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Politiche industriali

DISTRETTI INDUSTRIALI

I distretti industriali

Una peculiarità del sistema produttivo italiano è costituita, senza ombra di dubbio, dai distretti industriali Accendere un focus sui distretti è complesso ed esula dalle nostre finalità. Ci limitiamo ad indicare le principali caratteristiche e le tendenze più evidenti.

 In primo luogo: cosa hanno di particolare i distretti industriali tanto da indurre autorevoli studiosi ed eminenti uomini politici a definirli “l’unica innovazione socio economica che l’Italia abbia sviluppato e portato all’attenzione del mondo intero nel secondo dopoguerra?”

 Per usare un’espressione felice ed efficace “i distretti industriali sono il territorio che si fa fabbrica diffusa”. Ciò significa che, a differenza delle piccole imprese che lavorano per l’indotto, nel distretto industriale l’attività produttiva non è segnata da livelli gerarchici in cui la grande impresa decide e determina le modalità di presenza sul mercato. Al contrario, nei distretti industriali tutte le unità produttive partecipano, più o meno consapevolmente, non solo agli andamenti del ciclo produttivo, ma anche al funzionamento sociale, economico e politico del territorio di cui fanno parte: in genere le zone dei distretti  hanno un forte sviluppo della società civile ed un elevato “capitale sociale” basato sull’associazionismo diffuso, sulla buona amministrazione sulla collaborazione tra pubblico e privato.

Altra caratteristica è data da un modello organizzativo ad elevata flessibilità che consente una adattabilità maggiore alle fasi congiunturali. Ciò avviene  perché la specializzazione produttiva è anche frutto di capacità tecniche e di “un saper fare” in grado di comprendere rapidamente le innovazioni tecnologiche e di applicarle concretamente.

Questo quadro generale non deve impedirci di vedere le trasformazioni in atto nei distretti industriali. La prima trasformazione in ordine di importanza è quella relativa ai fenomeni di aggregazione delle imprese e all’emergere di imprese leader. Le spinte alla aggregazione sono generalmente provocate da singole crisi di impresa, mentre l’emergere di aziende leader, che pure mantengono un forte radicamento territoriale, rompe la tradizionale cooperazione nel sistema i imprese.

Questo fenomeno è in una fase di crescita, basti pensare i casi di Luxottica-Safilo-Marcolin nel Cadore, nell’occhialeria, a Marzotto e Benetton nelle rispettive aree nel Veneto o semplicemente al fatto che a Sassuolo, Pesaro, e Montebelluno cinque imprese più grandi coprono il 30% della produzione.

L’aspetto direttamente collegato all’emergere di imprese leader nei distretti è quello relativo alla delocalizzazione, fenomeno che rischia di impoverire il dinamismo e le interdipendenze tra le imprese presenti nei territori distrettuali.

A tale riguardo, però, non va sottaciuto il fatto che nei distretti censiti dall’ISTAT, 125 sono localizzati nel Nord-Est (35 nelle Marche)  che da tempo ha visto esaurire la “spinta propulsiva” basata su manodopera abbondante disponibile al lavoro: la Fondazione  Nord-Est ha calcolato che in assenza di politiche di accoglienza e di governo dei flussi migratori, tra venti anni la popolazione compresa tra 20 e 49 anni diminuerà di un milione. Contestualmente (e questo vale in generale) c’è il rischio che l’offerta giovanile di lavoro si senta meno attratta da mestieri tradizionali e da professioni “manuali”.

Infine, per molti distretti pesano le cosiddette diseconomie esterne, cioè l’inadeguatezza infrastrutturale, che si traducono in una complessiva perdita di competitività.

Nel corso degli ultimi anni il concetto di distretto ha subito importanti modifiche.

Diversamente che nel passato il distretto industriale non è identificabile semplicemente con un territorio e con la filiera che in esso opera. La legge 133/2008, al fine di sviluppare il sistema di imprese, attraverso azioni di rete, l’integrazione di filiera, lo scambio e la diffusione delle migliori tecnologie, stabilisce che è possibile la collaborazione tra realtà produttive appartenenti a regioni diverse.

Il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Economia emanerà un decreto in cui sono definite le caratteristiche e le modalità di individuazione delle reti di imprese e delle catene di fornitura. A livello nazionale, le reti di impresa e le catene di fornitura sono libere aggregazioni di singoli centri produttivi coesi nello sviluppo unitario di politiche industriali. D’altronde già nella finanziaria del 2006 erano previste delle disposizioni (peraltro ribadite nella 133/2008) che ribadivano il concetto che il distretto industriale si deve intendere una libera aggregazione di imprese articolare sia sul piano territoriale che sul piano funzionale.

Tutto ciò ha delle rilevanti conseguenze perché ai distretti produttivi vengono attribuite importanti funzioni contabili, fiscali ed amministrative. In ogni caso il processo di riforma dei distretti industriali è tutt’altro che concluso.

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