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| Sindacato |
ristrutturazioni Nota CGIL, CISL e
UIL sulla comunicazione COM (2005) 120 CGIL CISL UIL condividono pienamente i commenti della CES in merito alla Comunicazione della Commissione “Ristrutturazioni e occupazione” COM (2005) 120. http://www.etuc.org/a/1530?var_recherche=Search Allo stesso tempo intendono sottolineare alcuni aspetti, peraltro già individuati dalla stessa CES, di estrema importanza per chiarire meglio la propria posizione. Attraverso questa Comunicazione, la Commissione sembra voler avviare la II fase di consultazione delle parti sociali in merito a due distinte questioni: le ristrutturazioni e i Comitati Aziendali Europei. Questi due argomenti, per la loro complessità, devono restare rigorosamente distinti, così come peraltro è stato nella prima fase di consultazione, perché le ristrutturazioni aziendali attengono una fase strordinaria e critica dell’azienda, mentre la struttura dei CAE ha per obiettivo quello di introdurre nella vita ordinaria dell'azienda pratiche e procedure di informazione consultazione preventiva dei lavoratori sulle decisioni aziendali. Su entrambi questi temi la Commissione ha già avviato, da tempo, come prevede l’art.138 del Trattato UE, una prima fase di consultazione, fase che, per le divergenti posizioni in campo delle parti sociali, non ha ancora prodotto un risultato positivo. Il documento rivela quindi una grave lacuna di proposta e di iniziativa politica della Commissione stessa, su entrambe le questioni, proposta che, ai sensi dell’art. 138 del Trattato UE, doveva essere formulata e sulla quale le parti avrebbero dovuto esprimere un parere o raccomandazione. In particolare, in merito alla revisione della Dir. 94/45, la CES dal 1999 ha avanzato sue precise proposte, anche attraverso due Risoluzioni del Comitato Esecutivo. Sulla base di queste proposte di modifica, la Commissione, a tutt’oggi, non ha prodotto un testo di revisione della Direttiva stessa. In modo analogo, sulle ristrutturazioni, manca una proposta effettiva della Commissione che possa permettere alle parti sociali di arrivare ad un parere o raccomandazione. Il documento quindi, viene meno, ad un fondamentale obbligo, formale e sostanziale, previsto dalle procedure di dialogo sociale, indicate nell’art. 138 del Trattato UE. CGIL CISL UIL condividono inoltre la nota tecnica della CES sulla Seconda fase di consultazione delle parti sociali, dove si evidenziano le questioni di incompetenza e illegalità. Da un punto di vista più generale, CGIL CISL UIL esprimono preoccupazione per l’orientamento della Commissione, che, facendo venire meno l’essenziale e fondamentale ruolo di proposta politica e normativa della stessa, distorce di fatto gli obiettivi e le finalità del Dialogo sociale. In questa ottica, infatti, il Dialogo sociale viene svuotato delle sue potenzialità e delle sue prorogative, rischiando di divenire strumento di un processo di delegificazione europea, volta a privilegiare la pratica delle “buone prassi” come elementi di una sempre più dilagante “soft law”, con conseguente svilimento delle relazioni contrattuali. Affrontare congiuntamente le due questioni - ristrutturazioni e CAE - , di fatto rischia di dimensionare il ruolo dei CAE che, nati come organismi di gestione ordinaria delle questioni societarie, divengono organismi legittimati prevalentemente alla gestione strordinaria delle ristrutturazioni. Al contempo si svilisce e si trascura gravemente il ruolo delle Federazioni europee e delle organizzazioni sindacali nazionali, che sono necessariamente coinvolte in questi processi. Per le ristrutturazioni aziendali va quindi definita una procedura che valorizzi il Dialogo sociale, che abbia al suo centro le Organizzazioni sindacali a tutti i livelli, europeo, nazionale e territoriale, e che possa essere arricchito dal contributo dei Comitati Aziendali Europei. Roma, 23 maggio 2005 |