che l’allarmismo, le dichiarazioni che si rincorrono giorno dopo giorno e gli annunci di finanziarie e di provvedimenti “lacrime e sangue”, non aiutano di certo la ripresa e hanno già fatto parecchi danni spingendo migliaia di lavoratori ad andare in pensione, in un fuggi-fuggi che non giova a nessuno. Si prosegua quindi sul solco della legge Dini senza stravolgimenti. La previdenza negli ultimi dieci anni è stata toccata quattro volte, ora il sistema ha bisogno di assestarsi. Su quel solco poi gli adeguamenti che si renderanno necessari saranno fatti senza strappi, con la concertazione e il dialogo con le forze sociali del Paese, in modo progressivo e graduale, anche nella stessa abolizione dello scalone del 2008. Non abbiamo mai posto veti aprioristici. Siamo aperti al confronto anche sull’innalzamento dell’età pensionabile purché tale innalzamento sia assolutamente volontario e lasci la scelta al singolo lavoratore. Agire su un innalzamento obbligatorio, più che mai con il sistema contributivo, non ha infatti alcun senso. Non ha senso trattare i lavoratori tutti allo stesso modo senza considerare i lavori usuranti, tanto più se consideriamo che, già oggi, l’età media di pensionamento si assesta sui 59 anni e 8 mesi. Possibile è invece un discorso incentivante alla permanenza sul posto di lavoro se fatto però in accordo anche con i datori di lavoro che non sempre sono disponibili e, soprattutto, lasciando piena libertà di scelta al lavoratore. Avere infatti un mercato del lavoro flessibile e un’età di pensionamento eccessivamente rigida appare quantomeno contraddittorio. Il tasso di sostituzione delle pensioni pubbliche ha subito già una riduzione significativa. Una politica di sviluppo, come quella che l’esecutivo dichiara di voler perseguire, non può invece in alcun modo prescindere da interventi qualificati sul Welfare e da una valutazione di sistema che comprenda anche, ma non solo, la previdenza. Non si può agire solo su un pezzo come fosse separato dal resto. Invece di tagliare la spesa sociale si difenda invece il potere d’acquisto delle pensioni, attraverso l’adeguamento delle stesse ad una variazione dei prezzi che utilizzi finalmente un paniere di beni e servizi rispondente realmente ai consumi delle persone anziane. Si rafforzino le pensioni più basse riconsiderando il sistema di indicizzazione. Apprezziamo da questo punto di vista che il Governo dichiari di voler rilanciare la previdenza complementare anticipandone l’entrata in vigore. Allo stesso tempo però ribadiamo che, prima ancora di discutere sull’anticipo del decreto 252 di riforma del TFR, c’è bisogno di risolvere i problemi ancora aperti in materia. Va trovata insieme alle parti sociali una soluzione per le compensazioni alle imprese, va ridiscussa la fiscalità per rendere veramente appetibile l’adesione ai Fondi pensione, va assicurata una governance e un controllo sul sistema che rassicuri e garantisca tutti. I ritardi in questo campo li stanno pagando i lavoratori. I lavoratori del Pubblico Impiego, fatta eccezione per la scuola, sono ancora esclusi dalla partita con pesanti ricadute sui livello pensionistici futuri di una categoria così importante, con tutte le ripercussioni sociali che ne derivano. Anche gli atipici aspettano soluzioni che non li penalizzino ulteriormente. Il programma di Governo era originariamente quello di elevare i contributi previdenziali per il lavoro intermittente prevedendo, allo stesso tempo, un intervento ad integrazione a carico della fiscalità generale. Si faccia chiarezza su questo e sulle reali intenzioni di governo. Ci attendiamo una riapertura quindi del confronto con le parti sociali sulla previdenza integrativa per mettere a punto la macchina, per dirla con le parole usate dal Ministro Damiano in più occasioni. Questo non significa buttare tutto il lavoro fatto sino ad oggi, anche dal precedente Governo, semmai vuol dire completarlo e, ove possibile, migliorarlo. Come UIL ovviamente chiediamo che la previdenza complementare non si trasformi in un business per nessuno. Anche gli accordi fatti precedentemente tra Governo e sistema bancario per garantire l’accesso al credito alle imprese che perdevano la disponibilità del TFR, sembrano più favori alle banche che strumenti al servizio del sistema. La strada non sia questa ma sia invece quella di garantire livelli pensionistici complementari adeguati a colmare la riduzione del tasso di sostituzione che soffre invece il sistema pubblico. Anche sulla riduzione del cuneo fiscale siamo disponibili a discutere modalità e contenuti di provvedimenti che si muovono in tal senso, purché non si agisca riducendo la parte dei contributi riguardante la previdenza. Chiediamo però maggiore prudenza nelle dichiarazioni e maggiore gradualità negli interventi. Recuperare in un anno un disavanzo accumulato in cinque anni è difficile e tale obiettivo non può comunque sacrificare la politica sociale dell’esecutivo. Il Governo intraprenda quindi con convinzione la strada della concertazione, stabilendo insieme obiettivi comuni da perseguire ognuno nella propria responsabilità perché, nel corso della sua storia e nei momenti più difficili del Paese, il sindacato ha sempre dimostrato di saper coniugare gli interessi dei lavoratori con gli interessi nazionali.

Domenico Proietti, Segretario Confederale UIL

Roma, 19 Luglio 2006

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