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EDITORIALI

Salvaguardare il reddito dei lavoratori e dei pensionati

Di Antonio Foccillo

Come ogni anno si è aperto anche quest’anno il rito della Finanziaria. Ancora una volta si deve denunciare la mancanza di una vera concertazione e soprattutto il fatto che, mentre con le ooss si instaura un confronto molto rigido, giacché si fa pesare la situazione economica del paese per non permetterne il cambiamento dei contenuti, dall’altra si assiste, nella discussione fra le forze politiche di maggioranza, ad una vera trattativa il cui risultato è una sostanziale modifica dell’impostazione iniziale.

Sul piano generale, si può oggettivamente dire che la dimensione della manovra è più limitata rispetto a quelle del passato, contiene alcuni elementi positivi quali gli investimenti nella ricerca, nelle infrastrutture e nelle persone. Allo stesso tempo, però, essa suscita delle preoccupazioni, soprattutto per quel che riguarda la pressione fiscale sui redditi da lavoro e da pensioni. Per entrare nel dettaglio, bisogna convenire che la questione più importante è il sostanziale mantenimento delle somme da destinare ai non-autosufficienti ed agli incapienti. Pur riconoscendo che questo finanziamento è un piccolo aiuto aggiuntivo, lo valutiamo comunque positivamente insieme alla riduzione della tassazione sulle abitazioni, effettuata attraverso gli interventi su ICI e affitti.

