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I documenti unitari

DPEF - DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICA
E FINANZIARIA

Documento DPEF 2007-2011

Audizione Commissioni Bilancio di Bonanni (Cisl) Maulucci (Cgil) Foccillo (Uil)
del 14-07-2006

Gli andamenti tendenziali dell’economia e della finanza pubblica contenuti nel Dpef 2007-2011 confermano la gravità della situazione in cui versa l’economia italiana.

Malgrado la recente ripresa congiunturale l’Italia resta alla coda dell’area dell’Euro. A fronte di una crescita media dell’Eurozona stimata al 2 per cento, il Pil italiano il prossimo anno dovrebbe attestarsi all’1,5 per cento per poi scendere all’1,2 per cento nel biennio 2008-2009 e all’1,3 per cento nel biennio 2010-2011.

Per imboccare un sentiero di crescita più dinamico di quello tendenziale occorre, quindi, uscire dalla crisi strutturale di produttività e di competitività che attanaglia il Paese da molti anni.

Anche il quadro della finanza pubblica si presenta molto preoccupante. Il rapporto tendenziale deficit-Pil si colloca in via tendenziale intorno al 4 per cento per tutto il periodo di previsione con l’avanzo primario che tende allo zero e il debito che riprende a crescere.

CGIL, CISL e UIL condividono, pertanto, l’intenzione del Governo di agire simultaneamente sul fronte del risanamento, dello sviluppo e dell’equità. Senza crescita nessun risanamento è possibile: risanamento e sviluppo devono procedere insieme per rinnovare il sistema produttivo e migliorare le condizioni di vita di coloro che hanno più sofferto la crisi economica degli scorsi anni.

Una sfida di tale portata non si vince senza quella politica di concertazione di mobilitazione sociale che ha consentito il superamento della drammatica crisi degli anni ’90 e che, dopo essere stata accantonata la scorsa legislatura, ancora non si è affermata con sufficiente forza.

A tal fine CGIL, CISL e UIL ribadiscono la necessità dell’apertura della sessione di politica dei redditi prevista dal Patto del luglio 1993 e l’urgenza di specifici tavoli di confronto che preparino la Finanziaria 2007.

CGIL, CISL e UIL condividono la volontà del Governo, già manifestatasi con l’approvazione del decreto legge del 30 giugno scorso, di porre mano alle liberalizzazioni per ridurre le zone di rendita che caratterizzano ancora parti molto ampie di servizi alle imprese e alle famiglie. Occorre, infatti, riaprire la nostra economia a dinamiche innovative e innalzare così il livello del Pil potenziale oggi particolarmente depresso.

Gli interventi in merito alle politiche per la crescita delineati dal DPEF sono ampiamente condivisibili: occorre però individuare le priorità su cui concentrare le scarse risorse disponibili. Tali priorità dovranno, inoltre, essere realizzate con maggiore intensità nel Mezzogiorno e nelle aree depresse. Al tal fine CGIL, CISL e UIL ritengono che, in primo luogo vadano ripristinate le necessarie risorse per il co-finanziamento dei fondi strutturali spostate dalla Finanziaria 2006 al 2009 e quelle per le aree sottoutilizzate.

CGIL, CISL e UIL ritengono che la correzione degli andamenti negativi di finanza pubblica debba essere affidata innanzitutto a un sistema fiscale più equo ed efficiente che riduca drasticamente l’area dell’elusione e combatta con estrema decisione l’evasione fiscale. La normativa fiscale approvata con il decreto sulla manovra bis vanno nella giusta direzione. CGIL, CISL e UIL chiedono che già in sede di conversione del decreto legge vengano introdotte norme per innalzare le aliquote sulle rendite finanziarie e i guadagni di capitale, venga reintrodotta l’imposta di successione sui grandi patrimoni e ripristinata la progressività dell’imposta.

CGIL, CISL e UIL ritengono che l’aumento di gettito derivante da un fisco più equo e progressivo e, soprattutto, dal contrasto all’evasione fiscale possa contribuire al risanamento della finanza pubblica in modo determinante, evitando compressioni della spesa pubblica e riduzioni del reddito disponibile delle famiglie, mentre ai pensionati va applicata la no-tax area parificandola a quella del lavoro dipendente.

In tal modo potrà altresì essere finanziata la riduzione del cuneo fiscale a beneficio delle imprese e dei lavoratori.  Tale riduzione dovrà essere funzionale alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro (giovani, donne e gli ultracinquantenni espulsi dai processi produttivi) e al riposizionamento strategico del nostro modello di specializzazione produttiva.

Accanto al sostegno selettivo e qualificato all’offerta, va potenziata e sostenuta la domanda, attraverso interventi che, sul piano fiscale e tariffario realizzino una marcata equità redistributiva verso i redditi da lavoro dipendente e pensioni.

Anche a tal fine è di fondamentale importanza che il Governo non ceda alle pressioni che le varie corporazioni che si sentono colpite dal Decreto Bersani stanno esercitando: gli effetti di questa misura infatti si traducono in riduzione di costi di numerosi servizi e dunque significano per noi strumento di tutela del potere d’acquisto di retribuzioni e pensioni.

Gli interventi sulla spesa pubblica relativi ai comparti degli enti locali del pubblico impiego, della sanità e delle pensioni dovranno essere caratterizzati da investimenti per migliorare la qualità e l’efficienza e da interventi di riduzione degli sprechi.

CGIL, CISL e UIL ritengono che le funzioni di solidarietà del welfare non vadano ridotte, ma rinnovate e rafforzate. Chiedono, pertanto, l’avvio di un processo riformatore di medio-lungo periodo per qualificare il welfare e le amministrazioni pubbliche. 

Si tratta, per esempio, di introdurre innovazioni per sostenere l’invecchiamento attivo, per favorire l’innalzamento del tasso di attività dei giovani e delle donne e di rendere più sostenibile il sistema sanitario e assistenziale attraverso la copertura del Fondo per la non autosufficienza.

Si tratta altresì di migliorare l’efficienza e la produttività delle amministrazioni pubbliche centrali e locali e di delineare un nuovo Patto di Stabilità interno condiviso e fondato sull’attuazione del Federalismo fiscale. In questo quadro va valorizzato il lavoro pubblico, sia attraverso il riconoscimento di certezze sui rinnovi contrattuali, sia impostando un organico processo di riorganizzazione nel quale sia visibile il ricambio generazionale.

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