Di fronte ai dati dell’Istat di oggi che certificano lo stato di recessione dell’Italia ci sarebbe solo da sostenere che lo avevamo detto da tempo e, contemporaneamente, affermare lo stato di sconforto per l’assenza di interventi incisivi per rilanciare l’economia.
A questa notizia si aggiungono i dati dell’Ocse che confermano le nostre tesi di un potere d’acquisto dei salari e delle pensioni a livello bassissimo, tanto da essere inclusi all’ultimo posto nella classifica dei salari dei lavoratori europei.
Ma l’Istat conferma anche la crisi dell’intero mondo occidentale e la poca crescita dell’intera Europa.
Purtroppo non sarà quindi facile, né tantomeno rapido, quel processo di generale recupero globale dell’intera economia se si continueranno a proporre soluzioni temporanee, incerte e non vincolanti per combattere la speculazione che avviene sui mercati non regolati. È necessario coinvolgere, anche a livello internazionale, l’intero contesto economico, finanziario e produttivo, iniziando dal continente europeo.
Così come bisognerebbe anche, e soprattutto, individuare politiche rivolte allo sviluppo che ridiano prospettive ai settori produttivi e di conseguenza all’occupazione e all’aumento del potere di acquisto per lavoratori e pensionati. Quindi politiche non solo rivolte alla riduzione del debito e al controllo dell’inflazione, ma che essenzialmente, anche attraverso la leva fiscale, aiutino la ripresa dell’intera economia.
Roma, 21 dicembre 2011