In tal modo il Governo tiene conto del fatto che la casa, oggi, è fra le priorità delle famiglie italiane. La recente crisi dei mutui sub-prime americani ci ha fatto intravedere cosa può succedere in questi casi e come possa essere stravolta la vita dei lavoratori e delle loro famiglie. Esiste, poi, un problema a livello nazionale, relativo al comportamento delle banche che, nonostante la crisi dei subprime, continuano a indirizzare la clientela prevalentemente verso mutui a tasso variabile invece di quelli a tasso fisso, che li pone in pericolo a causa di onerosi e continui aumenti, in parte causati anche dalle scelte autonomamente determinate dalla BCE, che, molto attenta alla stabilità monetaria, spesso aumenta il costo del denaro, ignorando del tutto la realtà delle famiglie, che non hanno quasi mai la possibilità di conoscere con esattezza l’importo delle prossime rate e la competività delle imprese europee alle quali il super-euro taglia le residue capacità di export. Fra le parti positive, c’è il mantenimento delle detrazioni per interventi di ristrutturazione edilizia e del bonus fiscale per la riqualificazione energetica degli edifici, che può servire ad alimentare i consumi e salvaguardare l’occupazione. Non abbiamo nulla in contrario, poi, sulla riduzione delle aliquote Ires e Irap che è in linea con la precedente riduzione del cuneo fiscale. Speriamo solo che questi interventi possano liberare realmente risorse da destinare agli investimenti ed all’occupazione. Al contrario bisogna lamentare ancora la mancanza di interventi sulla tassazione dei lavoratori dipendenti. Già una riduzione doveva essere fatta nella scorsa finanziaria per compensare il taglio del cuneo fiscale concesso alle imprese, ma ciò non è avvenuto e neppure oggi si interviene sui redditi dei lavoratori e sulle pensioni che rischiano ancora una volta di vedere ridotto il loro potere d’acquisto, nonostante nuovi interventi di riduzione della tassazione per le imprese. Credo che tutti siamo d’accordo che le scelte di fronte cui si trova il Paese, a prescindere dalle singole posizioni politiche e ideologiche, sono due. La prima riguarda certamente lo sviluppo, attraverso investimenti e aiuti alle imprese al fine di produrre ricchezza e favorire l’occupazione. Dall’altro lato, però, non possiamo non considerare l’altra leva, cioè l’aumento dei consumi, che passa attraverso un incremento del reddito sia da lavoro, sia da pensione. Ormai questo è un problema riconosciuto e analizzato da vari operatori, non ultimo il Governatore della Banca d’Italia, che convergono con le analisi del sindacato le quali, da tempo, hanno evidenziato che il salario degli italiani cresceva a ritmi più lenti dell’inflazione tanto da attestarsi ai livelli più bassi d’Europa. Nella premessa alla finanziaria leggiamo che anche per quest’anno si prevede il mantenimento del livello di tassazione di tali redditi intorno al 43 per cento circa; da uno studio che abbiamo condotto é emerso che, prendendo ad esempio il salario medio di un operaio dell’industria, fra il 2000 ed il 2006 vi è stata una riduzione, anche se minima, del prelievo fiscale. Nel 2007, ipotizzando che vi sia l’accordo del rinnovo contrattuale e che la crescita del salario lordo nominale sia del 3% si avrebbe, al netto delle imposte e dei contributi, un aumento netto di un punto percentuale; ma, se consideriamo anche l’aumento dell’aliquota contributiva dello 0,3%, delle tasse comunali e regionali ed infine quello dell’Irpef, si verifica che al posto di una crescita salariale reale netta si ottiene addirittura la perdita di circa 1 punto percentuale. Per questo fra le tante proposte correttive, emerse dal dibattito, non solo sindacale, si possono individuare vari strumenti di intervento. Il primo, quello del fiscal drag, che è sempre posto all’attenzione, ma non trova mai soluzione. Il secondo é quello delle riduzioni delle aliquote, che abbiamo già sperimentato e che, però, non risolve completamente il problema, perché così facendo si interviene su tutti i redditi compresi quelli più bassi, che a volte sono anche quelli che contribuiscono maggiormente all’evasione. Non vorremmo che gli evasori fossero premiati anche con la riduzione di aliquota. Per questo continuiamo a chiedere che si intervenga solo sul lavoro dipendente. Si può prevedere un’ulteriore deduzione del reddito oppure la detassazione degli incrementi salariali. Noi insistiamo proprio su quest’ultimo aspetto e ripetiamo che andrebbero detassati gli aumenti salariali e per i pensionati, essendosi verificata anche una perdita del potere d’acquisto delle pensioni, si potrebbe innalzare la no-tax area. Inoltre, visto che qualcuno paventa un probabile esercizio provvisorio, quale ipotesi di un prosieguo della legislatura per gli eventuali risparmi indotti, ci preoccupa il futuro dell’accordo sul welfare del 23 di luglio. Infatti, i rischi sono tanti, sia per le modifiche che possono sorgere nel dibattito parlamentare e sia per la mancata approvazione della Finanziaria. Con ciò nessuno vuole disconoscere la sovranità del Parlamento, ma credo che nessuno vuole che si metta in discussione un accordo che è già stato approvato da milioni di lavoratori, che hanno votato nel referendum. Vi è poi un’altra controversia che riguarda i contratti dei pubblici dipendenti. Credo che sia eloquente l’atteggiamento del Governo, che si ripete costantemente negli anni, di procedere con estrema lentezza nel rinnovo dei contratti così da vanificarne qualsiasi eventuale beneficio economico per i lavoratori e soprattutto per scaricare i costi sulle risorse economiche stanziate per gli esercizi finanziari successivi.

Stavolta mi sembra addirittura di capire che i fondi per il rinnovo dei contratti pubblici prevedano la sola vacanza contrattuale, per il 2008, al 30% dell’inflazione, ma tutti sanno che se non si stipula entro sei mesi i benefici previsti vengono portati al 50%. Il Governo per essere coerente deve trovare i soldi in questa finanziaria e non nella prossima. Ultima questione la Sicurezza, è diventata una vera e propria emergenza fortemente sentita nel Paese. Noi crediamo che per fronteggiare l’emergenza le forze dell’ordine debbano essere messe in condizione di poter espletare il loro lavoro nel modo migliore. Devono poter incrementare la loro presenza sul territorio e ciò richiede non solo un maggior impegno del personale, ma anche adeguati stanziamenti economici. Non è poi secondario che il loro operato abbia un riscontro nella certezza della pena e nel sostegno economico con i rinnovi anche dei loro contratti.

Per adesso, perciò, il giudizio preliminare sulla finanziaria è che essa è ancora un insieme di luci e di ombre.

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