Dopo il voto al Senato del 15 novembre u.s. in sede di finanziaria anche l’Italia ha la CLASS ACTION. Speriamo, dunque, favorendo la fiducia dei consumatori ed offrendo concretamente una dimostrazione di responsabilità sociale che anche la Camera dei Deputati confermi il voto del Senato.
La legge regola la possibilità di promuovere azioni collettive da parte di un gruppo di consumatori verso il comportamento scorretto di una impresa. E’ questa una battaglia condotta in questi anni dalla UIL e dall’ADOC.
Questo tipo di tutela, largamente in uso nei paesi anglosassoni ed in molti paesi europei da svariati anni, permetterà al cittadino di ottenere il risarcimento per i danni subiti dal comportamento di una azienda senza dover intentare una causa a titolo personale ma, bensì, in forma collettiva senza dunque dover sostenere costi troppo alti per far valere i propri diritti.
Il provvedimento legislativo presentato dal Ministro Bersani dopo un travagliatissimo iter, ed il rischio - denunciato dalla UIL - di accantonamento ha avuto una prima conclusione positiva.
Il testo si riferisce alla INTRODUZIONE DELL’AZIONE COLLETTIVA RISARCITORIA A TUTELA DEI CONSUMATORI ed è stato presentato il 27 luglio 2006. introducendo la procedura dell’azione collettiva nella nostra legislazione.
Questa tipologia di tutela infatti era assente nella nostra tradizione giuridica. Il ricorso alle azioni collettive risarcitorie è invece molto frequente nella tradizione statunitense dove l’attenzione al rispetto delle regole di mercato è molto forte a causa della specificità delle politiche liberiste storicamente adottate nell’area e che conferiscono ai “consumatori” un ruolo predominante nel controllo del mercato stesso.
In America oggi la Class Action rappresenta un vero e proprio terrore per le imprese. Infatti sono sufficienti piccoli difetti nel prodotto, danni alla salute o più semplicemente una pubblicità non trasparente per riuscire a mettere in ginocchio grandi imprese multinazionali. Le forti associazioni dei consumatori in sinergia con rampanti studi legali producono una politica di difesa dei consumatori estremamente avanzata.
Il ruolo degli avvocati è infatti determinante nello sviluppo del “consumerismo” che si è sviluppato grazie a le positive azioni legali intentate già alla metà negli anni 60 contro grandi imprese. Fu l’avvocato Nader che mise sotto accusa la General Motors accusandola di produrre un modello di Chevrolet che presentava difetti strutturali abbassando, dunque, i suoi livelli di sicurezza. Allora non esisteva la Class Action, ma la GM non immaginava di certo, trascinando l’avvocato in tribunale per diffamazione, di perdere la causa, dover risarcire l’avvocato ed aprire la via a riforme legislative sul tema della sicurezza.
Ma l’effetto più significativo fu l’emulazione da parte dei giovani avvocati rampanti dell’avv. Nader. L’”affare” delle cause civili per danni è oggi un America è oggi una delle grandi industrie.
Cerchiamo però di analizzare perché il ruolo dei consumatori è così forte.
In America il sistema giudiziario riserva alla giuria popolare un ruolo determinante nell’esito di una causa e dunque è assai sviluppata in questo Paese la propensione ad emettere verdetti in difesa dei cittadini più deboli.
C’è poi il ricorso alla Class Action, che consente ad una collettività di costituirsi parte civile. Tutti i consumatori che hanno acquistato un prodotto difettoso, hanno subito danni alla propria salute o hanno rilevato un danno ambientale , possono essere rappresentati come singola parte lesa e difesi da uno stesso studio di avvocati.
Inoltre l’iniziativa può essere presa da uno studio e pubblicizzata presso i consumatori al fine di raccogliere un numero di clienti sempre maggiore.
L’unione fa dunque la forza soprattutto quando il collante è un’altra peculiarità americana: la norma che permette agli avvocati di percepire una percentuale sul risarcimento ottenuto in favore dei propri clienti. E’ evidente come mai i più grandi studi legali americani siano oggi dalla parte dei consumatori.
Ancora in America poi è prevista dalla legge una indennità punitiva (punitive demage) che consiste nell’applicare una forte maggiorazione dell’entità del risarcimento a favore del consumatore leso con spirito “educativo”, cioè come deterrente a futuri comportamenti scorretti di quella impresa e buon esempio per le altre.
La cinematografia ci ha raccontato alcuni casi eclatanti che descrivono una cultura di difesa del consumatore avanzata e lontanissima dalle nostri prassi.
Questo approccio infatti non è ancora sufficientemente maturato nelle nostre tradizioni dove il diritto di essere tutelato in quanto “consumatore” non è ancora così radicato nella coscienza dei cittadini, nonostante il grande lavoro svolto dall’ADOC e dalle altre associazioni che operano ormai da anni nella difesa di tali diritti.
L’introduzione dunque di una legge che permetta il ricorso ad una azione collettiva risarcitoria è un passo fondamentale per adeguare diritti e doveri in una società che avanza e dove il “mercato”, per produrre benefici, deve essere governato da regole idonee.
