Conferenza Nazionale per la Energia Sostenibile
6 novembre 2006.
Il quadro generale che ci è stato prospettato nella Relazione introduttiva nonché negli interventi che mi hanno preceduto è assolutamente condivisibile.
Ma vorrei con questo mio intervento spostare l’ottica dalla prospettiva futura a quella più immediata, che ci si prospetta domani mattina, anzi già oggi per domani.
Il tema fondamentale che si trova davanti oggi il Paese è quello dello sviluppo della nostra economia; si prevede una crescita del PIL dell’1,4% quest’anno, dopo periodi a crescita zero, ma non ci si può nascondere che rimaniamo agli ultimi posti nella crescita in Europa, e che questa viaggia alla metà della velocità degli Stati Uniti, che arrancano anch’essi rispetto ai tassi a due cifre delle tigri asiatiche.
Il raffronto relativo è quello che realmente conta.
Perché si rammenta questo? Perché l’energia è il motore (certo non esclusivo) dello sviluppo; il nostro bisogno di energia cresce di circa il 5% all’anno e noi importiamo quasi l’85% del nostro fabbisogno.
A ciò si aggiungono i problemi del protocollo di Kyoto che ci obbligano, per quanto riguarda l’industria a ridurre le nostre emissioni del 6,5% entro il 2012, mentre se ne registra sin qui non una diminuzione, bensì invece un aumento del 13%.
In questa situazione il tema dell’energia diviene di una rilevanza primaria e di una urgenza assoluta.
Anzitutto per un Paese che non è produttore, ma importa dall’estero, è indispensabile una seria iniziativa di riduzione dei consumi.
Il primo intervento deve, quindi, essere quello del risparmio energetico, sia di tipo passivo (es. edifici) che attivo (macchine ad alta efficienza e minore consumo) che vanno incentivati con decisione.
Primi accenni di questo processo sono contenuti nella legge finanziaria nonché nei decreti che ad essa sono collegati; occorre proseguire con maggiore impegno e con una visione generale che faccia del risparmio e della efficienza energetici il comune denominatore di ogni iniziativa e, più in generale, del nostro modello di sviluppo.
Vi è poi il tema della diversificazione delle fonti energetiche.
E’ indispensabile sfuggire alla trappola della mono-fonte di energia (il gas) utilizzando invece tutte quelle disponibili.
Senza preconcetti, anche nei confronti delle risorse che la tecnologia rende disponibili con minori costi e maggiori tutele sul piano ambientale (es. carbone).
Mentre il tema del nucleare (anche se non devono esservi pregiudiziali e la tecnologia sta facendo passi avanti) ci appare oggi fuorviante per i problemi di ordine politico-sociale, per i suoi costi non competitivi nella fase di istituzione e soprattutto per la problematicità delle scorie, cui non si è ancora data risposta che sia accettabile.
Ma, soprattutto, sul piano della diversificazione e della necessità di essere meno dipendenti dall’estero, c’è tutto il campo delle fonti rinnovabili di energia, che vanno intraprese ed incentivate con decisione, anche per il loro carattere diffuso (fotovoltaico ed eolico) e che possono dare anche risposte (es. biomasse) al fenomeno dell’abbandono di settori produttivi (agricoltura) essenziali per l’assetto del Paese.
Anche in questo campo i provvedimenti recenti assunti in Finanziaria, ma non solo anche in provvedimenti normativi e regolamentari, mostrano una inversione di tendenza rispetto al passato, ma non sono sufficienti e vanno incrementati.
Soprattutto occorre uscire dalla episodicità; ci si trova davanti sovente ad atti scollegati o parcellizzati, se non in alcuni casi, soprapposti o peggio in contrasto l’uno con l’altro.
E’ indispensabile secondo noi impostare un Piano Nazionale dell’Energia che non sia un libro dei sogni ma evidenzi, con chiarezza, necessità e priorità e che si fondi in maniera pervasiva sui concetti di risparmio e di efficienza, nonché di diversificazione sostenibile, come motori per lo sviluppo.
Le tematiche ambientali costituiscono la nuova cartina di tornasole a cui occorre sottoporre le iniziative produttive e sociali in una logica non di vincolo ma di opportunità per la nostra economia e la nostra società.
In questo quadro occorre sgomberare il campo da tutto ciò che potrebbe portare al rifuito delle problematiche ambientali, ad esempio sul piano del lavoro.
La proposta di inserire tre le causali degli ammortizzatori sociali le cause ambientali (riconversioni e ristrutturazioni aziendali ecc.) va in questa direzione e va secondo noi seriamente presa in considerazione.
Vi è infine una considerazione che ci pare assolutamente clamorosa.
Vi è una problematica di prezzi che non può essere ignorata.
Importiamo l’85% delle risorse energetiche, non abbiamo risorse nostre, in molti casi abbiamo carenza di energia, eppure le aziende del comparto continuano a fare utili, in alcuni casi, nell’ordine di miliardi.
Noi vogliamo che i risultati vadano a investimenti e riduzione di costi e che, seppure in un quadro di apertura del mercato, vi sia comunque un equilibrio sui prezzi e tariffe, da assicurare, con particolare attenzione alle fasce più deboli ed alle categorie più esposte.
Saremo altrimenti di fronte a quanto già successo in altri campi in cui la liberalizzazione ha voluto dire essenzialmente privatizzazione dei monopoli che, in un comparto vitale quale quello dell’energia, sarebbe esiziale, per la nostra economia e per l’ambiente e per i lavoratori e cittadini tutti.