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Fisco e previdenza

COMMENTI

Valutazioni UIL sui provvedimenti di natura previdenziale previsti in Finanziaria 2007

Sul versante della Previdenza la Finanziaria messa in campo dal Governo è per molti aspetti coerente con i principi fissati nel memorandum d’intesa tra Governo e CGIL, CISL e UIL, per altri presenta però alcune contraddizioni che vanno ulteriormente approfondite e affrontate.

In particolare solleva molte perplessità la destinazione al costituendo Fondo Inps di una quota pari al 50% del TFR non destinato alla previdenza complementare.

Il provvedimento presentato prevede infatti che, dal 1° gennaio 2007, una quota pari al 50% del cosiddetto TFR inoptato vada a finanziare un Fondo costituito presso l’Inps per conto dello Stato. Il gettito viene stimato in circa 5 miliardi e dovrebbe essere destinato agli investimenti e ad altri interventi.

Va specificato che il Trattamento di fine rapporto è risparmio differito del lavoratore costituzionalmente protetto.

Qualsiasi utilizzo dello stesso deve perciò essere concordato con le parti sociali e attentamente valutato.

Peraltro, sul fronte riguardante le imprese, si prevedono compensazioni non convincenti per la perdita di disponibilità del trattamento di fine rapporto.

Quella liquidità dovrà essere infatti sostituita  dall’impresa con il ricorso al sistema bancario che ha costi ovviamente diversi. Il fondo di garanzia che il decreto 252 aveva previsto serviva appunto per compensare questo costo ulteriore.

Ora il fondo di garanzia è stato sospeso ed è in attesa di una nuova definizione e, al momento, le uniche compensazioni previste in Finanziaria per le imprese sono quelle riguardanti il taglio di alcuni oneri contributivi riguardanti assegni familiari, maternità e disoccupazione.

Il costo di questa operazione di “sconto” contributivo dovrebbe aggirarsi intorno ai 455 milioni di euro per il 2008.

E’ apprezzabile l’anticipo della partenza, al 1° luglio del 2007, della previdenza complementare ma senza un sistema compensativo adeguato il pericolo è di minarne il decollo, soprattutto nelle piccole imprese che rappresentano la maggior parte del mercato del lavoro.

In quel tipo di aziende infatti, nelle quali il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore è molto stretto e immediato, bisogna che ci sia una condivisione bilaterale degli obiettivi e che una parte non ostacoli il pilastro integrativo.

Bisogna puntare sulla previdenza complementare e per farlo il coinvolgimento deve essere di ampio respiro e comprendere Governo, sindacati e datori di lavoro.

Sul fronte dell’informativa istituzionale per la previdenza integrativa è apprezzabile lo stanziamento dei fondi previsto.

Il provvedimento prevede infatti 17 milioni di euro da utilizzare solamente per il finanziamento di campagne informative intese a promuovere adesioni consapevoli alle forme pensionistiche complementari e per gli oneri legati alle procedure di espressione delle volontà dei lavoratori sulla destinazione del TFR.

Visto l’anticipo dei tempi di partenza della complementare all’estate del 2007, deve essere chiaro che tale anticipo non può prescindere da una campagna di informazione, istituzionale e non, seria e il più possibile completa.

E’ lo stesso meccanismo del silenzio-assenso che richiede infatti che, nei sei mesi destinati alla scelta, siano messi a disposizione del lavoratore tutti gli strumenti per operare una scelta libera e consapevole.

Per quanto riguarda gli Enti previdenziali riscontriamo invece intenzioni poco chiare all’interno del testo di Finanziaria. Con le parti sociali si era concordato di valutare il progetto di riordino degli Enti previdenziali successivamente alla legge finanziaria e con provvedimenti legislativi più ragionati e concordati.

Nel testo troviamo però dei richiami, precisamente nell’articolo 47 del provvedimento in oggetto, a provvedimenti da attuare tramite regolamento per la razionalizzazione degli Enti. Non ci sembra che il regolamento sia lo strumento più idoneo per attuare un cambiamento così importante e di cruciale importanza per gli utenti-lavoratori iscritti.

Lo stesso discorso va fatto per quanto riguarda l’abolizione prevista in finanziaria, all’articolo 43 del testo, dei comitati centrali regionali e provinciali dell’INPS e i comitati di vigilanza delle gestioni dell’INPDAP. Abolire in finanziaria tali soggetti non ha senso visto che una razionalizzazione più generale degli interi organi andrà pensata successivamente e con procedimenti di ben altra natura e respiro.

La manovra del 2007, inoltre, lascia aperte le finestre previste nel 2007 per il pensionamento di anzianità, la cui chiusura avrebbe portato un risparmio esiguo e avrebbe invece penalizzato i lavoratori che avrebbero maturato i requisiti quest’anno.

Viene poi innalzata dello 0,30% (dal 32,7% al 33%) per i lavoratori dipendenti l’aliquota contributiva di finanziamento e le aliquote contributive di commercianti e autonomi che vengono unificate e passano al 19,5% nel 2007 e al 20% nel 2008 con una riduzione contributiva prevista di tre punti per i collaboratori fino al ventunesimo anno di età.

Anche per i parasubordinati ci sono importanti novità. I contributi previdenziali per questa categoria di lavoratori vengono portati al 23% e, per gli apprendisti, si innalzano al 10% della retribuzione imponibile a fini previdenziali.

Previsto anche un prelievo triennale del 3% sulle pensioni sopra i 5.000 euro mensili.

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