L’azione collettiva può essere promossa dalle associazioni dei consumatori, dei professionisti e dalle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura che possono richiedere il risarcimento dei danni e la restituzione di somme dovute ai singoli consumatori o utenti interessati.
Gli eventuali atti illeciti sono quelli commessi nell’ambito di rapporti giuridici relativi a contratti, atti extracontrattuali, pratiche commerciali illecite o comportamenti anticoncorrenziali, sempre che ledano i diritti di una pluralità di consumatori o di utenti.
L’iter previsto prevede tre fasi: la prima di condanna nella quale il giudice fissa la misura del risarcimento, la seconda in cui di può ricorrere ad un accordo transattivo tra le parti nella forma della conciliazione giudiziale.
In caso di un mancato accordo ogni singolo consumatore può agire giudizialmente per l’accertamento in capo a se stesso dei requisiti individuati dalla sentenza. In questa fase le associazioni non sono legittimate a intervenire nei giudizi previsti.
Questo disegno di legge fa un po’ la sintesi di altre 5 proposte presentate sullo stesso tema nello stesso periodo.
Le diverse posizioni di concentrano su alcuni punti specifici:
Quest’ultimo aspetto è molto importante perché il riconoscimento del reato di “pubblicità ingannevole” ha permesso negli USA di intervenire in molti casi clamorosi costringendo molte aziende a modificare i propri comportamenti anche nell’ambito delle politiche di responsabilità sociale delle imprese (Nike) e dunque determinare risarcimenti in questo senso è un passo importante.
La UIL ha sostenuto l’azione svolta dall’ADOC per avere una legge che permettesse anche ai cittadini nel nostro Paese di ricorrere ad una azione collettiva a tutela dei consumi. La Class Action è una legge dovuta.
Sono quattro anni infatti che la UIL sollecita un quadro normativo a tutela dell’azione collettiva, uno strumento a tutela dei cittadini degno di un adeguato livello civiltà.
Ciò che è auspicabile è che non si contrappongano i soliti interessi trasversali ad ostacolare l’approvazione di una legge che, con il passato governo, non è riuscita a vedere la luce.
La Class Action è solo uno degli strumenti in linea con le politiche europee tese ad elevare i livelli di garanzia per i consumatori e paesi come la Francia e la Germania hanno adottato norme in tal senso già da tempo.
Arricchire dunque il Codice al Consumo con l’art 140 bis (quello appunto in cui si prevede l’azione collettiva) significa dare concretezza alle indicazioni europee più volte esplicitate della Commissione.
La UIL sottolinea l’importanza di non limitare l’ambito di applicazione a settori specifici, come in precedenza previsti dal precedente progetto di legge che introduceva la Class Action solo per i servizi finanziari. Ben conosciamo l’esigenza di forti tutele per i consumatori rispetto ad altri settori, quali la telefonia, l’energia, i trasporti ecc. Qui gli abusi sono ormai frequentissimi e troppo spesso non c’è risposta agli abusi denunciati.
Esiste sempre la possibilità di mettere in opera norme che limito i costi fissi, ma in linea di principio anche in questo campo è preferibile cercare di far funzionare al meglio il mercato senza snaturarlo con provvedimenti eccessivi.
Per quanto riguarda il tema della ampia discrezionalità assegnata al Giudice nel decidere se inquadrare o meno la causa nella Class Action è auspicabile lasciare fermi e applicabili al caso di specie i principi attualmente vigenti, inclusa la condanna per lite temeraria, che potrà applicarsi, all’esito del giudizio, alle Class Action promosse: questo consentirebbe inoltre di non stravolgere quanto già previsto nel nostro ordinamento.
Quello che ci auguriamo è che ancora una volta, come già accaduto in queste ore, non prevalgano giudizi affrettati o di parte sulla gestione della legge. La class action è una legge dovuta sia da un punto di vista di livello di civiltà ed adeguatezza di un Paese, ma anche e soprattutto perché in linea con quanto indicato più volte dalla stessa Commissione Europea nei documenti emanati in materia di protezione dei consumatori e risoluzioni di controversie in materia di consumo.
Il mercato è il motore della nostra società ed i consumi sono il suo carburante. E’ necessario però introdurre una gamma sempre più vasta di quadri normativi correttivi e di controllo per non permettere uno sviluppo deviato della nostra economia.
Le politiche intraprese dal Governo sul tema delle liberalizzazioni sembrano andare nel verso giusto, ma non vorremmo correre il rischio che la corsa alle riforme necessarie e, purtroppo tardive, che lamentano anni di assoluta assenza nelle politiche di Governo, non facciano tralasciare la definizione di tutte quelle normative necessarie che fanno da corollario fondamentale alla struttura economica che si va delineando. Chiediamo dunque attenzione al Ministro Bersani ricordando che una buona concorrenza si basa anche su norme efficaci che permettono al consumatore di tutelarsi e, di conseguenza, di scegliere in un mercato libero garantito però da regole certe.
Roma, 16 novembre 2007